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Il sesso non dovrebbe essere un dovere coniugale

Lei scrive:

Cara Eretica,

non voglio fare sensazionalismo e non mi piace che mi vedano come una vittima. voglio soltanto raccontare come ho vissuto due anni di stupri continuati in una casa che pure era la mia. lui era il mio compagno e io ero obbligata a fare sesso con lui tutte le volte che voleva, perché altrimenti erano sempre gran sensi di colpa e urla e litigi che volevo risparmiare a me stessa per vivere un po’ meglio. l’ho fatto spesso senza piacere, per dovere, per respirare. non è lo stupro violento che lascia tracce fisiche, ma è quello che per alcuni maschilisti dovrebbe anche essere legalizzato, in certi Stati infatti lo è e qui non è mica detto che ti credano. mi sono sempre chiesta, nel caso avessi avuto voglia di denunciare, che fine avrei fatto. mi avrebbero creduto? il condizionale è indispensabile perché sarebbe stata la mia parola contro la sua. le scuse sono evidenti: tu resti con lui, ci fai l’amore, dormi con lui, vivi e dimentichi e quello che ti sembra di subire non è che una tua proiezione. questo me l’ha detto uno che consideravo amico e anche la sua ragazza, tanto buona e comprensiva.

e non avevo mica chiesto di essere vittimizzata, o di essere vista come una donna povera e indifesa. soltanto mi era parso chiaro il dover mostrarmi almeno consapevole di quello che mi stava succedendo. la mia bassa autostima mi impediva di filare via, e penso che il danno fosse preesistente. ero così da prima, giacché forse, non fossi stata così, con lui non avrei mai voluto farci proprio niente. cos’è una proiezione in questo contesto? mi pare di vedere in lui mio padre? qualcuno che mi ha fatto del male? odio gli uomini o anche solo il sesso? eppure gli uomini mi piacciono e masturbarmi mi dà piacere e anche qui non corrispondo al cliché della donna vittima di stupro, se stupro volete chiamarlo. se fossi una vittima allora non avrei voglia di provare piacere, dicevo a me stessa. ma cosa fare se con lui non succedeva mai, a parte un po’ all’inizio, quando era più attento e io mi sforzavo di venire, sempre con grande frustrazione, perché lui sembrava non voler incontrare mai i miei desideri. nessuna sintonia.

allora perché ti ci sei messa insieme? perché continui a starci? ma poi, sapete, si fanno progetti, ho investito su quello che avevamo, ho messo soldi per pagare cose, case, un po’ tutto, e sarebbe da dividere a metà. ma poi dove avrei potuto ricominciare? con chi? non parlo di lavoro perché c’era. precario e poco retribuito ma l’avevo. non tanto da potermi permettere di vivere da sola ma mia madre abitava sempre lì e c’era ancora la mia stanza mai disfatta. avevo solo almeno voglia di farmi dire da lui che mi capiva, perché non è uno stupido e io so che sentiva e vedeva quello che succedeva. allora perché farlo? non per essere felice, non per quello, perché non lo era. come se in casa fosse un altro. fuori così amichevole con tutti e in casa rude e sentimentale solo per le grandi occasioni o quando voleva stare meglio con se stesso.

lo amavo, sapete? ed è difficile razionalizzare, in quelle circostanze, anche se sapevo che a sera sarebbe tornato a togliermi i vestiti, scostare la mutanda quel tanto che gli serviva per entrare e poi venire. non restavo incinta perché prendevo la pillola, ed era una scelta di comune accordo. se non servivo a fare un figlio allora dovevo accontentarmi di essere una discarica di spermatozoi il cui sforzo era vanificato? mi chiedevo se fossi io ad essere infelice e lui di conseguenza e se il nostro unico modo di sentirci assieme fosse un incontro in cui lui parlava solo con se stesso e non mi ascoltava, non sentiva, non percepiva la mia pelle, il mio desiderio, quello che mi mi sarebbe piaciuto fare. ho pensato che col tempo forse sarebbe potuto cambiare qualcosa, non perché io fossi incline a guarirlo, ma credevo fermamente di poter aggiustare il nostro rapporto. il bello è che se un giorno ero io ad afferrarlo forte spingendolo dentro di me, per farmi accarezzare, per non perdere la mia umanità, lui era a disagio, era evidente che si sentiva usato. allora perché non capiva che non poteva e non avrebbe dovuto usare me?

