Ai compagni e alle compagne di #Parma: restituite agibilità politica alla vittima di violenza

Lui scrive:

ccuejywxiaae-kzCara Eretica, sto seguendo gli incredibili sviluppi sulla vicenda dello stupro di gruppo di Parma, e ti scrivo per rivolgere alcune domande a chi legge, soprattutto a chi fa parte dei movimenti antifascisti, antirazzisti, antisessisti e antispecisti. Sono anarchico, non confido nelle istituzioni e non mi interessa quale sarà la decisione dei giudici, ma non mi sognerei mai di chiamare “infame” una ragazza che ha subìto quel trattamento. La cosa che mi fa incazzare è che per tutto questo tempo potrei aver fatto cortei, partecipato a iniziative, assieme ai tristi protagonisti di questa storia.

Come faccio a sapere se al prossimo corteo, alla prossima manifestazione, non me li ritroverò a fianco? Chi fa parte della rete antifascista e antisessista di Parma sta provvedendo a isolare questi individui? Perché questo per me ha un significato preciso. Io non voglio trovarmi a fianco di “compagni” che fanno quel genere di video, che se li guardano per riderci sopra, coltivando il proprio ego machista, mettendo in risalto la propria “virilità” come elemento di unione e galvanizzazione del branco. Il video che mi aspetto di vedere è quello in cui si scopre la repressione come è stato per il g8 di genova e non dove si usa il corpo di una donna per gioco. Non mi interessa se questi tizi hanno ora una vita felice, hanno fidanzate o una rete di protezione amicale e familista che li difende. Quello che io esigo è di sapere se ad una iniziativa qualunque non mi ritroverò a frequentare gli stessi ambienti in cui ci sono loro.

Il movimento di Parma ha una responsabilità anche nei confronti di chi abita in altre città. Se hanno scelto di isolare lei invece che gli altri vorrà dire che non parteciperò più a iniziative a Parma e dintorni. Mi assicurerò di sapere se alla prossima manifestazione nazionale a Roma o al corteo NoTav non ci siano anche loro. Io non ce li voglio e voglio invece che la ragazza abbia agilità politica ovunque. Ringrazio intanto te e le ragazze che state diffondendo altre parole e il gruppo di donne che ha scritto il documento sulle 4 crepe che mi ha aperto gli occhi su quello che non sapevo. Ho letto commenti di merda su questo e vedere che persone che ritenevo “amiche”, sebbene solo su facebook, ne parlavano dando a lei la colpa, perché “provocante” e “promiscua”, mi fa solo vomitare. Almeno è utile a fare pulizia dei contatti sui social. Spero che se ne parli ancora e che se ne parli in modo diverso. Grazie.”

Leggi anche:ù

Comunicato di solidarietà e di impegno antisessista di Art Lab Occupato a #Parma alla ragazza vittima di #violenza

Comunicato di solidarietà dalle Mujeres Libres di Bologna

Stupro di gruppo a Parma: la violenza è sempre fascista

Circa i fatti di Parma nella sede della RAF: come riparare 4 crepe prima che qualcosa si rompa per sempre

Ancora sui fatti di #Parma: cosa vuol dire essere vittime di abusi

Intervista su Radio Onda Rossa (audio)

Comunicato RoR su stupro di gruppo a Parma

A proposito dello stupro di gruppo a Parma 

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Comments

  1. Stalin era comunista?
    Boh, forse, non so, di sicuro era un potente che ha gestito soprattutto il suo potere, nello stesso modo, purtroppo efficace, di chi gestisce tutti i poteri e quindi “fascista”.

    premetto che sono un vecchio insegnante, non ho mai capito (neanche da giovane) il gusto dello “sballo” fine a se sesso, faccio parte di quella generazione che tante cose ha conquistato e molte di più ne ha perse oltre ad aver perso tante compagne e compagni per droghe di stato e violenza diretta, non conosco le persone ed i fatti se non quelli raccontati dalle “Romantic Punx” e a quella narrazione mi riferisco:

    “provocante” e “promiscua” bisognerebbe parlarne, ma non qui.
    UNO STUPRO è UNO STUPRO ed in quanto tale “fascista”, l’atto e chi lo esercita.

