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Buon anno per chi ricomincia a partire da se’

Mi sono sentita a pezzi, quella volta in cui mi dissero che non ero bella. Volevo piacere e più di tutto volevo essere amata. A volte la ricerca di un modello di bellezza standard non è altro che la ricerca di un amore. Sbagliato dire che qualcuno possa amarti così come sei perché in realtà passiamo tanta vita a conformarci, per fare parte di qualcosa, per riconoscerci l’un l’altro, per liberarci pur restando in catene e per incatenarci pur dicendo che la nostra massima aspirazione è la libertà. Che io sia una donna o un uomo poco cambia, giacché non credo che per altri valga meno quello che sto dicendo. Non è una tesi e non serve confutarla, ma è soltanto analisi del reale, di quella mancanza di linguaggi diversi per comunicare che non siano il corpo, l’attrazione, il desiderio di appropriarci di qualcosa. Quand’è che sapremo guardare noi stessi per vedere quanto sangue ci scorre nelle vene, che il nostro cuore batte uguale e che non tutto può ridursi alla ricerca di carezze. Io sto con qualcuno, da molto tempo, eppure non riusciamo più a parlare. Ci accarezziamo distrattamente ogni tanto ma poi restiamo soli, ciascuno avvolto da una tenebra diversa e in cerca di qualcosa che ci dia un senso di pienezza che in realtà non troviamo.

Vuoti a vagare per toccarci, anche se siamo intimamente vicini, ci sfioriamo senza più conoscerci o capirci, e questo è quello che chiamiamo amore, stabilità, volontà di resistere alle tentazioni o semplicemente voglia di tenere in piedi un rifugio, una prigione, che ci impedisce di sfidarci ancora e proseguire con la nostra breve e insoddisfacente vita. Non è così grave come potrebbe apparire, ma sto provando a guardare oltre e a capire cos’è che mi mancherebbe di lui, sapendo che se non ci fosse potrei davvero smettere di respirare. Con lui non devo più cercare di essere bella. Noi siamo oltre. Ci annusiamo e l’odore non cambia, così come il sapore, preoccupandoci se spunta una nuova ruga o se non riusciamo a intenderci su questioni di routine. Non è l’annoiarsi la questione perché non ci annoiamo mai, ma cosa è stato quando ci siamo trovati? Cosa ci è piaciuto così tanto da voler restare insieme? Abbiamo tentato di cambiarci, l’un l’altro, per somigliare ad una idea più romantica di noi stessi. Abbiamo smesso di tentare per rassegnarci ad una soggettività da osservare cogliendo il senso vero del voler bene, chiunque tu sia o qualunque cosa tu stia dicendo, pensando, facendo.

All’inizio era grave perfino pensare di non essere d’accordo su qualcosa, lo vivevamo come negazione di noi, incapacità di accettarsi, dunque di amarci. E ancora siamo alla ricerca dell’amore, per poter essere importanti per qualcuno, per abbracciare ed essere abbracciati, per sentire un morso caldo, la saliva che prude sulla clitoride, e poi è la chimica a fare il resto. Ti ho insegnato a fare l’amore con la luce, per evitare di fingerci diversi, perché piacersi significa accettare, accogliere ed accettarsi. Allora cos’è questa profonda fame d’amore, questo bisogno di affetto, di umanità ed empatia attorno a me. Mi pare alquanto strano che dalla mia dimensione stellare io abbia ancora in testa quel che resta attaccato alla terra, così solido ma poco dinamico, senza una spinta sensuale e senza bisogno di chiarirsi a se stessi. Siamo poca cosa rispetto a quel che vorremmo. Inconcludenti, incostanti, poveri illusi a faticare di poter un giorno realizzare qualcosa di diverso. Invece è veramente tutto qui e la grandezza sta nell’accettarlo, fermarsi a contemplare la precaria condizione di chi è intimamente povero e non risente più di questo stato. Sono io, così, non voglio essere altro che questo, anche se sento questo corpo così diverso da quel che sono io. Come se questa carne si fosse impossessata della mia anima e l’abbia costretta e relegata sotto centimetri e centimetri di pelle e sangue e ossa, difficili da districare.

E’ una ragnatela nella quale puoi orientarti solo attraverso le passioni, le tue, quelle degli altri, e poi mi sveglio e sono qui, vicino a te, senza pensare al fatto che entrare in questa stanza significa soffrire del cattivo odore, per incapacità di reagire invece che imputridire, con le piaghe di una relazione che non muove un passo, ormai infette, gonfie, e non c’è più neppure il sangue a purificare le ferite. Solo pus verdognolo e ingiallito. Mi sono guardata allo specchio, stamattina, pensando a tutte queste cose, e mi è sembrato di udire il suono di un respiro elevarsi sopra di me. Come di un alito ormai libero, perché sono riuscita a districare l’insieme di sottili filamenti, difficoltosi, che mi rendevano persa, paurosa. Mi sono guardata, nuda, e ho visto finalmente me. Così facendo, entrando in contatto con me stessa, sono andata a disturbare il sonno del mio amante. Ho fatto qualcosa di oramai quasi innaturale. L’ho voluto, desiderato, e ci siamo amati, a lungo, prima di dirci che era giunto il momento di correre da soli, finalmente. Domani andrò via, ormai lo so. E sarò libera dalle mie insicurezze e dal mio bisogno di essere amata. Voglio di più. Ed è questo il mio augurio per l’anno prossimo, a chiunque risolva un puzzle e si diriga altrove. Scegliere non è mai facile, ma ancora più difficile è restare sospesa, lasciando che l’incapacità di dire chi sei ti imponga di restare. Buon anno a tutt*, e a me.

Ines

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