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Solidarietà da Pisa sui fatti di Parma

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Varie realtà Pisane si sono unite alle compagne di Romantik Punx e Guerriere Sailor che hanno denunciato quello che è successo a Parma. Questo è il comunicato che hanno inviato e che volentieri condividiamo.

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Solidarietà da Pisa sui fatti di Parma

Subito dopo la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne Non Una Di Meno del 26 novembre, abbiamo letto il comunicato di Romantik Punx e Guerriere Sailor 4 Crepe. Circa i fatti di Parma nella sede della RAF: come riparare 4 crepe prima che qualcosa si rompa per sempre”. Siamo venute così a conoscenza di un tremendo episodio, successo nel settembre 2010 nell’ex sede della Rete Antifascista di Parma: alcuni individui hanno preso parte attivamente e/o come spettatori allo stupro di gruppo di una ragazza in stato di incoscienza, “aggravato dalla penetrazione coatta con un fumogeno”, si legge. La terribile violenza è stata documentata da un video circolato nei mesi successivi tra decine e decine di persone, senza diventare oggetto di denuncia, ma piuttosto di denigrazione e isolamento nei confronti della ragazza che da quella notte vive in un incubo.

Lei non denuncia; il video continua a girare, in tanti lo guardano eppure nessuno vede l’evidente violenza, né la riconosce da subito come vittima di uno stupro di gruppo avvenuto in uno “spazio liberato”. Anzi, l’oggetto con cui le viene usata violenza diventa addirittura il suo soprannome. Gli uomini attorno a quel tavolo sui cui giaceva inerme quella notte, invece, continuano a frequentare cortei, concerti, spazi occupati e autogestiti.

Ma non è finita qui, perché dopo tre anni alla violenza si aggiunge altra violenza: nell’agosto del 2013, a seguito di un’indagine estranea a questi fatti, i carabinieri entrano in possesso del video, risalgono alla ragazza e identificano alcuni dei responsabili. Lei viene convocata e interrogata da sola per ore; le mostrano per la prima volta il video del suo stupro. Le chiedono di fare nomi, di identificare persone della Rete Antifascista. Lei lo fa e per tutta risposta i “compagni” la chiamano infame. Dopo l’efferata violenza, l’umiliazione e l’omertà, iniziano le offese, le minacce, infine viene cacciata dai luoghi vicini al movimento.

Adesso questa ragazza chiede solidarietà. La sua vicenda è finita in tribunale e si attendono sviluppi dal punto di vista giudiziario. Ma alcune riflessioni emergono con forza: perché una ragazza che ha subito una tale violenza, si è trovata sola in mano alle forze dell’ordine?

Dove sono state le compagne e i compagni in quei tre anni che vanno dallo stupro al giorno in cui due pattuglie sono andate a cercarla? Perché le compagne non hanno solidarizzato da subito con lei? Perché invece di diffondere il video, umiliarla, condividere spazi e lotte con gli stupratori, non è stata fatta rete attorno a lei? Perché per salvare il “gruppo” si è deciso di abbandonare chi davvero aveva bisogno?

Denunciamo che il sessismo esiste e si manifesta anche nel movimento e nei cosiddetti “spazi liberati”, oltre che nelle nostre case, nel mondo del lavoro, negli stadi, per le strade delle città e nelle campagne. Invitiamo tutte e tutti a pronunciarsi e prendere posizione sull’accaduto e ad allargare la critica alla propria realtà per scardinare ogni dinamica sessista. Bisogna riconoscere e nominare violenza e sessismo anche e soprattutto quando questi macchiano i nostri spazi e le nostre relazioni, e sviluppare pratiche di prevenzione, gestione-reazione e solidarietà con chi è vittima di violenza. La violenza contro le donne non è una escalation, ma una linea che include in sé manifestazioni differenti, ma tutte ugualmente gravi. Il silenzio e la mancanza di autocritica e autoanalisi ne sono complici.

Romantik Punx e Guerriere Sailor non sono sole nel denunciare le numerose violenze in ambito di “movimento”. Uno stupro è sempre uno stupro, ed è ancora più grave se fatto da “compagni”, amici o uomini che amiamo. O come ricordano nel comunicato di cui sopra, “anche fosse ai danni di una donna che reputiamo esecrabile, meschina o ‘politicamente nemica’”.

Rafforziamo, attraverso questo comunicato di tutta la rete pisana #NONUNADIMENO, la nostra vicinanza alla ragazza alla quale va tutto il nostro appoggio e solidarietà. Approfittiamo inoltre di questa istanza per dedicarle un caloroso abbraccio e ribadire la nostra disponibilità, non solo a mantenere aperta la questione, ma anche a partecipare a iniziative se e quando lei vorrà.

 

Collettiva Transfemminista Queer Pisa

Casa della Donna Pisa

Gruppo autodifesa femminista Pisa

Queersquilie

Exploit

Aqara

Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud

Osservatorio antiproibizionista-Canapisa crew

S.A. Newroz – Antagonisti Pisani

Sinistra Per…

Associazione Pe.Pa

Progetto Rebeldìa

TRA Teatro Rossi Aperto

Lucciola

Kronstad

Associazione Nuovo Maschile Uomini Liberi dalla Violenza Pisa

Outofline Photo Collective

PinkRiot Arcigay Pisa

Aula R

FriendLI

Cantiere Sanbernardo

Educare alle Differenze Pisa

Arcilesbica PisaLivorno

AIED di Pisa

 

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Comments

  1. Per me si tratta di cose vecchie, cose dei primissimi anni 2000, ma anche a distanza di anni mi ha dato sollievo vedere ‘spazi liberati’ messo tra virgolette. Non avevo ancora vent’anni quando, sul finire degli anni ’90, sono andata via di casa, via da una famiglia difficile, una famiglia violenta e autoritaria, ed ho creduto con ardore ingenuo ma autentico di trovare dei compagni di ideali di lotte negli ‘spazi liberati’ prima di Bologna e poi di Torino, con cui per alcuni anni ho condiviso tutto. Ho dovuto imparare duramente e a mie spese che le loro lotte non erano le mie. Di violenze psicofisiche, sia su di me che su mie coetanee, ne ho viste a bizzeffe. Non stupri veri e propri ma quella ‘goccia che buca la roccia’ che giorno dopo giorno ti fa capire che ‘se non ti rendi disponibile in un certo modo’ non sei dei nostri. Giocando molto sul fatto che se no non sei una vera anarchica. E che comunque al di là di loro tu sei sola. Contando talvolta anche sull’uso di droghe. A ragion veduta posso dire che non si tratta di 4 crepe: è un intero paradigma in cui la sessualità femminile è di fatto immaginata al servizio di quella dei fieri compagni. La manipolazione emotiva ed ideologica per ottenere ‘la scopata gratis’ era pane quotidiano. E quando poi finalmente inizi a riuscire a rimetterti insieme, inizi a mettere a fuoco, e riesci a opporre qualche obiezione diventi ovviamente una pazza e una troia. Loro no, loro restano compatti e immacolati: perché loro sono ‘i compagni’. Non mi stupisce che in un contesto di quel tipo possa scapparci , in un caso particolarmente sfortunato, anche uno stupro. Io alla fine ‘mi sono salvata’ ( o meglio: me la sono cavata), ma non sicuramente grazie a loro. Un abbraccio a tutte le FEMMINE irriducibili.

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