    MA C’è DI PEGGIO di molto più “fascista”, il ribaltamento tra VITTIMA e CARNEFICE e questo è MOLTO PEGGIO è molto più “fascista”.
    Più che degli “infami” che hanno esercitato la violenza, che preferisco evitare per non fare uscire il “fascista violento” che c’è in me, vorrei parlare dei e delle “complici” e a quanto pare vuol dire parlare di tutta la rete antifascista di Parma e dintorni.

    “Politicamente” e socialmente sono molto peggio tutti quelli che hanno isolato Claudia piuttosto che gli “infami” stupratori. Questi “gregari” hanno infierito sulla vittima, perchè la sua presenza dà fastidio, mette in discussione il NOI (buoni) contro LORO (cattivi), mette in discussione un “gruppo” e forse anche l’esistenza stessa di uno spazio che, invece di essere liberato alla socialità, è solo sede di sordida prevaricazione, quindi mette anche in discussione chi lo gestisce.
    Come a scuola i BULLI: i bulli spesso sono a loro volta vittime, i “gregari” no, senza i “gregari”, che ridono, ammiccano, spintonano, fanno quadrato, il bullo non esisterebbe, il bullo si esibisce per i gregari, è il suo “bisogno”, deve essere applaudito da loro, NON fatelo, disapprovatelo, così si smonta.

    PERCHè L’ISOLAMENTO LO DEVE PATIRE CLAUDIA E NON tizio caio e sempronio che l’hanno stuprata? CHIEDETEVELO ed interrompete il supporto agli stupratori fate un bel “mea culpa” per questi anni nei quali avete continuato a “stuprare” Claudia.

    Evitiamo anche di “santificare” gli inquirenti, anche se per ora sembrano gli unici ad aver “visto” quel che quel video mostrava. Penso male ma spesso ci prendo (cit G.Andreotti), loro inquirenti usano il fatto per “mettere il naso nel movimento” non per giustizia verso Claudia, se il video era girato in una “villa bene” da figli della “Parma bene” Claudia non lo imparava e se lo imparavava: ci scusi non possiamo nulla, il reato si persegue solo a quesrela di parte e su ordine del magistrato.

    a Claudia un grande abbraccio ed una raccomandazione: non hai potuto evitare che violassero il tuo corpo, NON LASCIARTI VIOLENTARE L’ANIMA, questo puoi deciderlo tu.

