Dici Terf (femministe radicali trans escludenti) e trovi le femministe della differenza

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La cosa che mi colpisce di più del post di Terragni è il vittimismo. Riporta pari pari cose spacciate per verità e recitate da Terf e Swerf note nel mondo anglosassone e le fa proprie immaginando un mondo al contrario in cui l’oppresso diventa oppressore, un po’ lo stesso gioco che fanno i maschilisti quando dicono che le donne opprimono i maschi o il gioco che fanno gli omofobi quando dicono che la lobby gay mette in pericolo il futuro delle persone etero e della famiglia tradizionale.

Terf sta per femministe radicali trans escludenti. Swerf sta per femministe radicali sex worker escludenti. Si usano spesso insieme perché le radfem anglosassoni uniscono, come oramai capita alle femministe della differenza italiane (ed è Terragni che le allinea alle posizioni delle radfem conservatrici), ostilità nei confronti delle persone trans e delle sex workers che rivendicano il diritto di vendere servizi sessuali per scelta.

Nella storia delle Terf e delle Swerf vediamo esponenti che Terragni cita come esempi di gran femminismo quando in realtà sono persone molto discusse e non perché vittime delle terribili trans, ma perché negano l’esistenza stessa delle persone trans perciò sono giudicate transofobe. Se non riconosci l’esistenza di altri individui al punto da dire che sarebbero un prodotto del patriarcato (quale delirio!) per infiltrare maschi travestiti da femmine nel movimento femminista cos’altro si può dire di loro se non che sono transofobe?

E del presunto bullismo che le Terf anglosassoni avrebbero subito c’è da dire solo  che sono state duramente criticate sui social per le loro affermazioni. Non mi risulta abbiano ricevuto minacce o che sia stata limitata la loro azione nei luoghi in cui erano solite riunirsi. So che invece, per esempio, le radfem a Londra volevano escludere dalla manifestazione femminista contro la violenza di genere le sex workers e le trans, spesso coincidenti, perché può capitare che una persona trans si prostituisca per campare e lotti per veder riconosciuto il mestiere che fa. Volevano escludere le Trans anche le americane radfem che organizzarono una sorta di raduno separatista nel senso che separavano quel che aveva la fica da quel che vagamente ricordava un pene.

Le persone trans non sono da loro neppure definite donne. Sono maschi travestiti che agirebbero nel movimento femminista per estendere il dominio del privilegio maschile dove si progetta la scomparsa della donna. Quel che vorrebbero, in poche parole, è propinarci la teoria del GENDER (brrrr – c’è un adinolfi travestit@ che vaga tra noi?) per annullare le differenze NATURALI, e per differenze naturali si intendono quelle strettamente biologiche per cui tu femmina sii beddamatre santissima e tu maschio sii nonsicapiscecosa perché le radfem non è che riconoscano un gran ruolo autodeterminato ai maschi, a meno che non si sottomettano al volere delle sacerdotesse addette alla sorveglianza del tempio.

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Perciò leggo Terragni e mi chiedo come possa ella dire che la violenza, brutalità, stia nelle femministe intersezionali o le transfemministe (e vogliamo metterci anche le postcoloniali che si oppongono al veto sul burkini?), quando in realtà la violenza testa nella negazione della soggettività delle persone trans. E’ la cultura maschilista e patriarcale che vuole i sessi divisi per ruoli genderizzati, con imposizioni di stereotipi fabbricati fin dall’infanzia e con la mutilazione degli organi genitali di bambini intersex.

E’ il patriarcato che ha scritto le regole di uomini e donne, queste ultime viste solo come vittime da salvare, buone per soddisfare l’ego dei tutori e dei patriarchi, e giammai come soggetti autodeterminati che possono scegliere per se stesse anche professioni che la Terragni non gradisce (e chi gliele impone?).

