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L’efficacia politica dello spot del salone erotico di Barcellona

di Irina Aguiari

Apricots, salone erotico di Barcellona ha recentemente prodotto uno video pubblicitario per il 2016. Femminista e oltraggioso ha indignato la Spagna benpensante. È l’esempio di come uno spot erotico possa essere più efficace di una campagna elettorale.

300 giorni senza un governo dopo che anche dalla seconda tornata elettorale di giugno non è emersa una netta maggioranza. Molto probabilmente si tornerà a votare in dicembre approssimativamente a un anno di distanza dalle elezioni regolamentari. Il bicameralismo spezzato dall’emergere di Podemos prima e della coalizione Unidos Podemos poi, non si è tradotto in un assetto di governo alternativo al turnismo PP-PSOE.

Una campagna elettorale, quella estiva, che sembrava scontata nell’esito a fronte del dilagare delle accuse di corruzione contro esponenti del Partito Popolare a tutti i livelli della gerarchia e della progressiva perdita di credibilità del Partito Socialista. Al contrario, i risultati hanno replicato quelli della votazione precedente nonostante un parziale rinnovo delle alleanze a sinistra del PSOE.

In questo contesto politico, il video di Apricot intitolato Patria ha fatto scalpore: una comunicazione sfacciata che denuncia senza mezzi termini tutte le ipocrisie del Paese. Uno spot geniale, politico che ha fatto discutere più di qualsiasi manifesto elettorale.
Amarna Miller attrice porno spagnola, inquadrata in un inequivocabile primo piano afferma di essere nata in un Paese ipocrita e inizia un elenco di contraddizioni lampanti descritte dalla sua voce fuori campo. Otto immagini simboliche per svelare il marcio nascosto dietro a una morale tradizionalista e bigotta.

Un torero con le mani macchiate di sangue culla un neonato per rappresentare la morte e la sofferenza perpetrate dalla tauromachia mentre i pro-vita condannano l’aborto. Le schede elettorali che si trasformano in banconote dentro le urne per simboleggiare una classe politica corrotta che viene puntualmente rieletta da coloro che si dichiarano indignati. Un banchiere in giacca e cravatta contro gli sfratti ordinati dalle stesse banche che lo Stato si preoccupa di riscattare. Un poliziotto che bacia i piedi di una Madonna, immagine di un Paese fintamente laico. Un paese dove gli emigranti sono dipinti come eroi, ma gli immigrati sono spazzatura e sono raffigurati da un medico migrante che deve coprirsi la faccia con una maschera. Un sacerdote che balla il can can per denunciare i cosiddetti guardiani della morale che sembrano non averne una. Una lavoratrice del sesso, idolo di un Paese in cui la prostituzione è illegale ma il numero di clienti aumenta di anno in anno. Infine, contro l’omofobia, un arbitro che riceve minacce di morte perché omosessuale in un Paese che si dichiara aperto e tollerante.

Una sequela di attacchi profondi che si conclude con un nuovo primo piano e di nuovo l’attrice che conclude rigidamente: “Sì, viviamo in un Paese schifosamente ipocrita però alcuni di noi non si arrendono”. Un minuto e mezzo di riprese che è riuscito ad unire più di qualsiasi discorso o manifestazione l’intersezionalità delle battaglie sociali che conducono tutti coloro che non si arrendono. E tutto questo, per pubblicizzare un salone erotico.

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Comments

  1. ceciliaasso says:

    Bellissimo! Certe parti ricordano Goya!

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