    valerio

    • Ciao incollo qui i commenti che io a una compagna di Parma abbiamo postato su Facebook,…… katia:ovviamente nei nostri spazi,cantoniera o art lab la vittima sarà sempre la benvenuta i suoi aguzzini non si devono far vedere neppure nei paraggi.
      katia:Parma non è un monoblocco e già da subito questi elementi sono stati allontanati dagli unici posti ora rimanenti assimilabili a centri sociali e da altri luoghi,poi c’è chi invece li difende e questo fa veramente schifo ma vi riporto il comunicato del 2015 uscito appena si è saputa la notizia:o 15 marzo 2015:Grande è la confusione sotto il cielo. Ma la situazione è tutt’altro che eccellente.
      Ieri siamo stati letteralmente travolti da una notizia scioccante: sulla stampa locale, e subito dopo anche sulla nazionale, sono state riportate informazioni, alcune delle quali palesemente false, in merito alle indagini, ancora in corso, a carico di 5 attivisti del collettivo Raf di Parma, riguardanti un presunto caso di stupro avvenuto 5 anni fa nella sede del loro collettivo.
      L’accaduto da una parte ci pone di fronte a giganti punti interrogativi che meritano risposte celeri ed esaustive; dall’altra ha provocato un senso di rabbia e malessere difficile da scrollarsi di dosso. Per quel che noi possiamo, dobbiamo fare chiarezza. Immediatamente. Lo dobbiamo a tutte e tutti coloro che attraversano i progetti e le serate del nostro centro sociale, a coloro che credono nella possibilità di fare politica in tante e tanti, spinti dal desiderio comune di costruire giustizia sociale; lo dobbiamo ai nostri percorsi politici e a tutte le persone che ci conoscono, ma lo dobbiamo anche a tutti gli altri centri sociali che esistono oggi in Italia, spazi di autodeterminazione e libertà. Lo dobbiamo a noi stessi, attivisti antifascisti.
      Dobbiamo fare chiarezza. Innanzitutto la vicenda è ancora in fase di indagine da parte della magistratura, quindi non possiamo leggere i fatti come un qualcosa di definitivo né di chiaro. Soprattutto senza essere a conoscenza del punto di vista della ragazza interessata. Il presunto stupro, qualora venisse confermato, si è verificato in via Testi, stabile utilizzato da tante associazioni cittadine, tra cui la Raf, all’epoca dei fatti, e non in un centro sociale, come titolano erroneamente gli articoli di stampa!. Deve essere chiaro che il movimento antifascista parmigiano non può essere rappresentato come un corpo unico e omogeneo, ma al contrario come soggettività politiche differenti tra loro.
      E poi rendiamo esplicito ciò che reputiamo più importante. Ci sentiamo in dovere di ribadire la nostra ferma condanna nei confronti di qualsiasi atto di violenza sessuale commesso da chiunque e in qualsiasi contesto, rifiutando con forza ogni atto machista e sessista, perché qualsiasi forma di rapporto umano basato sulla costrizione e la sopraffazione è fascismo.
      Di fronte all’atto di violenza sessuale risulta impossibile costruire giustificazioni e distinguo. Nel caso in cui i sospettati risultassero colpevoli di quanto accusati, gli auguriamo di non incrociare mai più le nostre strade, altrimenti e doverosamente alla legge dello Stato si sommerà la giustizia dei movimenti.
      Quello che ci preme sottolineare è che nessuna delle persone coinvolte nelle indagini ha mai avuto a che fare con noi e i nostri spazi sociali e politici, quegli stessi spazi in cui è nato ed è attivo anche il collettivo di genere GeneRiot, espressione delle lotte che quotidianamente vengono portate avanti contro qualsiasi forma di discriminazione e violenza di genere. Ne sono prova le numerose iniziative realizzate in questi anni, dai dibattiti alle presentazioni di libri, fino alle contestazioni a gruppi contraddistinti da un’ideologia sessista. Siamo anche intervenuti personalmente nella risoluzione di episodi di violenza fisica o semplicemente verbale, intervenendo in situazioni di violenza domestica nel nostro stesso quartiere, come sanno le persone che ci conoscono.
      Denunciamo con altrettanta forza l’atteggiamento diffamatorio di alcuni mezzi d’informazione e la parzialità degli articoli e servizi patti a costruire un clima di accusa nei confronti di tutti i centri sociali: l’episodio secondo le indagini non è avvenuto in un centro sociale, ma nella sede delle associazioni di via testi, sono indagati per dei fatti da dimostrare dei membri di un collettivo “rete antifascista” dissolto da anni. Questo attacco generale nei confronti dei “centri sociali” e degli “antifascisti” si inserisce in un articolato quadro cittadino che vorrebbe, senza riuscirci, relegare ai margini i movimenti.
      Non avendo elementi certi su quanto accaduto, rifiutiamo il meccanismo di accanimento mediatico, trovando alquanto semplicistico e vergognoso il linguaggio utilizzato da tv e giornali, che hanno parlato di “atteggiamento omertoso” nei confronti di “compagni”, catapultando la realtà dei centri sociali in un vortice di false e fuorvianti notizie.
      I nostri centri sociali sono patrimonio comune, per tutta la città in cui sono inseriti, perché, al loro interno, noi donne pratichiamo lotta quotidiana al sessismo e alla violenza in ogni sua forma, e contaminiamo di continuo con le nostre pratiche i nostri compagni, amici e fratelli.
      Per ora non possiamo che esprimere la nostra più grande sorellanza a questa ragazza. Se lei decidesse di confermare i sospetti di uno stupro di gruppo sul suo corpo e sulla sua persona, ci troveremmo di fronte ad un terribile e crudele atto fascista, il più brutto che potessimo mai vivere.
      E in quel caso ci riguarderebbe tutte.
      Art Lab Occupato, Casa Cantoniera Autogestita , Rete Diritti in Casa

      Cmq la ragazza è stata allontanata in uno spazio a Bologna e non a Parma!
      Ed oltre il comunicato che ha ricordato Katia, hai tempi sono usciti anche da generiot e KAS. …..la città non sapeva di quella notte e non è stato nemmeno complice quando 5 anni dopo n’è stata informata!

