Quando ho partorito ho smesso di sentirmi una persona

Lei scrive:

“cara eretica, volevo pensare una frase sulla violenza di genere ma poi non sono riuscita a sintetizzare e allora ti mando la storia e se pensate che valga la pena condividi pure con la community di abbatto i muri. sono una donna di 39 anni e dopo aver partorito non sono riuscita a provare trasporto nei confronti di mio figlio. non volevo prenderlo in braccio, mi sono sentita espropriata del mio corpo e mi infastidiva l’insistenza dei medici e delle infermiere che continuavano a dirmi “guarda come è bello, vuole la sua mamma, non è vero che vuoi la tua mamma? e poi lo deve allattare, perché si sa che l’allattamento è necessario…” e più mi dicevano così e più mi sentivo violentata. non era una decisione, dico la verità, ma mi sentivo così e tutta la serie di stereotipi che mi hanno scaricato addosso in quelle prime giornate mi ha fatto pentire di aver fatto un figlio.

non per lui ma perché a saperlo prima che avrei dovuto affidarmi ad un sistema sanitario dell’età della pietra forse ci avrei ripensato. mi sentivo come se io non contassi più. hanno creato un clima di tensione anche tra me e mio marito, la suocera, mia madre, mio padre, perfino mia sorella, che è anche mia amica, mi ha dato la colpa di non avere l’istinto materno, di non essere una buona madre. ho pianto tanto, mi sono sentita profondamente sola, e la soluzione che hanno trovato, alla fine, era quella di imbottirmi di farmaci per l’ansia perché hanno deciso che avevo la depressione post parto. ma chi l’ha detto?

io ero lucida e la violenza che sentivo era reale. tutta quella pressione mi distruggeva e volevo un momento per me soltanto. siamo tornati a casa con questo bambino in braccio a mia sorella, mio marito che ha preso giorni di ferie (perché non esiste il congedo per i padri) per stare con lui e per fargli sentire calore. non era un mio sostituto ma era un genitore che si sentiva tale. solo dopo due settimane sono riuscita a tenerlo in braccio e non sono riuscita a raccontare questa storia su nessun forum, su nessuna pagina facebook di mamme, perché tutte sembrano nate per essere madri.

e la bellezza della maternità, l’amore che ti arriva istantaneamente, il sacrificio, il martirio, e ‘sti cazzi. e io? sono egoista? non me ne frega niente. io so che ho subito quella violenza e ancora mi sento arrabbiata per questo. provo rabbia perché domani qualcuno, mia suocera o mia madre, non so, forse racconterà sottovoce a mio figlio di questa madre di merda che non lo ha cagato quando era appena nato e lui mi guarderà come fossi un mostro.

invece vorrei avere le parole per dirglielo, per spiegargli, senza alcuna difficoltà, e vorrei dirgli che se in futuro lui e la sua compagna decideranno di avere un figlio forse sarebbe il caso che lui non dimenticasse mai che prima di essere una madre, quella donna, è una persona.

grazie eretica e tutt* per avermi dato la possibilità di raccontarlo.

Sara

Comments

  1. Cara Sara, quanto dolore nelle tue parole! Non sei un mostro, sei una donna come ce ne sono altre (e come probabilmente sarò anch’io se dovessi avere un figlio), non sempre l’istinto materno è innato, ma non tutte le donne hanno il coraggio di dirlo. Ci sono sempre aspettative elevate dovute al mito materno che quasi tutte le culture coltivano, ma la nostra in particolar modo. Una madre è sempre una donna, è una donna che ha avuto un figlio, ma rimane sempre l’individuo che era prima, forse (e non sempre) con qualcosa in più, ma di certo non con qualcosa in meno (soprattutto quando parliamo di identità).
    Ti abbraccio stretta, ricorda che anche se può sembrare, non sei sola.

  2. A me ha salvato l’egoismo, la vanità… l’egoismo di avere una figlia tutta mia, da allevare e educare, la vanità di avercela fatta… io non ce l’ho l’istinto materno, non ce l’ho mai avuto, lo ripeto a mia figlia che adesso è grande e lei mi fa: Si vede, si vede, però te la sei cavata benissimo lo stesso, io non vorrei nessun’altra. Ecco, alla fine glielo dici, le dici che di notte avevi gli incubi dove i parenti ti portevano via la figlia perché tu non eri adatta, le dici che hai sentito rimproveri, velati o meno perché “Non è così che si tira su una figlia”, perché ho sempre creduto nello “sbaglia e impara” per lei e per me. Lascia stare le aspettative degli altri, cresci questo figlio come meglio puoi, trattalo bene, e tratta bene te stessa perché ognuno è perfetto ma a modo suo.

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