Sex work. Siamo tutte un po’ prostitute

ombrelli rossi del festival

da KeradinotteBlog:

Da un po’ di giorni si parla spesso di prostituzione e tratta (per me sono due cose diverse, come “contadino” e “schiavo del caporalato”), soprattutto lo fanno persone che non hanno avuto a che fare se non con la seconda delle realtà, che sia per documentazione personale o attivismo. Mancano i racconti di chi è dall’altra parte, e quando ci sono vengono considerati fasulli .

Bene.

Ci sono quindi diverse realtà, c’è il sex work (così vogliono che si dica le operatrici e gli operatori, così dico), e c’è la tratta, che è un fenomeno orribile e che coinvolge un cospicuo numero di donne che vengono imbrogliate e poi letteralmente rapite. Lo sappiamo e ci sono tanti libri e dossier che ne parlano. Una cosa terrificante.

All’interno del sew work ci sono gli operatori e le operatrici del porno, con tutti i suoi derivati vari ed eventuali, e poi ci sono le donne che liberamente si prostituiscono, perché abbastanza belle e furbe da poterselo permettere. Guadagnano molto e accettano pochi clienti alla settimana. Un buon racconto ci proviene dalla famosa Belle de jour, Brooke Magnanti, da cui il famoso blog, poi un libro e successivamente una serie tv. Anche questa storia la conosciamo bene. Sono poche, ben nascoste perché lapidate moralmente e non godono dei diritti che meriterebbero.

Ma c’è una storia che non sento/leggo mai raccontare, ed è quella delle donne che lavorano nei night (in realtà ci sarebbe anche quello delle studentesse con lo sugar daddy, ma non conosco quel mondo). Io nei night ci ho lavorato per anni, prima come cantante poi come cameriera, ed  è un mondo che conosco. Quindi vi racconto un po’ di cose.

Ci sono night che funzionano come macellerie, certo, e clienti cafoni che ti chiedono quanto prende quella, e quella, e quella… guarda, dicevo, se non ti sprechi nemmeno a offrire una bevuta dubito tu ti possa permettere di portar fuori “quella”. La bevuta era un tempo variabile, di 15 minuti, 20, 30, in compagnia con la entreneuse. Per portare fuori la entreneuse, a mangiar qualcosa, ballare, scopare, si paga il corrispettivo delle bevute (o consumazioni) che si sarebbero pagate nel locale.
Il cameriere (più spesso uomo che donna, per motivi che spiegherò) deve essere velocissimo allo scadere del tempo a chiedere al cliente se vuole continuare a offrire da bere alla ragazza, quindi portare il drink e continuare a far andare avanti il tempo. Ma cosa accade il quel tempo, ve lo siete chiesto?
Accade la maniera di prostituirsi cui non pensate mai.

Le ragazze più brave hanno 5 – 6 clienti con i quali recitano la stessa farsa: sono povera, ho tot parenti da mantenere in Georgia, Romania, Estonia, Cuba eccetera, devo pagare questo e quello. Fanno le innamorate, i fessi pagano. Alcune ci escono anche il pomeriggio, dove fosse possibile (alcuni locali sono intransigenti con uscite diurne, perché non pagate al locale, ovviamente), e si fanno comprare scarpe, giacche, vestiti… telefoni… si fanno pagare l’affitto e le bollette…
Tutto questo moltiplicato per 5 – 6.

Chiaramente molti di loro non sapevano, non volevano sapere, di non essere i soli. Quindi la ragazza dava appuntamento al locale ad ognuno di loro in orari diversi. A tenere lontani i vari fessi ci pensavo io. Una volta non ho fatto in tempo ad acchiappare il tipo e ho assistito alla scenata di gelosia più stupida mai vista.

Direte: e perché accettano il loro continuare a lavorare al locale, se sono gelosi? Beh è chiaro, la maggior parte di loro è sposato. Cosa ci fanno con una ragazza tirata fuori dal locale?
Certo alcune hanno trovato uomini che, davvero impazziti per loro, le hanno aiutate, offrendo loro un lavoro. Ma poche accettano. Questa farsa fa guadagnare molti soldi in pochi anni, e facendo “la fidanzata”, nemmeno solo per quella cosa che considerate così terribile, il sesso, bensì per uscire, viaggiare, mangiare in ristoranti di lusso.
Ovviamente le ragazze sono libere di scegliere il pollo.

Ma cosa pensano questi uomini? Sono tutti così terribili come dice l’Huffington post? Certo, quelli che vanno con le donne che si trovano per le strade, senza ombra di dubbio tutte schiave, sono molto probabilmente così, se non altro perché non è possibile avere dubbi sul fatto che quelle donne siano schiave. Ma la prostituzione ha tanti volti, e uno lo abbiamo coltivato noi stesse. Sì proprio noi. Femministe con la vagina rinforzata, col cervello snello, col culo quadrato dallo studio.
Gli uomini che fanno “i regalini” alle donne del night hanno mogli che li perdonano per le scappatelle al brillìo di un girocollo, al fruscio di una pelliccia. Mogli che potrebbero lavorare ma non lo fanno, nemmeno quando i figli sono cresciuti, semplicemente perché non ne hanno voglia e stanno bene a chiedere i soldi al marito. Sono uomini che hanno conosciuto le principesse dalla portiera aperta, e gli stereotipi sulle donne che vogliono scarpe, solo scarpe, tante scarpe, e mai pagate da loro.

