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Libellule sulle macerie

Sullo stupro di gruppo di Parma, l*i scrive:

mi guardi. ti guardo. non abbiamo più parole.
siamo incazzat*, delus*, schifat*, angosciat*.
ti stringo forte. restiamo a letto ancora qualche minuto?
là fuori tutto è marcio o lo sta diventando.
dobbiamo vestirci, uscire, fare qualcosa.
fra poco, però. ora non ci riesco.
ti guardo a lungo e vedo la persona che amo.
penso ai ricordi che abbiamo accumulato, ai viaggi, i concerti, i cortei, le iniziative.
penso alle risate, ai litigi, ai silenzi e le riappacificazioni.
penso anche al sesso.

ricordi la t.a.z. in cui ci siamo conosciuti? quanto abbiamo parlato quella sera?
e la prima volta a casa tua… ma quanto eravamo tes*? sembravamo due adolescenti.
sorridiamo e ci aiuta pensare a tutto questo.
riflettere su quanto sia stato bello, all’inizio, scoprire i rispettivi percorsi fatti fino a quel momento.
ritrovarsi a parlare di CONSENSO, a metterlo in pratica senza mai sentirci arrivat*.
scoprire via via le violenze più o meno nascoste nelle relazioni, i pensieri, i comportamenti, le abitudini, la cultura. farci aiutare da video, libri, opuscoli, dal confronto con altre persone ed esperienze.

ci siamo costruiti uno spazio sicuro.
siamo libellule sulle macerie.
leggère solo fino a un certo punto.
i tuoi occhi gridano ciò che non vuoi più vedere.
e se il prossimo fossi io?
se una cosa simile capitasse a te?
o al contrario, se fossi io a mettere in atto una violenza senza nemmeno rendermene conto, percependola come giusta, come normale?

stuprarono una ragazza pochi anni fa.
accadde in un luogo come tanti altri che abbiamo frequentato.
con le stesse parole d’ordine, gli stessi slogan, simboli e discorsi.
per casualità, avremmo potuto essere presenti a quella serata.
avremmo potuto essere completamente incoscienti, per il troppo alcool o lo droga assunta.
non in grado di badare a noi stessi, né prendere decisioni consapevoli.
magari essere sol*, in quel momento, senza un* amic* a tenerci d’occhio e riportarci a casa, se necessario.

non voglio che certe cose si ripetano.
voglio tornare a parlare di violenze negli spazi che vivo. tornare a sentirne parlare.
voglio condividere un po’ del mio tempo col tempo di altr*. un tempo sufficiente, un tempo adeguato, un tempo unico ed esclusivamente dedicato. un tempo non percepito come perso <<perché bisogna organizzare il concerto, l’iniziativa, perché ora non abbiamo tempo, perché ci sono cose più importanti,… >>.
bisogna parlarne. perché magari nessun* di noi è uno stupratore, ma esistono tante altre violenze che mettiamo in atto, più o meno inconsapevolmente. perché non possiamo capirlo finché nessun* ne parla. perché la storia di un* può far riflettere qualcun* altr*. perché non esistono compagn* senza macchia. perché i panni sporchi li laviamo in piazza.

ora dobbiamo alzarci, amore. vestirci ed uscire.
là fuori è tutto come lo abbiamo lasciato, come non vorremmo ritrovarlo.
ci da forza sapere che non siamo sol*.
che guardandoci intorno scopriamo altri occhi come i nostri.
che gli spazi sicuri possono andare ben oltre i nostri letti.

(nihil@paranoici.org)

 

leggi anche:

Circa i fatti di Parma nella sede della RAF: come riparare 4 crepe prima che qualcosa si rompa per sempre

Ancora sui fatti di #Parma: cosa vuol dire essere vittime di abusi

Intervista su Radio Onda Rossa (audio)

Comunicato RoR su stupro di gruppo a Parma

A proposito dello stupro di gruppo a Parma 

 

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