La guerra di Erdogan alle donne

Ayla Akat Ata, spokeswoman of Free Women’s Congress (KJA), 8th March celebration 2014 when she was still an MP.

Ayla Akat Ata, spokeswoman of Free Women’s Congress (KJA), 8th March celebration 2014 when she was still an MP.

 

Dilar Dirik 17 November 2016, opendemocracy.net

[Traduzione di Donatella Rosetti]

Le donne curde in uno dei più forti e radicali movimenti femministi nel mondo stanno subendo impunemente un pestaggio dallo stato turco mentre l’Europa guarda dall’altra parte.

“Resisteremo e resistiamo finché non vinciamo!”, canta Sebahat Tuncel prima che la sua bocca venga chiusa con la forza da mezza dozzina di ufficiali di polizia che la trascinano sul pavimento e la rinchiudono ad inizio Novembre.

Nove anni fa, Tuncel aveva ricevuto una scorta di segni di vittoria, lieti slogan, e fiori quando fu rilasciata dalla prigione per entrare in parlamento, eletta mentre era ancora dentro. Tuncel, ora di nuovo in prigione, è una della dozzina di politici curi del Partito Democratico della Gente (HDP) o il Partito delle Regioni Democratiche (DBP) arrestati dalle forze di sicurezza turche da fine Ottobre sotto le operazioni “anti-terrore” del presidente Erdogan contro coloro che sfidano il suo governo autoritario. Questo giro di vite segue il tentato colpo di stato a Luglio e rappresenta una ri-escalation della guerra tra lo stato e il movimento curdo dall’estate del 2015, concludendo un processo di pace di due anni e mezzo. Come l’avviso dato alla squadra tedesca anti-terrorista negli anni Ottanta “Sparate prima alle donne!” il maschilismo tossico dello stato è diventato evidente nella sua dichiarazione di guerra alle donne; la forza del movimento femminista militante curdo costituisce la più grande minaccia al sistema. Il caso di Sebahat Tuncel non è unico.

Alla fine di Ottobre, Gültan Kisanak è stata imprigionata. È stata la prima donna vice-sindaca del Comune cittadino di Diyarbakir ed ex deputata, che ha trascorso due anni negli Ottanta nel famigerato carcere di Diyarbakir, nel quale è sopravvissuta alle forme di torture più atroci, come per esempio dover vivere per mesi in una cuccia di cane piena di escrementi perché si rifiutava di dire “Sono turca”. Il suo arresto è stato immediatamente seguito dal violento arresto di Ayla Akat Ata, ex deputata e adesso portavoce del Congresso delle Donne Libere (KJA), la più grande organizzazione di donne alla quale fanno capo diverse altre in Kurdistan e in Turchia, che è tra le 370 organizzazioni civili bandite dal governo da metà Novembre. È stata ricoverata di frequente per la violenza della polizia durante il suo mandato parlamentare ed è sopravvissuta ai tentativi di assassinio.

Selma Irmak è tra le deputate elette dalla prigione, dove ci ha scontato più di dieci anni con accuse di terrorismo e partecipazione a scioperi della fame. Gülser Yildirim è stata incarcerata per cinque anni prima delle elezioni. Un’altra deputata Leyla Birlik, che è stata con i civili sotto il fuoco militare a Simak per l’intera durata del blocco militare, assistendo alle uccisioni brutali di innumerevoli civili da parte dell’esercito. Suo cognato, Haci Lokman Birlik, attivista e regista, è stato giustiziato dall’esercito nell’Ottobre 2015; il suo cadavere è stato legato a un veicolo militare e trascinato per le strade. I soldati l’hanno filmato e hanno inviato il video a Leyla Birlik con il messaggio “Vieni a prendere tuo cognato”.

La lista va avanti. Abbiamo scelto donne così coraggiose come nostre rappresentanti. Sono ora dei prigionieri politici nonostante siano state elette da più di cinque milioni di persone.

Le politiche ultra-conservatrici del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) sotto Erdogan hanno portato al sollevarsi della violenza contro le donne in Turchia nell’ultimo decennio e mezzo. Non solo membri di alto profilo dell’amministrazione, incluso Erdogan stesso, hanno respinto frequentemente l’uguaglianza tra donne e uomini in favore di atteggiamenti che normalizzano la cultura dello stupro, la violenza di genere e la misoginia, ma di più l’AKP lancia attacchi specifici sulle donne e sulle persone LGBTI+. Lo stato ipervirile non solo punisce collettivamente la comunità curda come separatisti, terroristi o cospiratori contro lo stato, ritrae le donne curde attiviste come “donne cattive”, puttane vergognose e violatrici della famiglia nucleare.

Storicamente, lo stupro e la tortura sessuale, inclusi i “test della verginità” post mortem, sono stati usati dallo stato Turco per controllare e punire i corpi delle donne come specificato da Anja Flach nel suo libro Frauen in der Kurdischen Guerrillache non è stato tradotto dal tedesco. Nelle carceri, le donne sono soggette a perquisizioni intime per essere sessualmente umiliate. Di recente, i soldati hanno tolto i vestiti ai cadaveri di donne curde attiviste militanti e hanno condiviso queste foto sui social media. Un altro video brutale mostrava l’esercito turco sparare in testa alle donne guerrigliere e buttarle giù dalle scogliere di una montagna. I fucili tedeschi G3 era usati nel video per illustrare la complicità occidentale in questi crimini di guerra.

