#Antiviolenza #Brand: Wycon dona ricavato a un CAV

immagineCarlotta scrive:

Cara Eretica,

Seguo la tua pagina facebook da relativamente poco, e ti scrivo a seguito del post in cui chiedevi di tenere d’occhio iniziative di marketing che distorcono la lotta alla violenza di genere ai fini di vendita.
Ebbene, di recente io mi sono imbattuta nell’immagine che vedi (sopra).

Sarebbe un mascara il cui ricavato dalla vendita andrà ad un ospedale che si occupa di assistenza a gestanti vittime di violenza.

Non me ne intendo di comunicazione e marketing, né di come siano da affrontare correttamente le discussioni riguardo la violenza di genere, ma tenterò di elencare la lunga serie di elementi per me disturbanti che ho trovato girando intorno a questo prodotto.
La prima: il suo nome. Giuro che la prima roba che ho pensato quando l’ho letto, è stato “Ah, sarà qualcosa per chi ha problemi di allergie”. E invece no, è semplicemente l’ennesimo esempio di messaggio in cui la donna piange, dipinta come vittima fragile e indifesa.

La seconda è l’ovvia scelta del colore rosa come sfondo. Leggo qui dove l’azienda descrive il prodotto: https://www.wyconcosmetics.com/it/charity-program/no-more-tears delucidazioni sul motivo per cui s’è pensato a quella tonalità: “un Mascara e un Eyebrown dal packaging rosa, un omaggio al femminile per una bellezza che va oltre lo specchio.”

Alla mia femminilità gli omaggi piacciono più di colore blu, o arancione, o verde: il rosa mi urta proprio…
Non colgo neanche come la bellezza data da un mascara possa andare oltre lo specchio, ma questo forse è una mia personalissima e opinabile idea.
Ma va beh, “tutti i gusti son gusti” e andiamo avanti.

Restando ancora sul testo che presenta questo articolo. L’ho letto e riletto, lo trovo sbagliato in ogni singola riga ma per ora mi soffermo solo sulle affermazioni che trovo più gravi.
Cito: “la gravidanza è prima di tutto un viaggio al femminile, un percorso fatto di strade buie ed incerte, ma se qualcuno ti fa luce, l’uscita per la felicità si trova in fretta”.

Io la tradurrei così: “la gravidanza è roba da donne, che da sole non ce la farebbero ma se qualche anima pia si degnasse di dar loro una mano, allora diventerebbe un’esperienza felice.”
Azzardo che implicitamente si percepisce che il “qualcuno che fa luce” dovrebbe essere l’uomo.
Sbaglio io a pensare che una gravidanza riguardi parimenti entrambi i genitori? O che possa interessare anche solo ad uno dei due (non necessariamente alla donna)? O che un genitore single possa bastare a se stesso, senza aver per forza bisogno del qualcuno che faccia luce, per essere felice? O che la gravidanza debba per forza avere un’uscita sulla felicità?

Andando avanti nel testo, si legge poi: “L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) segnala come la gravidanza sia uno dei fattori scatenanti della violenza contro la donna”.
Qui chiedo: è vera questa informazione? Sono semplicemente ignorante in merito. Davvero ci sono donne che subiscono violenza solo dopo la fecondazione? E’ la primissima volta che sento dire una cosa del genere: finora ho sempre pensato che le donne subissero violenza solo in quanto donne, non in quanto future madri, e che eventuali segnali di un partner violento si trovino da ben prima della gravidanza. Ripeto, questa è mia ignoranza e ringrazio chiunque mi dia informazioni in più su questo punto.

Poi ancora: “Se il periodo dell’attesa dovrebbe essere caratterizzato da sentimenti di gioia e serenità, spesso si trasforma in attimi di violenza e maltrattamenti, mentre le mura domestiche fanno da silenziatore. Percosse, aborti indotti, interruzioni di gravidanze, violenza psicologica: il gap sta nell’assoluta certezza che chi crea sia anche disposto a far vivere, che davanti ad un test positivo ci sia sempre un abbraccio e non una porta in faccia.”

