Il mio sex working per sfuggire alla violenza del mio ex

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lei scrive:

cara eretica,

ti scrivo perché vorrei riflettere ad alta voce e con te su quello che mi riguarda nella vita, adesso, nel presente. mi sento vulnerabile, amante di me stessa, godendo di sensazioni che pensavo defunte, ho rivisto me dieci anni fa, quando ero vittima di un uomo che mi ha resa vecchia, stanca, e per fortuna poi, invece, disponibile a ricominciare, dubbiosa, incerta, insicura, ma convinta che non avrei voluto un futuro fondato su quelle basi. ho immaginato me tra molti anni e ho avuto il terrore di scorgermi ancora immobile, arroccata in una posizione vittimista e statica, “sicura” ma priva di significato. mi sono sentita mancare il fiato e così sono partita, ho fatto una valigia riempita di cose strettamente necessarie e sono andata via, senza una parola, senza salutare nessuno.

lo so che gli affetti sono una radice che fa bene al morale e alla vita ma per me quegli affetti erano diventati una prigione. se solo avessi detto delle mie intenzioni qualcuno avrebbe voluto fermarmi, mi avrebbero detto di essere una pazza, totalmente disancorata dalla realtà. invece mi sono ritrovata con questa valigia in mano, una meta quasi sconosciuta, l’idea di un lavoro che mi ero ripromessa di fare prima o poi, con la convinzione per cui senza indipendenza economica non avrei fatto un bel niente nella vita. come si fa a lasciare un uomo violento se non hai un soldo e lui possiede il lucchetto di tutte le cose che riguardano anche te?

a volte penso che sono pessimista e un po’ cinica perché non credo sia giusto affidare se stessi a qualcuno che un giorno è quello di cui ti fidi ma il giorno dopo ti si rivolta contro, per qualunque ragione, abbandono, ripicca, risentimento, stalking, ossessione, tentando di rubare notizie sul tuo privato per farle diventare un’arma puntata sul tuo cranio con la minaccia di fartelo esplodere da un momento all’altro. perciò io vedo il giusto, di me, perché ho anche l’abitudine a non scaraventare addosso all’altro i miei problemi. sono cose mie e di nessun altro e la mia privacy è sacra, talmente sacra che farei di tutto per mantenerla integra, per non lasciare che qualcuno possa farmi male, dirmi come vivere, ricattarmi.

il mio ex mi ha minacciata in ogni modo possibile, con l’intento di distruggermi, malato di possesso e anche di quel che consegue alla perdita di potere. Non lo temevo, io non lo temo, e me ne frego di quello che può o non può fare, perché nulla mi riporterà da lui. Ho incontrato, in questa nuova città, una donna che avevo contattato per una stanza in affitto per qualche giorno. E’ finita che ci sono rimasta perché mi ha proposto di lavorare con lei. gestisce un night club con esibizioni di spogliarelliste, burlesque, e cose molto belle. ho dovuto imparare tutto quello che so e valorizzando i miei punti di forza sono diventata brava, direi.

il mio ex lo ha scoperto e non so come è riuscito a reperire alcune foto delle mie esibizioni. le ha distribuite per tutto il quartiere e anche ai miei, fratello, padre e madre, nipoti, cognata, che ovviamente hanno pensato che io fossi la persona più infelice della terra. mio fratello è corso a salvarmi e gli ho detto che sto bene dove sto e non convinto e tornato indietro, però gli ho anche raccontato del male che mi ha fatto il mio ex e che il mio lavoro mi permetteva di fare progetti per il futuro e di non dover ingraziarmi nessuno con fellatio di bocca o di anima.

sono ancora qui che lavoro e oggi mi sono ricordata di com’ero, guardando una mia vecchia fotografia, e io non mi riconosco, non so proprio chi sia quella donna così triste e senza via d’uscita. mi sento vulnerabile e dico a me stessa che forse non l’ho superata. non voglio impegnarmi. non voglio neanche figli perché vedo l’effetto che hanno nelle vite di tante mie amiche. non voglio molte delle cose che hanno alcune donne che conosco. sto bene così. ci sono io, c’è il mio corpo, tra altri bellissimi corpi che raccontano il desiderio e l’erotismo vecchia maniera. sto bene così e vorrei dire che quello che faccio mi è servito a uscir fuori dalla violenza, ed è per me un percorso di emancipazione importante, che altre ci credano o meno.

almeno tu, voi, ditemi che mi capite, perché mi sono stancata di spiegare perché considero la mia vita attuale un percorso liberatorio e perché faccio questo lavoro che in fondo mi piace molto così come mi piace moltissimo piacere. ditemi che ci siete e certamente ci sarò anch’io. per sempre.

Alice

Comments

  1. Io sono veramente felice per il risultato da te ottenuto nella vita e’ un meraviglioso riscatto, credimi nessuno più di me può capirti perché più o meno o vissuto una esperienza come la tua. Sicuramente tu sei molto più giovane di me io ora ho 52 anni e vorrei darti un piccolo consiglio da amica. Il bellissimo corpo purtroppo non dura in eterno. Continua pure a fare la tua vita che ora ti sta dando le tue belle soddisfazioni, ma non fermarti!!! Pensa che il tempo passa con gli anni cambiamo i desideri e i valori , quindi inizia a costruire altre cose, persone ,sentimenti amori che in un futuro saranno indispensabili. Ripeto io mi sono ritrovata a 45 anni con un corpo oramai non più giovanissimo e tutto mi e’ crollato ho sentito la necessità di avere rapporti più profondi dare e ricevere amore in tutte le sue sfumature mi posso ritenere fortunata perché a 52 anni sono riuscita a costruire anche quelli ( ma quanta fatica!) tu mia cara inizia molto prima. Ti auguro tutto il bene possibile. Un abbraccio

  2. Cara Alice,
    Sì che ti capisco! Hai avuto il coraggio di riappropriarti di te stessa! Penso che sentirsi vulnerabili, purtroppo, sia parte della nostra resistenza alle oppressioni che quotidianamente viviamo.
    Leggendoti ho ripensato a quando (non molto tempo fa) ho deciso di lasciare il mio fidanzato (che era anche un compagno di lavoro). Era geloso e possessivo, ma questo non era evidente alle amiche e agli amici che avevamo in comune…era evidente solo a me.
    Quando mi sono resa conto che il mio corpo stava per non essere più mio, l’ho lasciato..perdendo contemporaneamente amiche e amici in comune (con cui stavo condividendo esperienze di lavoro): solo uno di loro mi ha chiesto come stavo, le altre e gli altri si sono curat* solo di lui. Da un giorno all’altro ho perso un gruppo di persone che credevo amiche e un gruppo di lavoro al quale avevo dato tanto.
    Eppure la sensazione di tornare a respirare, di poter decidere del mio corpo, dei miei vestiti, dei miei interessi mi ricorda ogni giorno che ho preso la decisione giusta!
    Anche se a distanza, ti sono vicina!

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