#MascolinitàFragile: lontani dal modello machista, noi esistiamo

lacrima

Dear Eretica,

Ti scrivo per aggiungere un sassolino alla campagna mascolinità fragile.

Ti scrivo oggi dopo essere stato paralizzato ed incapace di lavorare per tutta la giornata. La mia ansia e la mia depressione forse dipendono dalla prematura scomparsa di mio padre, forse dagli abusi sessuali subiti da un vicino quando avevo poco più di otto anni, anche, e poi dalla solitudine e dalle difficoltà del quotidiano. Ti scrivo adesso, dopo avere, finalmente, pianto, avendo desiderato di piangere per tutta la giornata senza riuscirci. Senza riuscirci perché l’idea di piangere in pubblico attiva la mia modalità stoica e blocca qualsiasi emotività. Occhi asciutti, singhiozzo scomparso, ma mai scomparso davvero, nascosto, rimosso, per un po’. Perché non basta essere chiuso da solo in un ufficio o solo nella propria stanza o per strada in mezzo agli sconosciuti per scacciare il timore di essere visto piangere. I colleghi potrebbero sentire attraverso il muro, così i coinquilini, e come gli sconosciuti per strada, giudicare. Dico giudicare, ma è una mia razionalizzazione di quello che sento, che posso esprimere meglio solo come una sensazione di oppressione fisica a nascondere, a dissimulare, ad asciugare le lacrime e a fingere di sorridere.

Penso, forse sono io. Questa è una mia necessità. Poi però, aiutato anche dalle tante riflessioni lette sul tuo blog, non posso fare a meno di pensare che questa è, almeno in parte, la conseguenza di uno stereotipo di genere. Uno stereotipo che io vivo e ho interiorizzato. Perché penso alla mia collega che qualche giorno fa piangeva in ufficio perché le mancava il compagno da cui si é separata. All’altra collega che piangeva a Natale, anche lei per solitudine. E penso é normale, che c’é di strano? Una ragazza che piange. Io però, nella stessa situazione, nella stessa solitudine, non piango, non in pubblico. E così, non ho mai visto un collega e nemmeno un amico maschio piangere. Non sarebbe normale vederlo. Normale, nel senso di frequente, atteso. Non succede e cosi` non succede a me. Sono i miei colleghi uomini tutti felici e sereni?

Io certo non sono, per tante cose, un “maschio” come la società attorno a me si aspetta. Sono un uomo “non stereotipato” come mi definiva la mia ex. Perché ho sempre detestato il calcio, passione principe di molti, moltissimi maschi italiani. E l’ho sempre detestato per questo spirito da spogliatoio e di fratellanza idiota, dove puoi fare la pace con i nazisti, la squadra del cuore é la stessa. Perché detesto il sessimo dei miei amici che si inviano foto dei profili facebook di amiche e conoscenti o che commentanto qualsiasi persona dal punto di vista sessuale e della scopabilità. Perché non sopporto il collega cattolico che pensa sia figo scopare in giro, se lo fa lui, ma le tipe che si concedono troppo spesso e facilmente sono troie. Se poi hanno la perversione di volerti penetrare orrore! Sarai mica frocio! Perché di fronte al video di youtube di un ragazzo che canta e suona non gradisco sapere che almeno “poteva chiamare un’amica a cantare”. Ancora meno il commento, fatto volendo scherzzare ma che ovviamente riflette tutta una cultura, “se lei esce smennata, stupro!” che fa il paio con la necessità di commentare e sindacare il vestito di chiunque passi, quasi ossessivamente, per rinnovare quel controllo sociale che é stato insegnato tempo addietro. 

Così come non mi piace sentirmi dire che ad una certa età con le ragazze “si conclude”. Concludessero loro. Io il sesso occasionale l’ho provato e l’ho trovato noioso e insoddisfacente. Mi eccitano le persone, le parole, le storie e le situazioni. Una volta dentro le situazioni trovo eccitante la vagina non depilata (pazzo, i peli!), che considero una affermazione di femminilità fortissima (e, per completezza e per contrasto, trovo eccitante quella depilata come simbolo di sottomissione nel gioco erotico).

Tutte parole e giudizi, detti da uomini e da donne, che si ammontichiano, formando una cultura che mi sta stretta ogni giorno di più.
Tutto questo per ribadire che sì, esistono uomini lontani, molto lontani, dal canone machista. Esistiamo. Resistiamo.

g.

—>>>Questo è un contributo di g. per la campagna #mascolinitàfragile. Inviateci storie, immagini, quel che volete, su stereotipi che riguardano il maschile e oltre. Su abbattoimuri@grrlz.net

—>>>Guarda le immagini e i meme creati per la campagna.

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