mi sono messa alla prova per vedere se la pelle sentiva ancora qualcosa e ho scopato con un collega su una scrivania di un buio sgabuzzino. mi è piaciuto ma non l’ho più fatto. per un po’ l’ho tenuto per me e poi l’ho detto al mio compagno. volevo dirgli quanto fosse grande la mia solitudine, quanto abbia avuto bisogno di parlarne e di sentirlo diverso. mi ha dato della troia e mi ha messo alla porta. la cosa assurda è che mi ha lasciato lui e tutta la famiglia, la mia e la sua, concorda sul fatto che la colpa è mia. lui è un bravo ragazzo, volenteroso, che non mi ha mai fatto mancare niente e che non meritava un tradimento simile. quello che penso oggi è che avrei dovuto farlo prima, perché forse era quello l’unico modo di interrompere la mia relazione. ci si lascia per colpa e non per acquisita consapevolezza. poteva solo finire così. lui a sentirsi vittima e io carnefice.

ho continuato a scopare con il mio collega. oggi abbiamo un figlio, una nuova vita, una casa, e lui non viene se non vengo prima io. il sesso è ascolto e non un dovere coniugale. qualcuno deve dirla questa cosa e dirla forte, affinché sentano le donne che ancora sono incastrate come lo ero io. a tutte loro auguro buona fortuna e coraggio, potete farcela.

Grazie

Fiore

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Comments

  1. È giusto.
    Per vari motivi io e mia moglie non riusciamo ad avere rapporti regolari, a volte passano dei mesi. Spesso perché è lei a non essere disponibile.

    Però ci parliamo, ne parliamo, sa che a me manca ma non l’ho mai obbligata a fare nulla, anzi: se lei mi dice che le dispiace, sono io a tranquillizzarla.

    Non mi piace e non voglio farlo, se lei non è lì con me anche con la testa.

    E niente, ci sono tante cose, oltre al sesso, in un rapporto di coppia.
    Primo fra tutti il rispetto.

  2. Mi chiedo però se come coppia abbiamo mai pensato di andare da un sessuologo per risolvere i loro problemi, o forse per lei il non desiderare far sesso non era un problema?
    Tuttavia il non voler far sesso con il proprio partner è pretendere che capisca, non è meno egoistico di chi pretende di avere un rapporto contro voglia.

    • Dove dice che non desiderava fare sesso?

    • Ma che cosa c’è da risolvere con uno che forza a fare sesso? E sai cosa? Io ho avuto anni di relazione con uno che non se la sentiva di fare sesso con me, e sono un tipo molto ormonale, quindi stai sereno che so bene quanta frustrazione si possa provare e che cosa vuol dire essere imbottita di ormoni fino alle punte dei capelli. Lui con me si è mostrato disponibile a fare tentativi perché io non mi sarei mai sognata di farlo sentire in colpa o forzarlo. E tu, che metti sullo stesso piano il non sentirsela di fare sesso (non importa per quale ragione) e il forzare un’altra persona a fare sesso (perché litigi e sensi di colpa sono solo un modo viscido per forzare, non esiste solo la violenza fisica, non prendiamoci per il culo), fatti un bell’esame di coscienza. Inoltre: chi si è trovato nella mia situazione, quando non ce la fa più, può semplicemente con rammarico lasciare l’altro, cosa che alla fine è successa. Ma ci sarà un motivo se siamo rimasti in ottimi rapporti, ti pare?