Le femministe radicali anglosassoni hanno bullizzato e violentemente attaccato donne trans che sono state scelte come simboli di emancipazione femminile. Hanno attaccato rappresentanti trans con epiteti orrendi e con tweet in cui dicevano che la trans non è e non sarà mai una donna. Perché donna lo è chi nasce con la vagina, altrimenti niente. Perciò a quel paese le sorelle trans o le donne che in realtà si definiscono uomini (ftm). Pensavo che la confusione potesse regnare nei contesti della Miriano ma in questi ultimi anni mi sono dovuta ricredere e a più riprese ho avvisato circa il fatto che il femminismo della differenza è reazionario in senso speculare e opposto al patriarcato. Identici e opposti, gli uni contro gli altri, ad usare il medesimo modello di ragionamento. Bacato. Escludente. Filosoficamente privo di aggiornamento. Farsi un update mentale non è dato a tutt* e perciò pazientemente abbiamo provato a spiegare ma siamo noi, le intersezionali, che siamo state bullizzate e insultate.

Pia Covre, presidentessa del comitato per la difesa dei diritti civili delle prostitute, è stata bullizzata e insultata da femministe radicali sex workers escludenti che l’hanno definita pappona, amica dei papponi, serva dei maschi. Io sono stata insultata a più riprese da chi ha scritto che darei il deretano ai “maschi” (evvai di terrore anale!), che sarei pagata dalla maschilisti spa, perché supporto le rivendicazioni delle sex workers e perché non sovradetermino i soggetti ma li riconosco e li ascolto. D’altronde, su scala internazionale, non ha ricevuto trattamento migliore Amnesty che per aver votato a favore del supporto alla depenalizzazione della prostituzione del mondo è stata diffamata e screditata in maniera volgarissima e quegli insulti assieme alla persecuzione online che hanno subito a cura di femministe radicali fanatiche e accanite di certo non si possono definire l’urlo dell’oppresso che si oppone all’oppressore.

Le persone trans non sono un’invenzione dell’oppressore per rimuovere l’identità delle donne. Si amplia il registro piuttosto che restringerlo, e spiace che ancora ci sia chi diffonde panico per il diverso, cosa che in definitiva corrisponde un po’ al sentimento di chi si sente autorizzat@ a trattare male le persone trans perché giudicate malate, fuori norma. Parliamo della norma eterosessuale, perché è quella la parte oppressiva, in termini culturali, ovvero quella che impone ruoli di genere alla base dei quali sta anche la violenza di genere.

Dicesi violenza di genere la violenza basata sul genere imposto alle persone. Non riconoscere le persone trans, il loro respiro, la loro faticosa e coraggiosa autoaffermazione, il loro costante sforzo di autorappresentazione, è violenza di genere. E lo è anche normare la vita di uomini e donne secondo un modello biologicamente riduzionista che non ci riconosce come individui liberi di scegliere ma tiene l’ancora salda sui ruoli tradizionalmente imposti in quanto “naturali”.

E badate bene che non parliamo di quel che dice la chiesa ma di quello che racconta il femminismo radicale anglosassone e statunitense così ossessionato dall’idea di salvare, in senso neocoloniale, le donne dei paesi poveri, quelle che stanno altrove, quelle che non vengono neppure lasciate a dirsi, parlare di se stesse, perché funzionali alla logica patriarcale e capitalista pronta a imbastire idee di salvitudine per foraggiare l’industria del salvataggio, così accanitamente intento a imporre una propria visione morale, occidentale, bianca, ricca, al punto da ignorare e cancellare le voci di quelle che dice di voler salvare.

Di quel che esprime Terragni cos’altro dire a parte che mi pare un delirio dettato dal panico (attent* al Gender!) che non poggia su alcuna ricerca, giacché non c’è studio di genere, filosofia, movimento femminista che possa sostanziare le cazzate intellettualmente e umanamente offensive, che stanno scritte in quel post. E sarebbe anche superfluo rispondere, e questa non intende essere una risposta, non fosse per il fatto che so, perché lo so, che persone colpite da tali affermazioni hanno necessità di non sentirsi sole. Persone ferite, perché il loro personale è politico e lo è ogni giorno, ogni momento in cui muovono corpo e anima ovunque, dalla famiglia, al luogo di studio e di lavoro, alle relazioni, con quello che la società giudica un fardello da scaricare nell’immondezzaio, e che come femministe dobbiamo e vogliamo accogliere perché noi – sì, noi – che non odiamo i nostri corpi, che li sentiamo come parte di noi stess*, non come trappole biologiche ma come pelle liberata, corpi di liberazione, luoghi di libera espressione, noi femministe e femministi ci sentiamo tanto più unit* alle persone trans, tutte, che ad una singola  Trans-exclusionary radical feminist.

