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Childfree by choice e lo stigma della donna a metà

di Federica Bufo

Bambole, biberon, carrozzine e tutto il corredo per giocare alla baby mamma.
Se mi sforzo riesco a ricordare anche Barbie Incinta, che ospitava in grembo un feto che si poteva rimuovere;doveva essere un giocattolo educativo,che trasmettesse il senso di maternità.
Io lo trovavo “creepy” anche da bambina.

Tante fiabe e cartoni animati in cui la protagonista femminile raggiungeva la massima realizzazione nell’incontro col principe azzurro e poi tanti, tanti figli.
“Impara ad accudire il tuo/a fratellino/sorellina, un giorno sarai mamma anche tu!”, questa era una lezione imperdibile.

Da adulta il registro non cambia e si spera che il tuo compagno sia un “buon padre”, i tuoi genitori vogliono diventare nonni, per cui devi sbrigarti perchè l’orologio biologico fa “tic, tac”.
E poi gli immancabili amici che dicono la loro : “Non aver paura”, “Secondo me saresti una mamma meravigliosa”, ”A fare la mamma si impara strada facendo”.
Si ma se io non volessi fare la mamma?
E soprattutto perchè la società viene educata a vedere la donna al pari di una fattrice che realizza se stessa solamente se figlia?
La donna è molto di più.

Può avere ambizioni differenti, può volersi realizzare nella professione, può condurre semplicemente una vita di coppia che escluda la maternità, può non volere un partner a lungo termine, può, come ha dichiarato recentemente Cameron Diaz “Scegliere una vita più facile, in cui ci si occupa unicamente di se stessi senza dover rinunciare ai propri progetti per doversi prendere cura di un altro individuo”.
Spesso non si dà voce a queste donne e si vede.

Ci hanno provato nel 2015 Nicoletta Nesler e Marilisa Piga, col progetto Lunàdigas (parola che in sardo identifica i capi di bestiame che non prolificano) includendo testimonianze di donne che non vogliono figli o che non li hanno avuti, monologhi impossibili di personaggi celebri vissuti nel passato, precorritrici di una vita felice e consapevole senza bambini.
Sul web tentano un timido approccio pagine “Childfree by choice” che permettono alle persone di condividere esperienze e punti di vista.
Ma inutile dirlo, per la società queste donne sono solo egoiste, incomprensibili, fallite nel loro ruolo.

Di contro possiamo citare Marilyn Monroe, Coco Chanel, Frida Khalo, Dita Von Teese, Jennifer Aniston, Liza Minelli, Ophra Winfrey, Ellen DeGeneres, Eva Longoria, Luciana Littizzetto, Veronica Pivetti, Sabrina Ferilli… non direi esattamente “Gattare infelici senza speranze” (giusto per strizzare l’occhio al qualunquismo).
Bisogna parlare e confrontarsi molto di più affinchè svanisca questo spauracchio della donna colpevole, della donna che non potrà mai capire l’amore, della DONNA A META’.

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Comments

  1. Lo standard vuole che l’orologio biologico e la voglia di genitorialità scatti solo nella donna, per questo standard l’uomo segue in maniera quasi da automa… Lo standard non vede di buon occhio i casi di uomini e donne (mica poi così pochi) che escono da questo schema. Prima o poi riusciremo a far saltare schemi, standard, norme e riusciremo ad accettare le scelte individuali come tutte ugualmente valide?

Trackbacks

  1. […] Sorgente: Childfree by choice e lo stigma della donna a metà – Al di là del Buco […]

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