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Buon anno a tutt* e buona lotta contro il maschilismo

Ciao Eretica, ti scrivo perché ho bisogno di sfogarmi e credo questo sia l’unico spazio in cui io possa farlo, magari ottenendo anche un minimo di comprensione.
Ieri sera, dopo tanti anni, ho deciso di passare la vigilia del capodanno in famiglia dai nonni. Il clima era allegro e festoso: risate dei bambini, scherzi tra cugini, giocare a carte, portate su portate di cibo, insomma, tutto come ricordavo. Mi mette sempre un po’ a disagio passare il tempo così “in famiglia”. Perché oltre a questi ricordi allegri e spensierati ne esistono altri che a me disturbano parecchio ma, a quanto pare, gli altri rimangono indifferenti, al punto da scherzarci anche sopra come se niente fosse.

Quello che io vorrei capire è se sono strana ed esagerata io oppure lo sono gli altri.
Quest’anno, oltre ai soliti membri della famiglia, c’erano anche degli amici dei miei zii, provenienti da un’altra regione, sempre del sud. Padre, madre, due figlie e un figlio. Il bambino, 8 anni, giocava a carte con noi. Quando arrivava il momento di passare la carta, faceva i capricci. Vuoi la stanchezza, vuoi il fatto che è soltanto un bambino, non c’era verso di convincerlo a passare la carta.
Osservavo l’uomo già da un po’ di tempo. La tipica faccia di un patriarca, di un capo-famiglia che, nei miei pensieri, immaginavo anche come violento. E non avevo torto. Infastidito fin da subito dal comportamento del figlio, dopo un paio di ammonimenti con l’aria insofferente ed arrogante, dopo le minacce di picchiarlo, scatta in piedi, si allunga dall’altro lato del tavolo ed inizia a colpire il bambino.

E a questo punto, la scena ha assunto contorni ancor più familiari per me, che riguardano il comportamento dei presenti. Zie, zii e nonna si sono limitati a dire no, dai, suvvia, è stanco, lascialo stare… con un tono comprensivo e conciliante. Dopo di che il tipo, tornato a sedere tranquillo, con la moglie di fianco muta, impassibile, si è lanciato in un discorso in dialetto di cui ho capito più o meno questo: come è possibile che un uomo d’onore abbia tre figli uno peggio dell’altro. Alla battuta di mia zia di uccidersi prontamente risponde, scherzando ma non troppo, che prima avrebbe ucciso tutti loro, e poi in caso avrebbe considerato l’idea di uccidersi. Il tutto in un clima goliardico.
Di fronte a questa scena, io sono rimasta impietrita. Ed è questo che mi fa tanto arrabbiare. Sono restata seduta, ho continuato a giocare fino alla fine della partita, assumendo soltanto, spontaneamente, un atteggiamento assente e distaccato.

Il clima è ritornato poi sereno in un lampo. Il bambino ha continuato a giocare come se nulla fosse, le due figlie a ridere e scherzare con i genitori. Ma questo non è indicativo del fatto che non vivano una situazione di abusi e violenza, poiché i bambini imparano anzi, devono imparare, a convivere con determinate dinamiche familiari. Probabilmente reagiranno con la rabbia repressa, con l’aggressività e magari il bullismo nei confronti di altri bambini. Però continueranno ad amare i genitori. Funziona così.
E se avessi urlato, fatto una scenata, sarei passata dalla parte del torto. Oppure avrei potuto causare ulteriori danni a questi bambini, poiché nella logica perversa del capo-famiglia padre padrone, ogni scusa è buona per sfogarsi, picchiando poi in un secondo momento, tra le mura di casa, anche accusare la prole di averlo messo in imbarazzo, di avergli fatto fare una brutta figura in mezzo alla gente.

Ed io so bene di cosa parlo.
E allora, anche se involontariamente, sono stata anch’io una complice. Sono stata un’adulta che è rimasta impassibile, che non ha detto una parola. Proprio come altri adulti fecero con me quando ero bambina. Guardavo negli occhi le due bambine. E mi chiedevo: cosa si può fare di concreto in queste circostanze?
Così sono andata a dormire con questo dilemma, e con questo dilemma mi sono svegliata.
In cucina, racconto l’accaduto a mia madre che non era presente alla cena. Mi sarei aspettato, come minimo, risposte che testimoniassero quello che lei continua a ripetermi da anni, ossia di aver capito quanto certe dinamiche ed azioni siano sbagliate. E invece no.

Le risposte che ho ottenuto sono state:
– Lui ha il diritto di fare quello che vuole con i SUOI figli
– Ed io mi devo mettere in mezzo in cose che non mi riguardano?
Allibita, ho iniziato ad urlarle contro che doveva vergognarsi ma lei, senza scomporsi, mi ha risposto che io ho problemi e che estremizzo sempre tutto. Per la rabbia sono uscita da casa. Poi ho respirato a fondo e mi sono detta rilassati, tra un paio di giorni te ne vai.
L’omertà, la concezione proprietaria dei figli, l’impassibilità di fronte alla violenza sui bambini.
Bambini, dio cristo, piccoli esseri incapaci di difendersi e di reagire. Costretti a subire i metodieducatividistocazzo dell’arbitrio dei genitori.
E intanto, quella strana, rimango io.

Sono strana con le mie idee femministe ed esagerate. Vengo guardata con pietà, con aria di superiorità perché sto con un ragazzo arabo e musulmano e, si sa, quelli lì c’hanno un’altra cultura, sono pericolosi, violenti, finirò sottomessa con il velo, perché quelli là ce l’hanno proprio nel dna.
Intanto il mio “pericoloso e maschilista” ragazzo arabo, se fosse stato presente alla scena, avrebbe fatto volare senza pensarci due volte il tipo fuori dalla finestra. Ed io so che a livello teorico la violenza è sempre sbagliata, che non si risponde alla violenza ad altra violenza, che il compito da svolgere è di tipo educativo, eppure ne sarei stata felice. Perché con certi uomini, cresciuti con le idee del possesso e di famiglia gerarchica in cui i figli sono una cosa dei genitori, c’è poco da fare.

Ed io, in questo contesto, mi becco sempre prediche sulla pericolosità dei musulmani e sulla loro tendenza a sottomettere le donne. Da mia zia, ad esempio, e le sue figlie, che fumano da anni e fanno sempre attenzione a nascondersi dal padre e da mio nonno. Ieri, esasperata, mentre fumavo una sigaretta vicino al caminetto ignorando le occhiatacce per aver violato una regola non scritta, ho detto loro: “Madonna mia, siete adulte, perché tutti questi problemi?”
E la risposta, seria, è stata: “Tu non sai com’è lo schiaffo di nostro padre”.
E ho detto tutto.
Della serie: il bue che dice cornuto all’asino.
Buon anno nuovo a tutt* voi… e buona lotta al patriarcato e al maschilismo.

Anonima

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Comments

  1. Sì, è proprio così – ci sentiamo minacciati dai “mostri” che arrivano da lontano, quando invece spesso il pericolo vive in casa nostra.

    Buon 2017, nonostante tutto.

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