Annunci

Sull’epistemologia dei conflitti

Lei scrive:

Buonasera a tutt*
in questo contributo non entrerò nel merito dei contenuti intimi, densi e complessi sollevati dalla lettera di Sara né delle contraddizioni semantiche (e non mi permetto di dire esistenziali) richiamate in essa, ma sento la necessità di riflettere assieme sul metodo che dovrebbe sottendere i reciproci scambi, per mezzo di questa pagina, di pezzi di pelle, di vita, di pensieri, di respiri, di linguaggi e di posizioni.

Perché se di “violenza epistemologica” bisogna parlare senza cadere nella tentazione di liquidare questa critica come sterilmente provocatoria, e auto-segregarci in un silenzio rancoroso ed arrogante (o in un auto-bannatura come forma di protesta che esclude e delegittima tutti i punti di vista con un click), allora partiamo dal punto esatto in cui le cose potrebbero mutare e disinnescare la violenza a favore di una crescita collettiva: la zona del conflitto. Che è un’intercapedine creativa, sana, il luogo dove le contraddizioni si incontrano e collidono, dove le scintille dei reciproci (plurimi, multipli) bracieri possono dar vita a falò che scaldano, avvicinano e rischiarano, se si ha la forza – ed anche il nutrimento sociale, se volete – di restare lì, nel mezzo, per tutto il tempo che serve.

Perché se vuoi evitare la violenza devi affrontare il conflitto. E starci con serenità, senza accondiscendenza, ma con serenità. Se si nega il conflitto, se lo si tace e lo si rimuove, la violenza non incontrerà argini e farà male a qualcuno e a qualcosa. Se non si accetta il conflitto, se non si impara a stare nel conflitto, allora i reciproci linguaggi si faranno sovradeterminanti e censori. Ecco perché ho apprezzato moltissimo la scelta di pubblicare la storia di Sara, la risposta di Ethan, i commenti ed il post “Di violenze epistemologiche e transfobie” (che l’autrice ha voluto fosse cancellato ndb), e so che è stata una scelta generosa, aperta e importante.

A Sara non è stata fatta alcuna violenza da parte di AiM, né sottile né grossolana, perché il fondamento teorico, emotivo, culturale (epistemologico, appunto) della non-violenza risiede nell’esplicitazione del conflitto e nella scelta, questa sì tutta politica, di non tacere le storie altrui, anche quando queste creano squilibrio, smentiscono e compromettono le proprie certezze o riportano a linguaggi e posizioni per le quali ci si è innumerevoli volte già battuti e sfiancati . Violenza sarebbe stata negarle visibilità e agibilità. Violenza sarebbe stata, ugualmente, tacere da parte di AiM le legittime perplessità che la lettera di Sara ha portato con sé.

Portare alla luce le ambivalenze e nutrire lo scontro (ripeto:sano e creativo) attraverso un dibattito inclusivo, pubblico e aperto a tutti è stato, a mio parere, un modo intelligente di gestire il conflitto e allontanare la violenza. Di tutelare tutti.
Non riconoscere il peso ed il valore di una scelta che crea senso critico e smuove animi ed intelletti perché si posiziona nel luogo esatto che previene la violenza, non lasciando soli gli uni né gli altri perché agli uni e agli altri è data parola, è la delegittimazione mirata, consapevole e triste di chi vuole solo cristallizzare le dinamiche e non generare ulteriori saperi né, mi si permetta, sostenere Sara nella sua irriducibile rivendicazione. Non temete il conflitto. Siate sereni nello scontro.

A.

Leggi anche:

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: