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Storie di matrimoni imposti e di censure sessiste

Tempesta di Sabbia è un film che trovate su Netflix in arabo e sottotitolato anche in italiano. Racconta di quello che accade ad una donna, nata e vissuta in una tribù di beduini, quando il marito prende una seconda moglie, mentre la prima si sente rifiutata, irritata e cerca in ogni caso di portare avanti la famiglia. La figlia maggiore ha una relazione con un ragazzo di un’altra tribù. Studia, guida la macchina anche se le leggi locali, la cultura e la mentalità dei padri padroni del luogo glielo impediscono. Il padre non accetta l’affronto e decide, assieme ai capi tribù, del destino della ragazza facendola sposare ad un uomo adulto che se la piglia pur se non “pura”. La madre si oppone a questa decisione e per questo viene esiliata. La seconda moglie dell’uomo non è comunque felice del ruolo che le è stato attribuito. Di fatto, in questa famiglia allargata, nessuna donna è felice e tutto quel che le donne possono fare è adempiere a doveri decisi da una società fortemente patriarcale dove le donne sono solo uno strumento adeguato a lavare l’onore dei padri, a soddisfare il volere dei mariti, per poi essere messe da parte quando arriva una nuova moglie, più giovane. Il destino di chi viene data in sposa ad un uomo già sposato è duro da accettare perché non c’è stato nessuno che la prendesse come prima moglie.

 

La bicicletta verde è un film che parla di quello che alcune donne devono subire in Arabia Saudita. Parla di una bambina che fa di tutto per poter guadagnarsi il diritto di comprare una bicicletta. A impedirglielo non è soltanto la mancanza concreta di soldi ma anche la mentalità severa che è legge religiosa impartita dalla sua insegnante. E’ un film in cui si parla di amori proibiti, di mogli abbandonate, di seconde spose, di spose bambine e uomini che decidono per tutti. Si parla di amore lesbico severamente punito e di semplici ambizioni di una bambina che vuole soltanto poter guidare una bicicletta studiando a fondo il corano per vincere il primo premio in denaro che viene dato nella sua scuola. E’ un bambino che le insegna ad andare in bicicletta ed è la madre che alla fine gliela compra.

In entrambi i film il ruolo degli uomini, pur se assolutamente vincolante e repressivo, appare quasi invisibile, sono personaggi defilati, perché tutto viene vissuto in prima persona dalle donne. Sono loro che oppongono divieti alle figlie, che impediscono loro di vivere e respirare, interpretando perfettamente il volere dei patriarchi, per poi scoprirsi vittime, a loro volta, e non appena alzano la testa per esprimere la propria opinione vengono esiliate. Le donne barattano il proprio corpo per ottenere accettazione sociale. Un corpo messo a servizio di uomini che pretendono donne vergini, obbedienti e sottomesse, un po’ come si propone in ambienti fortemente cattolici.

Quello di cui parlano questi film ci riguarda perché le leggi morali che vengono illustrate e imposte riguardano anche noi. Certo, noi possiamo andare in bicicletta, studiare e sposarci per amore, ma ci sono cose da femmine e cose da maschi. Il ruolo dei patriarchi/tutori resta ancora lì, per certi versi identico, pronti come sono a dirti che le violenze che ti impongono dipendono da te, che una donna non può spogliarsi, andare in minigonna, andare in giro come le pare senza essere insultata. Il sessismo che relega molte donne a interpretare ruoli precisi, ovvero il ruolo di chi non può dire di no, pena il delitto d’onore, e che al massimo può aspettarsi di essere lasciata, in quel caso socialmente l’esilio riguarda l’economia, il reddito, le scarse risorse, il mancato riconoscimento per il lavoro di cura che diventa l’ammortizzatore sociale per eccellenza. E’ vero: noi possiamo fare molte cose che in altre parti del mondo alcune donne non possono fare, ma siamo ancora qui a discutere del diritto di difenderci da uno stupro, di prendere una pillola del giorno dopo e abortire. Siamo ancora qui a rivendicare rispetto senza cedere al sessismo che ci infanga ogni giorno della nostra vita.

Queste realtà altre bisognerebbe studiarle non in senso coloniale, ponendoci in una posizione di superiorità che di fatto non esiste. In una relazione di sorellanza che deve eventualmente ricordarci quanto sia alto il nostro essere privilegiate, in quanto bianche, occidentali, mediamente più ricche per quanto tutto ciò sia realmente opinabile, e quanto sono tuttavia simili le nostre battaglie per un reciproco riconoscimento, per liberarci dal controllo produttivo/riproduttivo cui veniamo sottoposte da altre donne interpreti di leggi fatte a suo tempo da una società patriarcale. In queste storie vedete quanto siano diverse le battaglie di emancipazione, come sia corretto lasciare che queste donne si liberino da sole e una volta per tutte da patriarchi e paternalisti. Vi suggerisco di vederli, se potete. Poi ditemi che ne pensate.

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Comments

  1. Interessantissima descrizione del film…devo proprio vederlo!!

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