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Quando la bulla è una professoressa

Lei scrive:

Cara Eretica,

Vorrei raccontarti una storia che mi è tornata in mente oggi, non so perché dopo tanto tempo. Se possibile, vorrei rimanere anonima.

Quando ero alla scuola media ho avuto a che fare con una bulla, il punto è che non si trattava di una compagna, ma di una professoressa.

Non ho mai capito perché mi avesse presa di mira, non ero una studentessa difficile, ero una bambina timida e studiosa, la classica secchiona. Non facevo confusione coi compagni, non rispondevo male, facevo sempre i compiti e non ero mai impreparata. Eppure lei puntualmente mi mortificava e mi umiliava.

Mi ricordo quando, in gita a Vienna, presi freddo e in piena notte mi svegliai con la nausea e i brividi. La mia compagna andò a chiamare aiuto e io mi sentii ancora peggio quando vidi arrivare proprio lei. Il giorno dopo un’amica mi disse che la professoressa mi stava prendendo in giro assieme ad altri studenti e docenti. Puoi solo immaginare come mi sentii per il resto della gita.

Era sempre così, una frecciatina dietro l’altra. Ero una bambina allegra alle elementari, sono uscita dalle medie triste e insicura.

Una volta, davanti a tutti, mi disse che lei temeva per il mio futuro, perché al primo colloquio di lavoro me la sarei fatta sotto. Mi sentii gli occhi di tutti addosso, le risatine, volevo sprofondare. Non avrebbe potuto, fosse stata la sua preoccupazione sincera, parlarmi in privato? Ricordo quel momento come se fosse ieri, tanto fu una sensazione bruciante.

Oggi vorrei dire a quella professoressa che non solo non me la sono mai fatta sotto, ma mi sono laureata, ho vissuto e lavorato all’estero in Europa per anni e ora sono in America, dove ho ripreso a studiare e allo stesso tempo lavoro per un College. Ho 31 anni, ma mi ricordo bene di lei e ricordo bene il buio in cui mi ha gettata, la depressione che ho affrontato da sola durante la mia adolescenza, il non sentirmi mai all’altezza. Voglio dirle che spero sinceramente che non insegni più, perché ci sono tante bambine e bambini fragili che potrebbero non sopportare un trattamento simile. Spero che non insegni più, perché ci sono tanti insegnanti meritevoli e appassionati a cui lasciare il posto. Per anni ho cercato di capire quale fosse la mia colpa e l’ho capito solo oggi: non avevo nessuna colpa. Il problema era tutto suo, professoressa, che si sentiva gratificata a umiliare una bambina.

Il bullismo è una brutta bestia, è anche peggio quando il bullo è chi ti dovrebbe proteggere e guidare. Penso che la mia storia sia tutt’altro che fuori dal comune e spero che tutti coloro che, come me, ci sono passati siano riusciti ad avere la forza di rialzarsi e reagire.

Grazie

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Comments

  1. Ciao! Grazie del tuo racconto. Anch’io ho avuto una maestra bulla alle elementari; ricordo che incitava gli/le altr* bambin* a prendermi in giro perché ero “lento” (ma non ero la sua unica vittima,anzi…). Hai ragione a dire che è una storia comune, ti dico solo che i momenti più traumatici della mia vita e i miei blocchi di oggi sono dovuti in massima parte a un paio di figure “educative” bulle che ho incontrato sul mio percorso. La scuola è un’istituzione tra le più violente, ma è quasi un tabù dirlo.
    Comunque sono rimasto lento ma sono diventato educatore, e anarchico.
    Ti abbraccio 🙂

    • “La scuola è un’istituzione tra le più violente, ma è quasi un tabù dirlo.”
      Amen.

      Anche io ho avuto una maestra bulla alle elementari. Mi ricordo come ieri la tiritera che mi ripeteva: “sei lenta, sei stupida, sei inutile, sei grassa.” ogni giorno un insulto diverso, a volte anche due. Pubblico, ovviamente.
      Ora ho quasi 22 anni e vivo, lavoricchio e studio con successo tra la Francia e la Svizzera e quando torno nel mio paese natale per qualche ragione e la incontro per strada non ha neppure il coraggio di guardarmi in faccia.

      I bulli sul lungo periodo e di fronte ad un carattere forte perdono sempre. Questo è assodato, ma quello che molti non capiscono è quanto sia difficile sopportarlo quando si è piccoli (e indifesi, almeno in una discussione), e soprattutto quanto sia più difficile sopportarlo quando è un insegnante/adulto ad umiliarti così.
      Lasciano delle ferite inimmaginabili.

  2. Grazie per questa condivisione personalissima!

  3. Purtroppo con gli insegnanti – così come con i genitori, i colleghi, ecc. – è un po’ come giocare alla lotteria: te ne possono capitare di stupendi come di terribili…

    Spesso persone del genere sono le prime ad aver subito trattamenti simili, ma invece di affrontare i propri aguzzini e/o lasciar perdere, si rifanno a propria volta su chi si trova alla loro mercé.

    Sono contento che tu ce l’abbia fatta, nonostante tutto.

  4. coraggiosa testimonianza di una ragazza, poi diventata donna.
    Il punto è un altro, che viene chiamata “professoressa” una disagiata che non avrebbe mai dovuto
    fare quel lavoro.
    Mi spiace tantissimo, di vero cuore, per la protagonista della storia, che abbraccio virtualmente
    immaginando il dolore che ha dovuto passare ….cose da matti 😦

  5. è successo anche a me. Una mia maestra delle elementari, vecchio stampo, mi aveva preso di mira; per tutto il resto della mia “carriera scolastica” ho detestato le materie che insegnava, avevo un netto rifiuto. Non ci provavo nemmeno, non aprivo neanche il libro. Nelle altre materie riuscivo bene,e in qualche modo sembrava irritarla, cercava di sminuire anche questo.
    Ero anch’io timida sebbene non molto docile e remissiva, e le palesavo il mio rancore per quanto potevo il che non faceva che fomentarla. I miei genitori naturalmente non prendevano la cosa sul serio. Non l’ho mai dimenticato e mai dimenticherò, sarà pure un essere umano e magari una povera donna, o forse non aveva intenzioni così pessime, ma danneggiare dei bambini quando bisognerebbe essere una figura di riferimento è imperdonabile.

  6. io penso che se tu la incontrassi ora e le dicessi tutto ciò che hai scritto qui… lei invece di scusarsi ti direbbe che se sei così forte ora è anche merito suo, che col suo comportamento ti ha rafforzato, perché altrimenti saresti rimasta debole come eri prima di incontrarla.
    che lei si è comportata così per il tuo bene.
    e probabilmente ne sarebbe anche convinta.

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