Di una madre che non può mai sottrarsi al ruolo imposto

san_quirico_giulittaLei scrive:

“Ciao cara, so di intervenire ogni volta che si parla di maternità, ma proprio a star zitta non ce la faccio. Mi riferisco al post della mamma che lascia all’ex, che oltre che ex è padre del figlio!, tutti i Natali. E allora eccoli i commenti. Da chi dice che dovrebbe farsi qualche domanda (forse il fatto che scriva qui è già sintomatico che il problema se lo pone o no?), a chi le consiglia comunque di parlarne con il figlio (sia fatta la loro volontà fino allo stremo!), a chi le dice che la capisce ma non potrebbe mai (eh già, un po’ come dire “sei comunque brava, ma io forse un pochino di più”). Bene.

Il giro è fatto e siamo sempre al punto di partenza. Pronti alla prossima santificazione o alla prossima crocefissione. Pronti ad esaltare il materno che se non rima con martirio è giusto, ma non abbastanza. Perché è questo che vogliamo: mamme smorte e affaticate, con quell’aria vagamente santa e con il sorriso pronto per la prole, quelle che poi, però, come tutte di tanto in tanto scompensano, ma lo fanno solo in casa, lontane da sguardi indiscreti, quelle che con il loro magnificente esempio forgiano le loro figlie femmine per prepararle alla dura ma soddisfacente prova finale. La maternità.

Ecco, io ho anche una figlia femmina e questo modello mi rifiuto di darlo. Vogliamo che la maternità sia quella proposta dal modello cattolico, dove la donna è fatta per procreare e il pargolo incarna ogni volta la venuta sulla Terra di qualcosa di divino che dobbiamo servire e riverire e crescere nel martirio, qualunque cosa comporti. La maternità è sì una bella esperienza, ma non capisco come non la si possa vivere in modo sereno pur considerandola tale. Perché le mamme non possono essere esseri umani che molto chiaramente hanno dei limiti? Perché non possono prendersi felicemente dei momenti di riposo per fare ciò che vogliono?

Perché continuiamo a sostenere che un’esperienza spettacolare come quella della maternità debba per forza essere intrisa di martirio e sensi di colpa per il nostro essere banalmente umane? Mi sembra un po’ che si inviti qualcuno a salire sulle montagne russe promettendogli emozioni fantastiche e una volta sceso gli si dica che se non ha avuto la nausea oppure ha deciso di scendere un attimo per evitare di vomitare in testa agli altri, allora la sua esperienza non vale. Ma perché uno deve farsi venire la nausea o vomitare? Sulle montagne russe questa mamma ci sale tutti i giorni, a Natale scende per evitare di star male e la sua esperienza è spettacolare comunque, e certamente più onesta di chi rimane sulle giostre fino ad avere il voltastomaco. Un abbraccio a lei.”

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Comments

  1. Senza contare il fatto che non poche di queste “martiri” utilizzano poi il proprio “sublime sacrificio” per tenere mentalmente in ostaggio la prole per decenni…

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