Perché l’interruzione di gravidanza sta buttata là così? Che c’entra coi concetti che stanno a fianco? Per non parlare dell’eresia che viene dopo i due punti. Dove sta scritta questa fantomatica “assoluta certezza che chi crea sia anche disposto a far vivere”? Davanti ad un test di gravidanza positivo non ci sta prima di tutto la libera scelta se portarla o meno a termine, a prescindere dagli abbracci e/o dalle porte in faccia?

Arriviamo alla chicca finale: “Ecco perché WYCON cosmetics decide di asciugare simbolicamente le lacrime in più e coprire gli occhi arrossati”.
Certo, niente meglio di un bel trucco e parrucco per far sparire le tracce della violenza e tornare belle e splendenti come nulla fosse successo. Sia mai che qualcuna decida di esibire con fierezza i segni delle battaglie che ha vissuto: sarebbe di cattivo gusto.

Ovviamente, questa iniziativa fa vendere di più non solo la Wycon, ma pure quello che le gravita intorno, come succede per questa nota rivista di moda: http://www.tustyle.it/bellezza/wycon-no-more-tears-mascara-contro-violenza-donne-2016/
Che propone l’iniziativa nella sezione “Bellezza”: di nuovo, il focus in realtà sta sulla vendita del prodotto (anzi, dei due prodotti: rivista e cosmetico), e non sulla realtà che questo mascara supporta (come l’articolo vorrebbe far pensare).

Chiudo qui il mio pensiero. Non lo so, come dicevo non sono un’analista dei fenomeni della pubblicità, non sono una giornalista, sono solo un individuo puntiglioso che osserva il mondo con un senso critico forse fin troppo spiccato, e che a scuola a dire il vero non se l’è neanche mai cavata granché bene negli esercizi di comprensione del testo. Spero quindi che arrivi qualcuno a dirmi “no guarda tu non hai capito niente, in realtà il messaggio non andava letto così come l’hai inteso”, o che comunque arrivi qualsiasi altra opinione in merito che mi aiuti a capirne di più.

Nel frattempo, ringrazio di cuore per l’attenzione e auguro una buona lotta a tutto il popolo di Abbatto i Muri.

A questo proposito ci scrive anche Marta che dice:

“Vi devo assolutamente segnalare l’iniziativa di Wycon, che sembrerebbe avere fini diversi da quelli che si possono leggere! I soldi guadagnati dalla vendita di questi prodotti andranno ad un’associazione cattolica pro-vita ed anti abortista, non ai centri contro la violenza sulle donne. (…) Vi allego dei files per farvi capire meglio di che si tratti.”

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La lotta alla violenza di genere include anche quella per il rispetto delle libere scelte delle donne. Se una donna sceglie di abortire e qualcun@ evita di rispettare quella scelta, se non si assiste una donna nel corso di una interruzione di gravidanza, se i consultori non fanno più da supporto per le donne che vogliono abortire, se gli obiettori lasciano che una donna che abortisce lo faccia da sola e se un farmacista si rifiuta di dare una pillola del giorno dopo, questo è violenza di genere.

Voi che ne dite?

Comments

  1. «Davanti ad un test di gravidanza positivo non ci sta prima di tutto la libera scelta se portarla o meno a termine, a prescindere dagli abbracci e/o dalle porte in faccia?». No, nient’affatto. Questa libera scelta non è contemplata né nell’ordinamento italiano né nella maggior parte degli ordinamenti europei. La legge 194/1978 stabilisce che per non poter portare a termine la gravidanza debbono sussistere rischi per la salute. La modalità di accertamento dei medesimi rischi nei primi tre mesi è talmente blanda da consentire, di fatto, l’IVG incondizionata: questo non vuol dire che le cose giuridicamente (giuridicamente significa rispetto al diritto) stiano così. Anzi, la legge esclude espressamente, addirittura nell’incipit, che l’IVG possa essere usata come metodo di controllo delle nascite.

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