Quando il sexting si chiamava sesso virtuale

sexting

Perverse, corrotte, anime perse, dalla vagina slabbrata, scucita, per quelli che condannano l’infibulazione ma poi la praticano culturalmente raccontando di noi che dovremmo stare a vagine strette, cucite, sedate, quiete, giammai eccitate. Ci sono giovani ragazze che scrivono timorose, temono di perdere reputazione, amici, vita, perché un bel giorno hanno passato qualche foto ad un possibile oggetto di desiderio, perché anche le donne desiderano, non sono di certo passive, sapete?

E qui forniamo indicazioni, possibili strategie ma quel che resta come suggerimento muto, un segnale mancato, è un bel chissenefotte urlato da un coro di voci che dovranno pur spendersi per evitare che quelle ragazze siano moderate, colpevolizzate, coperte, minacciate. Non già soltanto da chi dice di voler fare revenge porn, altro bel termine che vuol dire che uno stronzo, alla fine di una storia, mette online le immagini grazie alle quali si è fatto una sega, per fornirle al branco a cui si consegna un corpo come fosse una proprietà da cedere quando lei rifiuta di voler restare al posto suo.

Non sono soltanto, comunque, queste categorie di uomini a minacciare, intimidire, rendere impossibile la vita di queste ragazze. Avete letto l’insieme dei suggerimenti paternalisti e maternalisti consegnati da uomini e donne che ricordano a colei che ora è a rischio quale avrebbe dovuto essere la morale alla quale obbedire. La condanna contro lo stronzo che cede un corpo ad altre seghe e altri innumerevoli abusi, conditi di cyberbullismo sino al raggiungimento dell’annientamento di quella persona, perché il corpo appartiene ad una persona, se non vi fosse chiaro, quella condanna lì resta quasi in secondo piano. E però tu perché hai inviato le foto? Perché ti sei esposta? Te la sei cercata, senza dubbio. E copriti sdisonorata!

E nulla viene detto a uomini che possono inviare centinaia di minchie in bella mostra, di tutte le misure e proporzioni, mosci o eretti, impotenti o eiaculanti, perché la pubblicazione di una minchia non sortisce alcun effetto. Gli si dirà “che bravo!”, ed è pur sempre troia quella che l’ha accolta. Son io la zoccola che t’ho chiesto di ricambiare in sessione di sesso virtuale, il cosiddetto sexting, e tu che me l’hai data non ti senti a rischio. Sono io quella che deve essere prudente, attiva nella ricerca di strade pronte a riscattare il mio nome, la mia faccia, la mia reputazione.

Allora sarebbe utile ribadire che queste ragazze non sono colpevoli di niente e che il “sexting” non è una malattia, può essere una scelta o un ricatto, ma nessuna deve vergognarsi, sentirsi in colpa, perché ama essere desiderata e desiderante. Siamo soggetti di desiderio e non oggetti, e colui (o colei se vivi e ami altri corpi di donne) che riceve il dono che tu fai dovrà imparare a capire che quel tratto, quel lineamento, quella giornata, la sfumatura, quell’immagine, non gli appartiene e non può farne il cazzo che vuole. Non gli appartiene perché tu non gli appartieni, e non dovrebbe essere necessario il suicidio di una donna mutilata dall’enorme violenza subita, per capire questa piccola cosa. Quando una donna trascorre un momento con te è di quel momento che tu puoi ricordarti, tu e la tua mente, perché la prova dei fatti, lo sputtanamento, da s-puttana-mento, non è permesso. Dovresti sapere, tu coglione che immagini di farti bello con la foto di una ragazza a seno nudo, che in quel passaggio di consegna di pixel ci sei anche tu, sei responsabile di quel che farai, come responsabile sei quando incontri una donna e dovrai rispettare la sua scelta se lei non avrà voglia di scoparti in piazza, sulla via, di fronte a tutti.

Man Taking Photo of His Junk

Non sono le ragazze a dover vergognarsi e io invito tutte quelle che temono di essere a rischio, quelle che sono perseguitate in rete, che subiscono bullismo, di dirci tutto, di raccontarci e noi l’accompagneremo, culturalmente, con nostri racconti di minchie evidenti che abbiamo visto in chat, appartenenti a uomini timorosi, timidi o estroversi, con i quali abbiamo goduto insieme, perché il piacere non è un peccato, ed è un diritto anche per tutte noi. Se siete minorenni ricordate che la diffusione e il possesso di immagini pedopornografiche è un reato, a prescindere dal fatto che quell’immagine tu l’abbia inviata per tua scelta. Ma per il resto non c’è colpa, non c’è niente di cui devi vergognarti.

Seriamente mi fanno ridere alcune donne, perfino femministe, che parlano del sexting come se a loro fosse sconosciuta la pratica di consegnarsi immagini sessuate a distanza, prima per posta, quella fatta di carta, buste e francobolli, poi per chat, poi per mail e ora con whatsapp o altri social. Non fidarsi di alcuni non dovrebbe essere regola da seguire solo per timore di sputtanamento. Ci sono uomini di merda che non valgono la pena e se anche ti abbordano in rete o se ti eccitano per un momento, dovrai imparare a percepire la violenza come tale e dimenticare le cazzate che ti hanno insegnato sull’amore romantico, la virtù, l’uomo che ti possiede e che se ti propina la cultura del possesso come meraviglia delle relazioni umane non è affatto un buon investimento. Esistono stupratori che viaggiano anche in rete e il lavoro da fare sta nello spiegare cos’è il sessismo perché è la prevenzione che sconfigge quel male alla radice, che aiuta le donne ad ottenere strumenti per salvarsi da sole, senza rinunciare al proprio diritto al piacere, senza polizie internettiane o moralismi di qualunque specie.

Sono talmente stanca di sentire che non c’è più religione, che le ragazze sono diventate troie perché indossano minigonne, shorts, roba scollata o anche niente. Massa di voyeurs morbosi e pedofili che non siete altro, non fate che ribadire l’antica concezione del peccato custodito in ogni corpo di Eva. Se lei si scopre è lei quella che attira il serpente, un simbolo fallico che è disegnato per lasciare Adamo al riparo da critiche. Non c’aveva mica il cazzo, quell’Adamo lì. Era lei la vastasa, la fitusa, la zoccola, quella che ha proposto la mela che qualche millennio dopo sarebbe stata posta e crocifissa sulla testa di Guglielmo Tell.

Diteci se vi hanno filmate a fare un pompino e racconteremo dei nostri pompini, perché sono cose che riguardano tutt*. Non siete sole. Diteci se vi hanno filmato mentre vi stupravano e noi diremo che siete voi le vittime e non dovete vergognarvi di niente, perché se avete immaginato il sesso con un bel ragazzo e lui vi ha usato e gettato in pasto ai leoni non siete colpevoli di nulla. Non lo siete neppure se avete fatto un’orgia e vi è piaciuto. Chi vi sfiora sulla pelle non vi possiede, non può fare della vostra immagine e dunque di voi quello che vuole. Non abbiate paura, qui non vi giudichiamo, e se avete bisogno di sostegno ci siamo.

Con amore
Eretica

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