#ProstituzioneMinorile #Parioli: perché si impone la rieducazione “morale” della vittima?

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Ricordate la vicenda delle adolescenti parioline che si prostituivano e degli uomini adulti che pagavano servizi sessuali resi dalle ragazze? Una prima conclusione possiamo vederla con una bizzarra sentenza che, in fin dei conti, rivela un grave paternalismo, una forma sostanziale di abolizionismo, con conseguente colpevolizzazione della vittima e una maniera orrenda di spostare l’attenzione su questioni di morale e di decoro ragionando di “dignità della donna”. La sentenza condanna un adulto a due anni di pena e a risarcire la ragazza con l’acquisto di trenta libri e due dvd – scelti dalla giudice – che parlano di femminismo, di battaglie femminili, di quel che dovrebbe costituire un bagaglio culturale del quale tutti dovrebbero usufruire, condannato incluso.

Nulla di male a consigliare la lettura di quei libri e la visione di quei video, ma perché si ritiene che la ragazza abbia bisogno di sposare quella visione delle cose per andare avanti nella vita? Perché è a lei che si dice, praticamente, di recuperare la sua dignità come fosse colpevole di darsi poco valore? Perché raccontare, in generale, la prostituzione, al netto dell’analisi fatta, come una professione che una donna può voler svolgere solo perché non rispetta se stessa e non tiene conto della propria dignità? Perché quel che emerge, vedete, è non solo il fatto che ci sia un intento rieducativo della vittima, e già avrei qualcosa da dire anche sulla rieducazione a suon di storie in stretto femministese abolizionista dedicata agli uomini, ma che quell’intento è legato ad una precisa visione paternalistica della donna e al ruolo che dovrebbe tenere nella società per non essere in qualche modo giudicata corresponsabile, quasi complice, del danno perpetrato da chi sfrutta la situazione.

Qui parliamo di prostituzione minorile e di puttanieri che non hanno bisogno di tanti giri di parole per essere definiti tali. I minori vanno protetti e gli adulti vanno limitati nell’idea di “consumo” di vite adolescenziali. Perché mai a parte questo si imprime allora in quella sentenza la morale che considera la prostituzione come una perdita di memoria storica? Chi dice al giudice che le femministe non considerino il sex work un lavoro? Chi dice che le sex workers, parlo di adulte che scelgono quel lavoro, non abbiano memoria di battaglie femministe e dignità? Le più grosse battaglie femministe degli ultimi anni sono dovute proprio alle sex workers che hanno assunto la dignità di soggetti e che stentano ad essere riconosciute in quanto tali proprio per una visione paternalista, conservatrice e abolizionista della questione.

Ci sono sex workers che quei libri di femminismo li hanno scritti, e che di certo non mancano di visione di insieme su quel che è la battaglia emancipatoria delle donne. Ci sono persone che affiancano le sex workers affinché siano ascoltate e affinché le loro rivendicazioni siano tenute in debito conto per ogni decisione assunta dalle istituzioni. Tutte sono d’accordo sul fatto che le minori non possono e non devono essere mai sfruttate. Dunque perché rieducare questa ragazza, con un gesto simbolico a mio parere offensivo, qual è quello della consegna dei libri da parte del condannato alla sua vittima, come se lui avesse qualcosa da insegnare a lei, invece che dirle che non deve sentirsi mai in colpa e che non è lei il problema?

Dite un po’ voi. Io resto davvero molto delusa da questa sentenza, lungi da me il voler sostituirmi al giudice, ma dal punto di vista culturale segna un punto di non ritorno sulla considerazione che la giurisprudenza avrà delle vittime minorenni e delle adulte sex workers che invece vittime non si considerano affatto. Questa sentenza è un’offesa per le sex workers determinate. Tutto qui.

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Comments

  1. Cara amica hai detto bene! Come sempre siamo considerate “parzialmente vittime e parzialmente colpevoli” con l’asticella che si sposta in + o in- a seconda del clima socioculturale del momento, mai libere di scegliere e donne consapevoli. Sempre da rieducare, mi vengono in mente delle perle storiche di rieducazione delle puttane: nei gulag sovietici, nei campi di lavoro nicaraguensi, nelle carceri di molti paesi, nei conventi delle Madelens e anche nei centri accoglienza anti tratta qualche volta in qualche Paese e chissa quanti altri…ci mancavano i libri femministi! Ma si conoscono i titoli e autora/e?chissà se come segnalibro ci metteranno qualche banconota …

  2. Concordo con te, Lagnalost, sull’articolo ma mi chiedo perché hai parlato maggiormente degli effetti che tale scelta ha sulle prostitute più grandi e che hanno deciso di farlo di oro spontanea volontà e non sugli effetti che ha sull’ex-lavoratrice del sesso minorenne.

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