Se ci parli ti dicono che, ad uscire con una donna conosciuta fuori da lì, devi comunque offrire la cena, i fiori, i regali, un fine settimana fuori. Mantenerle, se le sposi. E quindi perché non farlo con loro, che sono così dolci e premurose (attrici fenomenali)? Hanno bisogno, e in fondo potrebbero scappare quando vogliono. Ed è vero. Potrebbero. Ma si sono fatte due conti ed è meglio farsi dieci anni così che trenta negli alberghi a pulire i cessi e sorridere a sporcaccioni che li lasciano sporchi di merda, e non si lavano i piedi prima di coricarsi, riempiendo il letto di sabbia.

E parlo per vita vissuta, in quest’ultimo esempio. Io stessa ho preferito fare la cameriera nei night per 50 euro a notte, trattata meglio di come venissi trattata nei pub per 35. E vi posso assicurare che nei night il culo non me lo ha mai toccato nessuno, nei pub sì.

Vi starete chiedendo per quale motivo non mi sia prostituita anche io, se è così bello. Tranquilli, me lo hanno già chiesto. Innanzitutto non dico sia bello. Dico che molte donne (e molti uomini. Nelle discoteche ne ho conosciuti diversi, e pagati dalle donne) decidono di fare questo perché una persona, non so voi, ma generalmente una persona deve guadagnarsi la pagnotta. E qualcuno decide di fare questo.
Io sono una pippa a recitare. E non sono mai stata tanto bella da poter chiedere 500 euro a botta come Belle de jour e commari/compari.

Onestamente, non ne avrei proprio il fegato, perché a prostituirsi in questa maniera ce ne vuole uno grosso così. Ti raccontano delle mogli che non gliela danno più, del capo, dei figli, sei la spalla che non hanno altrove. No non li sto giustificando, sto cercando di spiegare che siamo tutti vittime della cultura patriarcale, e non possiamo generalizzare condannando qualcuno solo perché fa qualcosa che noi non faremmo.

Quegli uomini trovavano una scappatoia? Ma certo.
Sapevano, in fondo, tranne quelli proprio impediti, di star pagando tutto quell’affetto, e anche quel sesso? Ma certo.
Però erano convinti di dover comunque pagare le donne, perché nella loro testa le donne vogliono che si paghi per loro. E guardate che quando me lo dicevano, quando lo dicevano a me femminista dura e pura, che però consideravo “galanteria” il farmi pagare il conto, versare il vino e tutte le stronzate, mi sentivo bruciare dentro.
Perché avevano ragione.

È tutta una cultura fatta in questo modo, e non la possiamo cambiare colpevolizzando tutti i clienti delle sex workers, senza fare distinzioni, dobbiamo cambiarla dentro di noi. E non la cambieremo finché non facciamo una profonda analisi in tutti gli atteggiamenti che non ci rendiamo conto essere, in fondo, prostituzione, quando crediamo siano galanteria. Finchè condanneremo la prima sognando la seconda. Non la cambieremo colpevolizzando chi come me dice che ci si deve guadagnare la pagnotta e qualcuno decide di guadagnarla facendo pompini. Non la cambieremo se continuiamo a fare differenze tra chi lavora con le braccia alzando massi e chi lavora con le braccia infilandole nell’ano di un cliente.

Non la cambieremo credendo sia diverso dover sorridere a un maleducato facendo i cocktail e dover sorridere a un arrapato facendo lap dance.

Tutti vendiamo parti del nostro corpo per campare, e se non vi siete mai trovate nella condizione di farci un pensierino, perché non siete mai state totalmente nella merda, non posso far altro che invidiarvi. Ma non giocate a sentirvi migliori e nemmeno a sentirvi paladine/i di chi non ve l’ha chiesto.
Perché quelle donne, credetemi, a quelle come noi ridono in faccia.
Che abbiamo voluto l’emancipazione e stiamo qui a rimboccarci le maniche. Poi ci sentiamo principesse se il tipo ci apre la portiera della macchina. Illuse. Incoerenti.

Qui un buon dossier, se voleste saperne di più.

Qui un altro articolo interessante

Leggi anche:

Al corteo troverete gli ombrelli rossi dei/delle sex workers

Comments

  1. Grazie per il contributo. Ottimi spunti di riflessione.

  2. Massimo rispetto per le prostitute, ma io non mi faccio aprire la portiera da nessuno, ché le mani per fortuna mi funzionano ancora, e il conto , se non offro io, lo pago sempre a metà. E non voglio che nessuno mi aiuti a portare borse o valigie, ché se pesano troppo, peggio per me che le ho riempite troppo. La galanteria, non la prendo proprio in considerazione.

    • Mi sembrava ovvio che, chi ha già compiuto questa riflessione, non fosse compresa nell’invito. È una generalizzazione sulla cultura, non su di voi prese singolarmente. Sarebbe impossibile definire singolarmente l’evoluzione di pensiero.

  3. Un altro bel post. Grazie🙂

Trackbacks

  1. […] la differenza tra sex work e sfruttamento […]

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