L’abuso economico contro vittime di violenza di genere

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Sto tentando di raccogliere, tra i tanti messaggi che arrivano ogni giorno all’indirizzo di Abbatto i Muri, quelli che parlano di violenza di genere aggravata o indotta da dipendenza economica. Inizio una minima carrellata, qui, invitandovi a continuare a raccontare, perché è ascoltando i vostri racconti che si capisce anche quale tipo di prevenzione forse è più necessaria contro la violenza di genere.

Licia:

“ho 22 anni e abito ancora con i miei. ho provato a cercare lavoro ma non so cosa fare. da un lato voglio continuare a studiare per finire prima possibile e dall’altro sono stanca del comportamento di mio padre che è possessivo e violento e non ce la faccio più. come faccio a non subire violenza se non posso mantenermi da sola?”

R.:

“tutti discutono della violenza nella famiglia e io ho paura di essere fraintesa. io non subisco violenza perché mio padre è “straniero”, ma subisco violenza perché lui ha la stessa opinione sulle donne che ha il cretino del bar all’angolo, italiano, che tiene la moglie come schiava in cucina perché non vuole che i clienti la vedano. e prima che si aggiunga pregiudizio a pregiudizio dico che io sono immigrata di seconda generazione e il barista è veneto. si vede che quando si parla di donne sono tutti d’accordo.”

Matteo:

“sono andato via da casa a 21 anni perché mio padre e mia madre non potevano sopportarmi per come sono, gay, pacifista e pure vegetariano. forse avrebbero sopportato il gay, e anche il pacifista ma al vegetariano è andato il morso di traverso a tutta la famiglia. ovviamente scherzo ma la mia situazione è pessima. non ho completato gli studi e dopo una veloce ricerca di lavoro mi sono reso conto che l’unica scelta era la prostituzione. non è stato bello, all’inizio, perché ancora dovevo trovare la mia dimensione sessuale e fare pompini a pagamento non era l’idea che avevo del sesso appagante. poi non so cosa ne pensate voi ma ho le mie preferenze e ho preferito soddisfarne uno, con i soldi, che mi manteneva dandomi un tetto e da mangiare, invece che aspettarne cento. però non dura mai a lungo e io sono stato stupido perché non ho mai messo da parte niente. ora mi trovo senza un soldo e non so cosa inventarmi. dover essere così precario perché sono gay vale come violenza di genere?”

G.

“mi sono trasferita da un anno in una città diversa, dopo che ho lasciato un violento, stalker, che mi ha rubato fino all’ultimo euro dal conto che avevamo in comune. non c’era molto ma in parte erano soldi anche miei e non ho potuto farci niente perché lui ha sfilato i soldi col bancomat e li ha messi in un altro conto. non mi ero resa conto di niente. gli ho lasciato i mobili, ho faticato per disdire le utenze per bollette che ancora arrivano a me, oggi, nonostante io mi sia trasferita. ho chiesto come fare ma in questi casi tutti sembrano cadere dal pero. se io mi trasferisco perché lui è violento la banca, le compagnie del gas, elettricità e telefono dovrebbero accogliere la mia richiesta in fretta invece di crearmi difficoltà. invece tutti vogliono guadagnare, nessuno è responsabile di niente e io sono considerata una comune consumatrice che al massimo può, appunto, chiedere la disdetta dei contratti non senza però aver pagato quello che nel frattempo ha consumato lui in mia assenza. possibile che non ci sia niente che tuteli una donna nelle mie condizioni? mi hanno detto di denunciarlo per stalking ma sarebbe stata un’altra spesa per me che non avrebbe facilitato affatto. sono comode quelle che dicono che non devi prostituirti ma se non sai come vivere che cosa puoi fare?”

Simona:

“sono una donna, trans, e sono stata picchiata più volte dal mio ex compagno che mi ha lasciata povera, depressa e senza risorse. ho avuto la fortuna di non dover subire indifferenza dalla mia famiglia e per questo ho potuto continuare gli studi mentre portavo avanti la transizione. ho trovato un lavoro, sono andata a vivere da sola ed ero molto orgogliosa di me. poi è arrivato lui e mi ha intenerita, all’inizio, perché mi sembrava un uomo buono. non lo è. quando chiamavo aiuto, le notti in cui mi picchiava, i vicini dicevano di fare silenzio e dato che io sono trans pensavano che a casa mia si facessero le orge. un giorno avevo un livido in faccia e stavo stendendo i panni sul balcone. la vicina disse che non era bello che io mi affacciassi perché avrebbero potuto vedermi i bambini. non solo ho dovuto sopportare la violenza ma anche i pregiudizi perché se sanno che sei trans pensano che sei una prostituta e che ricevi clienti che se ti picchiano è colpa tua. una volta sono andata con l’intenzione di denunciarlo ma quando arrivai lì c’era un ragazzo giovane alla porta che si mise a ridere. chiese che cosa dovessi fare e quando dissi che volevo denunciare un uomo per violenza disse che per queste cose avrei dovuto parlare con “apposite associazioni per quellI come te”. il mio ex mi ha provocato una forte depressione e sono rimasta senza lavoro perché ci sono tante persone che hanno bisogno e la depressione non è nemmeno vista come una malattia. a chi può chiedere un aiuto economico una persona come me? ve lo dico io: ai genitori, se li hai, o niente.”

F.

“mi limito a dirti rapidamente quello che mi è successo durante gli ultimi sei mesi. non mi rinnovano il contratto, io inseguo un medico per farmi prescrivere la pillola del giorno dopo anche se so che posso averla senza prescrizione (per legge è così, no?); temo di dovermi rivolgere a qualcuno per un eventuale aborto e so che i non obiettori stanno nella città a 200 chilometri da dove sto io. reperisco la pillola, a pagamento, e se una è povera non si capisce perché dovrebbe pagare per una pillola del giorno dopo. penso che mi è andata di lusso perché ormai sono abituata a pensare che non mi spetta nessun diritto e solo perché leggo pagine come la tua mi rendo conto che mi spettano eccome anche se non so a chi chiedere. con chi mi incazzo se non ho lavoro e se devo pagare la pillola del giorno dopo? un antiabortista direbbe che sono fatti miei e io penso che se mi trovassi davanti a un antiabortista mi tratterrei a stento dal mandarlo a fare in culo. volevo rinnovare l’iscrizione all’università per quest’anno ma senza soldi non ho potuto farlo. pagherò con gli interessi tra un anno, se ho fortuna. detto con estrema calma: quando i governanti dicono che stanno facendo il bene del popolo di quale minchia di popolo stanno parlando?”

  • scriveteci, abbattoimuri@grrlz.net – noi siamo qui. Ed ecco perché il femminismo o è intersezionale o non è. se non hai coscienza di classe, oltre che di genere e “razza”, di che prevenzione antiviolenza parliamo?

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  1. […] Sorgente: L’abuso economico contro vittime di violenza di genere – Al di là del Buco […]

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