L’ossessione per la maternità ritrovata, custodita, imposta, normata, pianificata, con la propensione di consegnare il corpo allo Stato – quale scelta è più patriarcale di questa? – per vietare quel che dobbiamo e vogliamo fare del nostro utero, inclusi i divieti sollecitati da Terragni sulla Gestazione per Altri, dimenticando che lo Stato già ci ricatta sull’aborto, sulla contraccezione, sulla gestione laica degli ospedali, sull’obiezione di coscienza che diventa morte e violenza. Violenza di genere. Tutto ciò non può diventare alibi per sparare a zero su qualunque cosa si muova a livello pratico e teorico fuori dalla religione del femminismo della diamine di differenza sessuale.

Ma che idea vi siete fatte, voi altre che pensate di essere le uniche ad averci un utero, che madri non siamo state mai? Che non conosciamo il sapore, odore, della gravidanza e il dolore di un parto? Di quale esclusiva visione madonnesca pensate di poter nutrire il mondo, manco foste adoratrici della santa madonna dell’utero Terf. Come si fa a dirsi tanto sensibili sull’essere mamme e in rapporto al corpo uterino, come se essere madri poi significasse per forza definirsi “donne” (quanti studi avete saltato!) e poi a ripetere le stronzate scritte e dette da Sheila Jeffreys del tipo:  “il trasgender è un costrutto socialmente e politicamente patriarcale (…) connesso al potere dell’etero-patriarcato”. E la nozione di gender-identity è un prodotto del “neoliberismo americano, soluzione individualistica e consumistica che alimenta il business di Big Pharma, di cliniche e terapisti e di chirurghi estetici.”

Siete serie? Quindi le persone trans non esistono? Sono un’invenzione del patriarcato? Le mie amiche Fiorella, Sonia non esistono? Sono infiltrati inviati dal patriarcato? Addirittura, per dirla alla Fusaro (ora pronobis!), tutto sarebbe un prodotto del neoliberismo? Povere vittime di questo attacco intergalattico, con peni sparsi che piovono su di noi travestiti con tutù rosa, per essere “accattivanti” e metterci le une contro le altre. Sono maschi, perdio, non lasciamo che inzozzino il nostro guscio femmineo fatto di vagine unite in ogni lembo di pelle.

Quel che vedo è che per accreditare idee reazionarie, come previsto, alcuni femminismi diventano i principali alleati di poteri oppressivi che da sempre la fanno da padrone sulle nostre vite. Vedremo le femministe radicali sfilare al family day e a proporre (o l’hanno già fatto?) alleanze con la chiesa contro la terribile lobby gay che vuole arrubbare i figli alle femmine.

Quel che so, da femminista, è che i poteri contro i quali ho sempre lottato si sono dichiarati vittime di gente come me – giacché è da sempre il potere che mistifica e tenta di screditare quel che lo mette in discussione – e mi hanno chiamata terrorista, violenta, criminale, perché volevo diventare quel che forse in parte sono riuscita a essere oggi: una donna libera che può sganciare le proprie scelte dall’obbligo dato da imposizioni di genere. So che mi hanno insultata, come a tante di noi è accaduto. Ci hanno chiamate estremiste, isteriche, sporche, cattive, perché abbiamo sempre sostenuto che le norme imposte non ci calzavano a pennello. Gli oppressori ci accusavano di opprimere. Gli stupratori ci accusavano di stuprare. I violenti ci accusavano di violentare. I transofobi ci accusavano di discriminare. Gli omofobi ci accusavano di eterofobia. I ricchi ci accusavano di invidia. I religiosi ci accusavano di eresia, streghitudine, buone per essere messe al rogo, e no, non potete fare passare come vittime le persone che vogliono le trans fuori dai cortei femministi o le sex workers autodeterminate fuori dalle assemblee femministe.

Spiacente, avete sbagliato secolo. O millennio.

Leggi anche (per capire di che parliamo):

 

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