      • Ciao incollo qui i commenti che io a una compagna di Parma abbiamo postato su Facebook,…… katia:ovviamente nei nostri spazi,cantoniera o art lab la vittima sarà sempre la benvenuta i suoi aguzzini non si devono far vedere neppure nei paraggi.
        katia:Parma non è un monoblocco e già da subito questi elementi sono stati allontanati dagli unici posti ora rimanenti assimilabili a centri sociali e da altri luoghi,poi c’è chi invece li difende e questo fa veramente schifo ma vi riporto il comunicato del 2015 uscito appena si è saputa la notizia:o 15 marzo 2015:Grande è la confusione sotto il cielo. Ma la situazione è tutt’altro che eccellente.
        Ieri siamo stati letteralmente travolti da una notizia scioccante: sulla stampa locale, e subito dopo anche sulla nazionale, sono state riportate informazioni, alcune delle quali palesemente false, in merito alle indagini, ancora in corso, a carico di 5 attivisti del collettivo Raf di Parma, riguardanti un presunto caso di stupro avvenuto 5 anni fa nella sede del loro collettivo.
        L’accaduto da una parte ci pone di fronte a giganti punti interrogativi che meritano risposte celeri ed esaustive; dall’altra ha provocato un senso di rabbia e malessere difficile da scrollarsi di dosso. Per quel che noi possiamo, dobbiamo fare chiarezza. Immediatamente. Lo dobbiamo a tutte e tutti coloro che attraversano i progetti e le serate del nostro centro sociale, a coloro che credono nella possibilità di fare politica in tante e tanti, spinti dal desiderio comune di costruire giustizia sociale; lo dobbiamo ai nostri percorsi politici e a tutte le persone che ci conoscono, ma lo dobbiamo anche a tutti gli altri centri sociali che esistono oggi in Italia, spazi di autodeterminazione e libertà. Lo dobbiamo a noi stessi, attivisti antifascisti.
        Dobbiamo fare chiarezza. Innanzitutto la vicenda è ancora in fase di indagine da parte della magistratura, quindi non possiamo leggere i fatti come un qualcosa di definitivo né di chiaro. Soprattutto senza essere a conoscenza del punto di vista della ragazza interessata. Il presunto stupro, qualora venisse confermato, si è verificato in via Testi, stabile utilizzato da tante associazioni cittadine, tra cui la Raf, all’epoca dei fatti, e non in un centro sociale, come titolano erroneamente gli articoli di stampa!. Deve essere chiaro che il movimento antifascista parmigiano non può essere rappresentato come un corpo unico e omogeneo, ma al contrario come soggettività politiche differenti tra loro.
        E poi rendiamo esplicito ciò che reputiamo più importante. Ci sentiamo in dovere di ribadire la nostra ferma condanna nei confronti di qualsiasi atto di violenza sessuale commesso da chiunque e in qualsiasi contesto, rifiutando con forza ogni atto machista e sessista, perché qualsiasi forma di rapporto umano basato sulla costrizione e la sopraffazione è fascismo.
        Di fronte all’atto di violenza sessuale risulta impossibile costruire giustificazioni e distinguo. Nel caso in cui i sospettati risultassero colpevoli di quanto accusati, gli auguriamo di non incrociare mai più le nostre strade, altrimenti e doverosamente alla legge dello Stato si sommerà la giustizia dei movimenti.
        Quello che ci preme sottolineare è che nessuna delle persone coinvolte nelle indagini ha mai avuto a che fare con noi e i nostri spazi sociali e politici, quegli stessi spazi in cui è nato ed è attivo anche il collettivo di genere GeneRiot, espressione delle lotte che quotidianamente vengono portate avanti contro qualsiasi forma di discriminazione e violenza di genere. Ne sono prova le numerose iniziative realizzate in questi anni, dai dibattiti alle presentazioni di libri, fino alle contestazioni a gruppi contraddistinti da un’ideologia sessista. Siamo anche intervenuti personalmente nella risoluzione di episodi di violenza fisica o semplicemente verbale, intervenendo in situazioni di violenza domestica nel nostro stesso quartiere, come sanno le persone che ci conoscono.
        Denunciamo con altrettanta forza l’atteggiamento diffamatorio di alcuni mezzi d’informazione e la parzialità degli articoli e servizi patti a costruire un clima di accusa nei confronti di tutti i centri sociali: l’episodio secondo le indagini non è avvenuto in un centro sociale, ma nella sede delle associazioni di via testi, sono indagati per dei fatti da dimostrare dei membri di un collettivo “rete antifascista” dissolto da anni. Questo attacco generale nei confronti dei “centri sociali” e degli “antifascisti” si inserisce in un articolato quadro cittadino che vorrebbe, senza riuscirci, relegare ai margini i movimenti.
        Non avendo elementi certi su quanto accaduto, rifiutiamo il meccanismo di accanimento mediatico, trovando alquanto semplicistico e vergognoso il linguaggio utilizzato da tv e giornali, che hanno parlato di “atteggiamento omertoso” nei confronti di “compagni”, catapultando la realtà dei centri sociali in un vortice di false e fuorvianti notizie.
        I nostri centri sociali sono patrimonio comune, per tutta la città in cui sono inseriti, perché, al loro interno, noi donne pratichiamo lotta quotidiana al sessismo e alla violenza in ogni sua forma, e contaminiamo di continuo con le nostre pratiche i nostri compagni, amici e fratelli.
        Per ora non possiamo che esprimere la nostra più grande sorellanza a questa ragazza. Se lei decidesse di confermare i sospetti di uno stupro di gruppo sul suo corpo e sulla sua persona, ci troveremmo di fronte ad un terribile e crudele atto fascista, il più brutto che potessimo mai vivere.
        E in quel caso ci riguarderebbe tutte.
        Art Lab Occupato, Casa Cantoniera Autogestita , Rete Diritti in Casa

        Cmq la ragazza è stata allontanata in uno spazio a Bologna e non a Parma!
        Ed oltre il comunicato che ha ricordato Katia, hai tempi sono usciti anche da generiot e KAS. …..la città non sapeva di quella notte e non è stato nemmeno complice quando 5 anni dopo n’è stata informata!

  2. GRAZIE! GRAZIE! GRAZIE! per quello che state facendo. Io mi sono allontanata anni fa da ttutti questi ambienti, un po’ a malincuore (praticamente non so più nemmeno cosa vuol dire “militanza”), ma non ne potevo più: perchè anche se non ho subito nulla di lontanamente paragonabile alle atrocità subite dalla compagna di Parma, comunque non riuscivo a sopportare l’ipocrisia di questi ambienti, che (mi viene da ridere a pensarci) assomigliano quasi a nicchie protette di macismo. Parliamo proprio dei “merdagni” (non me la sento di chiamargli “compagni”), le loro palpatine e gli insulti (“ma cosa sei una suora? ma cosa sei complessata?”) i pizzetti fallici da faraone egizio, tutta la mitologia sull’ “uomo forte” che si scarica la coscienza in pubblico con il solito bel sermone “femministo”!
    Capite di cosa sto parlando? Io di queste cose non sono mai riuscita a parlarne perché c’era sempre il “ricatto”, che bastava dire una parola contro le porcherie e subito si veniva accusate di fare il gioco della propaganda, della stampa di destra, o nel migliore dei casi di avere i complessi, i pregiudizi, i tabu. Adesso finalmente si solleva un polverone e forse è fnalmente venuta l’occasione per CAMBIARE sul serio: basta spazi autogestiti gestiti da cavernicoli! Riprendiamoci davvero gli spazi senza appaltarli in base al testosterone!!! Più donne dappertutto, donne libere e consapevoli che non vengono ricattate psicologicamente dal solito “merdagno”. Se poi non succederà niente, non so se riuscirò a riavvicinarmi alla militanza, però sono contenta che ora qualche “merdagno” se la starà facendo sotto, che magari leggendo queste righe almeno per un secondo sentirà che le sue zampacce non sono così pulite come vuol far credere…
    grazie, non importa se non pubblicherete questo commento ma vi chiedo solo di non fermarvi, di non farvi fermare da nessun ricatto psicologico o politico (da gente che non sa nulla nè di psicologia nè di politica poi!).

  3. Provo a risponderti alla questione più importante che poni. Lo faccio da Parma (dove mi trovo ora ma non all’epoca dei fatti), lo faccio da compagno (che è una parola a cui tengo e che sento purtroppo infagata in questi giorni, per me chi compie atti del genere non è un compagno, perchè compagni lo si è di lotta, e la lotta parte da una sensibilità che si ha per un mondo che si vorrebbe più giusto, per il quale si lotta.), lo faccio da femminista.
    In città conosco tanti compagni e compagne con cui mi è capitato di organizzarmi e ti assicuro che condannano la violenza e si sono impegnati e si impegnano quotidianamente per negare agibilità non solo ai responsabili di questa vicenda ma anche a chi li ha difesi e li difende. Nell’ultimo anno in città è nato pure il coordinamento antisessista. Certo non si può negare che purtroppo in città c’è anche gente di merda che al di là dell’estetica non approfondisce cosa vuol dire essere antifascisti (=antisessisti, per come la vedo io). Ma non ti preoccupare che chi è attivo e cerca di portare discorsi lo fa proprio a partire da questa sensibilità.

    Non approfondisco le varie ricostruzioni che girano intorno alla vicenda anche se (a quanto ne so io) sono piene di imprecisioni ed errori. Mi premeva solo rassicurarti sulla giustissima problematica che poni.

  4. alune persone antifasciste parmiguane says:

    Sui fatti di via Testi

    Nel marzo 2015 apprendiamo dai quotidiani locali di un’indagine per stupro di gruppo (avvenuto
    nel settembre 2010) che coinvolge alcuni esponenti della ex RAF (rete antifascista parmigiana).
    Alcune di noi cercano da subito ma invano di prendere i contatti con la ragazza per evitare di
    sostituirsi alla sua voce. Sappiamo che la denuncia dello stupro non è neppure partita da lei ma
    nell’ambito di un’indagine per un petardo esploso vicino alla sede parmigiana di casa pound.
    Iniziamo parallelamente un percorso di analisi, critica e autocritica, con la volontà di comprendere
    i vari aspetti della vicenda che ci appare fin da subito molto complessa. Avviamo un confronto con
    compagni e compagne a noi affini di altre città, in assemblee miste e separate. Vogliamo evitare le
    ricostruzioni semplicistiche – ipocrite e strumentali. Vogliamo soprattutto andare alla radice di
    queste problematiche ed estirparle, anche dalle nostre menti!
    Noi quella sera in via Testi non c’eravamo e non abbiamo neppure visto i video girati (nonostante
    facessimo quasi tutte parte del “movimento” già all’epoca dei fatti). Apprendiamo dai giornali che
    la ragazza ad oggi si è costituita parte civile nel processo e che dichiara di essere stata drogata e
    violentata. A noi non serve la certezza sulla completa consapevolezza della ragazza quella sera per
    affermare che un abuso sessuale è stato comunque compiuto e condannarlo, indipendentemente
    da ogni interpretazione giuridica. Già il solo utilizzo del video come “trofeo” è un abuso. Il
    nominare con appellativi sessisti una ragazza con cui, casomai, si sarebbe dovuto istaurare un
    rapporto di complicità e fiducia è un abuso. Crediamo che questo abuso sia stato il “frutto” di una
    mentalità e un modo di comportarsi sessista e machista innegabilmente esistente nella ex RAF (e
    non solo). Siamo anche consapevoli della gogna mediatica e giudiziaria a cui la ragazza è
    sottoposta, e ovviamente la condanniamo: non crediamo alla giustizia dei tribunali!
    Detto questo, non possiamo ignorare anche il grave comportamento avuto poi dalla ragazza che ha
    coinvolto nella faccenda – accusandoli di violenza sessuale o complicità – almeno altre tre persone
    (tra cui una compagna ai tempi a lei sconosciuta) completamente estranee ai fatti. Solo prove
    schiacchianti (anche per lor signori i giudici!) hanno di fatto evitato a queste persone conseguenze
    gravi per la propria libertà. È una questione di etica e non una “ostentazione di purezza”.
    Giustificare questi comportamenti e deresponsabilizzare una persona che ha subito un abuso,
    vittimizzandola, è pericoloso, controproducente e avvalla un approccio paternalistico ed
    infatilizzante.
    Non è da trascurare, infine, la strumentalizzazione dell’intera vicenda da parte di sbirri, media e
    neofascisti messa in atto con il chiaro intento di screditare l’intero “movimento”. Ma questa
    strumentalizzazione non può essere utilizzata come alibi da alcune-i per non riflettere e non
    prendere posizione (ancora oggi) nel merito della vicenda.
    Queste righe non hanno pretesa di esaustività: sono espressione dello stato attuale delle nostre
    conoscenze e di preludio ad uno scritto più corposo ed approfondito che stiamo elaborando da
    alcuni mesi. Auspichiamo momenti di confronto con chiunque (fuori da chiacchiericci e pregiudizi,
    enfatizzazioni mediatiche e ansie giustizialiste) si ponga come obbiettivo principale
    l’individuazione di strumenti duraturi per combattere e sradicare sessismo e machismo da ogni
    situazione che voglia definirsi “di movimento”…
    Parma, 7 dicembre 2016

    alcune (persone) antifasciste parmigiane

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