  3. riporto:

    “Cara Eretica, vorrei rispondere, in modo anonimo, alla ragazza che scrive, sotto questo articolo: https://abbattoimuri.wordpress.com/2017/01/07/il-sesso-non-dovrebbe-essere-un-dovere-coniugale/ che secondo lei chiamarlo stupro è troppo, che piuttosto è un’intesa che è venuta a mancare, ecc. Non sono d’accordo, ma proprio per niente, visto che nelle parole della donna del racconto mi ci sono, per certi versi, ritrovata anche io. Quando sono andata a vivere con il mio ex, è iniziato un incubo di cui ancora mi sto portando dietro i segni, nonostante la relazione sia ormai finita da anni ed io, ora, sia sposata, realizzata e felice. Raramente mi ha alzato le mani. C’è stato qualche spintone, qualche porta chiusa in faccia, ma mai nulla che lasciasse qualche segno. O meglio, qualche segno visibile.

    Quello che c’era, però, erano minacce, urla, insulti, umiliazioni e un continuo, costante svilimento di me come persona, di quello che facevo, di com’ero, di cosa pensavo. Ovvio che non si è presentato così il primo giorno in cui siamo usciti insieme; all’inizio era gentile, disponibile, e non perdeva mai la pazienza. L’attacco alla mia personale integrità è iniziato poco alla volta, in modo talmente subdolo e cattivo che, quando infine siamo andati a vivere insieme, quello che pensavo dopo ogni insulto non era “ma guarda che stronzo!” ma, piuttosto, “ma quanto è buono a stare con una come me. Se perdo lui nessuno mi vorrà più.” Il sesso, ovviamente, era un’agonia, perché a me non piaceva, quando mi toccava provavo disgusto e le volte in cui gli praticavo del sesso orale (perché ero sfinita dai litigi, avevo paura che si arrabbiasse ancora, e il mio atteggiamento era quello di un soldato che cammina in un campo minato) finivo per piangergli addosso, ma mai, mai una volta mi ha detto di fermarmi o mi ha chiesto cosa non andasse.

    Finiva, piuttosto, con lui che si scocciava e si incazzava dicendomi che “non fai altro che piagnucolare, sei una bambina”. E questa non sarebbe violenza? Certo, io ero incapace di allontanarlo, anche se mi stava facendo del male. Ma spesso, troppo spesso, si arriva ad un tale punto di asservimento e frustrazione che non si capisce neanche più cosa ci sta facendo male. Se dovessi descrivere quei momenti, lo farei attraverso l’immagine di un turbine confuso di dolore, impotenza e frustrazione. Non si può essere sempre vittime, è vero, ma io ho smesso di esserlo nel momento in cui mi ha lasciata e, dentro di me, ho trovato la forza per raccogliere i pezzi ed inventarmi di nuovo, ricominciando da capo e lasciandolo indietro, nel passato, dove deve stare.

    Non ho ceduto alle sue lusinghe, ai regali, ai ripensamenti, alle sere in cui si faceva trovare sotto casa mia, alle minacce. Sono andata avanti, ma i segni me li porto ancora tutti addosso. Mi porto dietro le crisi d’ansia immotivate, la bassa autostima, l’idea di non essere mai abbastanza, l’incapacità di vivere il sesso con mio marito in modo sereno, la paura di incontrare per caso il mio ex per strada e non sapere come difendermi. Mi ha fatto male leggere “Descriverei il mio comportamento come “vittima” (di me stessa) ma anche pigra. Nel momento in cui ho smesso di essere pigra e dargli il contentino, finalmente me ne sono liberata e l’ho visto per il poveretto morale che è.” perché nel caso come il mio, o come quello della donna nell’articolo, non ci vedo pigrizia. Ci vedo impotenza, disperazione, e tanta rabbia. Mi scuso per il racconto forse confuso. Un abbraccio.”

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