Mentre queste atrocità erano commesse spesso segretamente negli anni Novanta, condividerne le immagini sui social media è un nuovo tentativo di demoralizzare la resistenza delle donne e dimostrare il potere dello stato. Questi metodi assomigliano a quelli dell’ISIS oltre il confine e vìolano tutte le norme di guerra. Abusare sessualmente di una donna attivista, che si azzarda a sfidare l’egemonia maschile, ha lo scopo di rompere la sua forza di volontà e scoraggiare ulteriore attivismo. È necessario leggere gli attacchi sui politici donna alla luce di questo contesto.

Prima ancora che i media mainstream fossero sotto tiro in Turchia, i reporters di Jin Ha, la prima agenzia stampa di sole donne nel Medio Oriente, era stata attaccata. Dedite ad applicare delle lenti esplicitamente femministe nel loro lavoro, le dipendenti di JinHa hanno esposto i crimini di stato sotto una prospettiva di genere. Adesso JinHa è vietato e diversi suoi membri sono in prigione.

L’HDP è l’unico partito progressista dell’opposizione rimasto in Turchia con i suoi diritti laici, diverso, pro-minoranze, pro-donne, pro-LGBT e il suo programma ecologico. Possiede di gran lunga la più alta percentuale di donne tra i suoi ranghi. Anche senza il sistema di co-presidenza, una politica del movimento per la libertà curda che assicura una leadership condivisa tra donna e uomo, la vasta maggioranza di sindache femmine è nelle regioni curde. Tramite una battaglia lunga un decennio, specialmente incoraggiata dal leader curdo incarcerato Abdullah Öcalan, il ruolo attivo delle donne in politica è oggi una normale parte della vita in Kurdistan.

Le donne dell’HDP e DBP non incarnano le idee borghesi della politica rappresentativa e del femminismo aziendale. Quasi tutti i politici attualmente sotto attacco hanno trascorso del tempo in prigione, soggetti alla brutalità della polizia, tortura sessuale, tentativi di omicidio o qualche forma di trattamento violento da parte dello stato. Sono sempre in prima linea nelle proteste contro lo stato e l’esercito.

Le donne sono state anche attrici significative nel processo di pace iniziato da Abdullah Öcalan con lo stato turco nel Marzo del 2013. Ciascun incontro sull’isola prigione Imrali includeva delle donne. Nel 2014 Öcalan ha suggerito che le donne debbano essere presenti agli incontri come una forza organizzata, piuttosto che come soli individui. Perciò, Ceylan Bagriyanik è entrata negli incontri come rappresentante del movimento delle donne. La Dichiarazione di Dolmabahce, la prima dichiarazione comune tra i partiti in guerra ha compreso la liberazione delle donne come una dei dieci punti di giustizia e pace duratura. Lo stato e i media sono stati incapaci nel dare un significato all’insistenza del movimento curdo alla centralità della liberazione delle donne nel processo di pace.

Affrontiamo punizioni collettive per aver oltrepassato la soglia di elezione più alta nel mondo che richiede a un partito politico di vincere almeno il dieci per cento del voto nazionale per entrare in parlamento. Le nostre città sono state rase al suolo, i nostri cari uccisi, bruciati vivi, bombardati, sparati, o pestati a morte. La nostra eredità culturale e il nostro ambiente sono cancellati per sempre, i nostri deputati trascinati sulle strade, i nostri sindaci rimpiazzati da amministratori fiduciari del governo contro la nostra volontà, i nostri media censurati, i nostri social media bloccati. Nel distruggere la possibilità di politiche pacifiche e legali all’interno di strutture democratiche, la Turchia ha lasciato i Curdi senza alcun’altra opzione che l’autodifesa. Istituzioni internazionali, su tutte l’Unione Europea, hanno deluso la popolazione curda nel rappacificarsi con Erdogan. In altri termini, i governi occidentali appoggiano l’eliminazione sistematica di uno dei più forti e radicali movimenti femministi al mondo.

La filosofia del movimento femminista curdo propone che ogni organismo vivente ha il suo meccanismo di autodifesa, come la rosa con le sue spine. Questo concetto non è definito in uno stretto senso fisico, ma include la creazione di strutture autonome di autogoverno per organizzare la vita sociale e politica. Proteggere l’identità di uno contro lo stato attraverso l’autodifesa è in parte attivato nel costruire istituzioni politiche autodipendenti.

In un’era nella quale cadaveri nudi di donne sono mostrati sui social media dall’esercito e funzionari eletti sono soggetti ad abuso tortuoso dallo stato capitalista-patriarcale, le donne stanno reagendo per mostrare che non sta agli uomini definire il loro onore perché l’onore non sta tra le gambe delle donne; dimora nella nostra resistenza, la cultura della resistenza stabilita dalle pioniere del nostro movimento. Le nostre politiche imprigionate difendono questo onore.

Dalla prigione, la copresidente HDP Figen Yüksekdag ha mandato questo messaggio: “Nonostante tutto, non possono consumare la nostra speranza, o rompere la nostra resistenza. Sia in prigione che no, l’HDP assieme a noi rimane ancora l’unica opzione della Turchia per la libertà e la democrazia. Ed è per questo che hanno così paura di noi. Non consentite, a nessuna di voi, di essere demoralizzata, non abbassate la vostra guardia, non indebolite la vostra resistenza. Non dimenticate che l’odio e l’ostilità sono radicate nella paura. L’amore e il coraggio vinceranno sicuramente.”

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