Facciamo che non cali l’attenzione su quello che sta vivendo Claudia, vittima di stupro di gruppo a Parma, in uno spazio “compagno”, filmata e in seguito oggetto di commenti offensivi di ogni tipo grazie al video girato durante quella serata e diffuso poi per gioco di telefonino in telefonino. L’aggiornamento riguarda il fatto che il 19 dicembre c’è stata una ulteriore udienza in cui sono stati sentiti alcuni testimoni favorevoli agli accusati e all’esterno c’era un nutrito gruppo di persone a sostenere Claudia contro la maniera banalmente scontata con la quale lei viene processata.
Il processo è a porte chiuse e non possiamo riferire, se non per ampi cenni, quello che accade all’interno dove Claudia deve ascoltare le versioni orripilanti e giustificative della difesa che ovviamente, volendo anche indagare sulla sua precedente vita sessuale, la descrive come responsabile dell’accaduto contro i poveri giovani sedotti e provocati da lei.
All’esterno, nel contesto parmigiano, c’è chi continua a sostenere teorie deresponsabilizzanti e soprattutto c’è chi non si rimette in discussione e chi non vuole cogliere l’opportunità per ragionare di sessismo nel movimento. Lo dice una delle sostenitrici di Claudia ai microfoni di Radio Black Out, che ha contribuito anch’essa con un comunicato di gruppo che parla con chiarezza della loro posizione sui fatti accaduti.
Mentre parliamo di Claudia tante sono le mail di ragazze che raccontano come anche loro abbiano subito atti sessisti in spazi che dovrebbero essere antisessisti. Donne che non hanno avuto il coraggio di dirlo apertamente o che l’hanno detto ma sono state ignorate o, addirittura, cacciate. E’ una realtà con la quale dobbiamo fare i conti perché mai più una donna debba sentirsi non accettata, non accolta, rifiutata, nel caso in cui volesse raccontare di quello che ha vissuto.
Bisogna smetterla di dire che “qui non è possibile, i compagni non farebbero mai nulla del genere” perché il sessismo non appartiene solo ad alcune persone ma è diffuso anche in ambienti protetti in cui non dovrebbe esistere alcuna forma di negazionismo alla cultura dello stupro.
E’ importante che molte realtà si stiano interrogando per non fermarsi ai comunicati ma per decidere anche quali azioni intraprendere in futuro. Iniziative, momenti di discussione e di confronto, duranti i quali deve emergere con forza che una persona sessista va isolata e che non può e non deve trovare spazio nei luoghi che frequentiamo e che politicamente contribuiamo a creare.
Vi linko allora il comunicato di Radio Black Out, e alcuni audio, inclusa l’intervista sulla mattinata dell’udienza, con notizie su quello che avverrà in futuro e con altre riflessioni. Vi chiediamo, tutt*, di continuare a dare sostegno a Claudia scrivendo a romantikpunx@gmail.com [Qui lo scritto che ha chiarito quanto è successo negli anni scorsi] e, se volete, inviando vostri contributi di riflessione o le vostre storie di sessismo subìto a abbattoimuri@grrlz.net
Audio:
Valeria (Romantic Punx) (altro Audio sul dopo Udienza)
Chiara (Medea Torino)
Filippo (Diritti in Casa Parma)
Arianna (Art Lab Parma)
Leggi:
Comunicato sui fatti di Parma di Radio Black Out
Solidarietà dal Csoa Forte prenestino
#NoiStiamoConClaudia: Infame è chi stupra e chi ne è complice, anche restando in silenzio!
Comunicato di solidarietà dalle Mujeres Libres di Bologna
Stupro di gruppo a Parma: la violenza è sempre fascista
Ai compagni e alle compagne di #Parma: restituite agibilità politica alla vittima di violenza
Ancora sui fatti di #Parma: cosa vuol dire essere vittime di abusi
Intervista su Radio Onda Rossa (audio)

Io purtroppo ho conosciuto ambienti simili. Ho frequentato circoli e gruppi di persone con le quali condividevo ideali, sogni ed aspirazioni. Io ero considerato il meno “compagno” perchè mi tagliavo i capelli e non volevo farmi tatuaggi. Eppure la maggioranza degli uomini in quei circoli, che erano “veri compagni”, tutti vestiti con roba equosolidale ed ogni stereotipazione possibile, avevano esattamente questa attitudine verso le donne (e, spesso, con la connivenza di queste ultime). Ho anche conosciuto gente degna di nota e che, infatti, decise di dissociarsi e andare in spazi più seri e meno farlocchi. Quante volte mi toccava sentire quelle orribili parole come “zoccola”, “puttana”, “ciuccia-cazzi”, “salta-pannocchie” rivolte a donne che non facevano altro che ciò che giustamente e indiscutibilmente rientrava nella loro libertà di determinazione (senza aggiungere che quelle parole uscivano da bocche maschili e femminili).
Bisogna smetterla con questa arretratezza culturale che ci impedisce di dimostrare che proponiamo qualcosa di meglio, di diverso!