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Sessismo nei movimenti: quando i “compagni” fanno woman/sharing con la ragazza “carina”

lei scrive:

Cara Eretica,
Ho riflettuto molto prima di scrivere queste parole.
Ho letto diversi comunicati sullo stupro di Parma e ho sentito il bisogno di raccontare una storia di cui sono stata in parte testimone.
Conoscevo una ragazza, una volta, che si sfogò con me: era andata a letto con alcuni “uomini” che si conoscevano tra di loro e che, tra di loro, avevano parlato delle loro esperienze con lei, consigliandola anche a certi loro amici che senza farsi troppi problemi l’avevano contattata dicendole che girava voce che fosse molto carina.
È una storia come mille altre, e sicuramente è meno grave di tante, ma presenta alcuni dettagli interessanti.

Immaginate di avere un’amica ventenne che ha una vita sessuale libera e serena, e nell’ambito di questa vita libera incontra uomini più grandi che si dichiarano grandi antisessisti, grandi antifascisti, grandi compagni, qualcuno di loro organizza pure attività in diversi spazi sociali. Questa ragazza si fida, li frequenta senza farsi grossi problemi, con un paio ci va pure a letto: spesso a vent’anni si è ingenui, si subisce un po’ il fascino della persona più grande e che si fa portavoce dei nostri stessi ideali. Lo scontro con la realtà, in questo caso, avviene quando alla ragazza arrivano diverse voci sul fatto che “si dice che sia molto carina”, sul fatto che queste persone (che con lei si erano raccomandate sulla massima discrezione) abbiano parlato tra loro di quanto avvenuto e sul fatto di non essere l’unica ragazza trattata in questo modo. Il tutto affiancato da un giudizio morale silente, in fondo era lei che si era messa in questa situazione, quindi non poteva lamentarsi di nulla.
Credo che chiunque di noi, uomo o donna, a 15, 20 o 40 anni, si sentirebbe umiliato all’idea di essere dipinto come un oggetto tra i tanti da consigliare ad un amico, come una serie tv o un paio di scarpe.

Che cosa c’entra questa storia?
Io penso che sia necessaria una riflessione approfondita sul sessismo nei cosiddetti movimenti, perchè il “silenzio preoccupante e sottovalutato” di cui si parla nel comunicato non riguarda solo i fatti raccapriccianti di Parma.
Riguarda la storia della mia amica, delle altre ragazze trattate così, e sicuramente riguarda mille altre storie di cui io, noi non siamo a conoscenza.

Non c’è antifascismo senza antisessismo? Ottimo punto di partenza. Riconosciamo però allora I fascisti che stanno tra noi, che scrivono i comunicati, che parlano alle “nostre” radio, e che sicuramente troveranno poco importante questo mio racconto (in fondo, riconoscere una violenza è sempre la cosa più difficile). Riconosciamoli e isoliamoli, chiamiamoli con il loro nome: sono dei fascisti, sono delle merde, e tolgono credibilità a istanze importanti.
Se non lo faremo, tra qualche anno ci renderemo conto di non aver combattuto abbastanza perchè fatti ignobili come quelli di Parma non si ripetano mai più.

Ps: Non so più nemmeno dove sia e cosa faccia la mia amica. Paralizzata dalla vergogna, dal disgusto e dalla sensazione di essere stata lasciata sola ha tagliato i ponti con chiunque avesse a che fare con questa storia, anche in minima parte.
Ti chiedo di restare anonima anche per questo, temo che sia già una violazione averti raccontato questa storia, voglio che in nessun caso qualcuno possa risalire a lei. Spero che ora stia bene e spero che tra le persone coinvolte in questa storia, qualcun* stia leggendo, si riconosca e si vergogni.

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