La depressione non è una scelta. Semplicemente capita!

La depressione secondo me che sto ad una tappa fatta di maggiore consapevolezza e forse più coraggio. Di quando in quando mi permetto di abbuffarmi perché sono una mangiatrice compulsiva, per quanto non avrei ragioni di saldare la mia psiche ansiosa con un cibo anestetizzante, ma lentamente riemergo dal buio, aiutata da persone che non mi hanno fatto sprofondare nell’oblio. Sono rimasta in purgatorio per molto tempo, in quella fase che non è fatta di nulla, è vuota, senza confine, con un ampio margine di inutilità ad ogni direzione conquistata. Di qua o di là, è sempre uguale, intorno non c’è niente, o vai col buio o ti accontenti di un grigio che è come un sacco in testa che limita il tuo respiro a pochi grammi di ossigeno.

La depressione è un mercato delle fughe umane, in cui la carne può annullarsi per non scambiare più emozioni, sentimenti, con nessuno. C’è la distanza che ti annienta, non provi più empatia neppure per te stessa, e quello che ti dicono ti scorre addosso come acqua su un corpo rivestito d’olio. Mi sembra così intenso raccontare quel che provo, dare un nome alle cose, senza temere di guardarmi dentro, perché il respiro adesso è intenso, pieno, per quanto brusco ancorché terrorizzato. Riemergo da una faticosa scalata verso l’assunzione delle responsabilità, io piccola, impaurita, io senza controllo sulle cose della vita e su me stessa.

Riemergo per conoscere quel che non vorrei sapere, la mia realtà nascosta, una notizia alla volta, non tutte assieme perché mi fanno male. E aprire al dolore è duro, è quanto di più terrificante io abbia mai provato, perché le emozioni arrivano tutte assieme, con il panico, e il coraggio, la perfidia di qualcuno che ti aspetta al varco, e la voglia di abbracciare, tuttavia, la prima persona che ti trovi davanti, perché il contatto umano rassicura e così mi fermo concentrandomi sull’odore di una persona amica. Non c’entra quel che dicono gli ignoranti, giacché non si guarisce perché si vuole farlo, e non ci si ammala per mancanza di forza di volontà. E un mondo cupo quello che sommerge tutto il resto e si fa una gran fatica a tenere a freno quel grigiore per evitare che sommerga ogni pensiero, che riduca all’indifferenza ogni relazione, e che ti induca a perdere contatto con chiunque.

Di quanto isolamento ho sofferto, quanto è stato duro dover sentirmi in colpa, di peso, completamente sola ma anche e volontariamente alla ricerca di una profonda solitudine. Mi pare di aver sorretto il corpo cellula per cellula, come se si fosse scomposto in atomi difficilmente attratti da un centro che non c’è o non c’è stato. Finisce che mi metto a spiegare la magnetica dei corpi ma quel che voglio dire, in realtà, è che mettere la testa fuori dal nascondiglio può essere anche meno traumatico di quel che pensavo. Si incontrano persone buone, a volte, ed è una gran sorpresa quella che mi suscita ogni incontro, casuale o voluto. Si guarda dritto negli occhi il mostro, quelle notizie che non volevi conoscere e che diventavano giganti, macigni tanto più pesanti perché misconosciuta la sostanza che li componeva.

Un passo alla volta, dunque, fermandomi a capire se quel che voglio è lasciare questa condizione di malattia per ritornare alla normalità. Ma poi cos’è la normalità? E dato che il mio tempo è trascorso senza controllo di quel che ero e sono quel che mi chiedo è: e adesso? Cosa farò? Se non ci sono più mostri da sconfiggere, e non che io li abbia sconfitti ancora perché non è così, lutto per lutto, sono ancora lì, ma se non ci sono allora cosa farò? Come impiegherò le mie energie? Vi è capitato di aver paura di smettere di aver paura? Lo so che non ha senso ma è tutto quel che posso dire in questa fase e non avrò altra occasione per confidarmi con tanta sincerità, per mettere nero su bianco riflessioni che tempo fa non sarei riuscita neppure a leggere, figuriamoci a scriverle.

Finisco qui per dire a chi attraversa una condizione come quella che ho attraversato e attraverso io, che c’è una fine che vi vede tutte intere. E’ dura, io lo so, per quante lacrime ho gettato e quanti pugni al muro ho dato, con le nocche e l’anima insanguinate, con le vene esplose per lo sforzo di resistenza che è dovuto per non cadere giù, restando a sostenere le stelle, quelle lucine piccole che devono mantenersi ferme affinché non si perda mai di vista il fatto che esistono delle prospettive. E se quelle stelle muoiono, si spengono, se non ce la fai più a sostenerle, qualcuno dovrà ricordarsi di riaccenderle, per te, perché ti vorrà bene, perché deve sapere che anche se non manifesti particolare gioia, in realtà senti quella mano che ti accarezza piano, sei in grado di distinguere la sua voce tra milioni di rumori che affannano la mente. Non smettere di esistere, te ne prego, e non perché io creda in un qualunque dogma religioso. E’ che l’esistenza va distinta dall’annullamento di se’. Non c’è una scelta autodeterminata nel lasciarsi ustionare dalle fiamme.

Non l’hai deciso, perché se pensi che così sia stato allora ancora combatti con la vergogna e con il senso di colpa per quel che ti succede. Non è una scelta. Semplicemente capita. E’ capitato a me. Può capitare a te. La resa non cambia le cose, e non si sconfigge il dolore che urla dentro perfino quando pensi di voler morire. Esisti, resisti e respira. Giuro che per quanto tu possa imparare a convivere con i tuoi disagi e i tuoi disturbi, c’è spazio anche per te in questo mondo. Mi piglieranno così come sono, e chi se ne fotte degli insensibili, superficiali, che mi valuteranno per la grandezza del mio corpo, per la pelle floscia e il look non alla moda. Io esisto, e spero di incontrarti un giorno. Io esisto, e vaffanculo a tutto il resto.

ps: questa è una storia vera. grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. É come se ci fossi anche io a raccontare questa storia …

  2. grazie.

  3. Scrivi divinamente! Hai un intercalare magico, pieno di immagini ed evocazione… mischi angoscia e speranza, sentimenti e parole che urlano.
    Scrivi ancora per favore, se non per il mondo intero, fallo almeno per me, io che adoro leggere una perfezione simile.
    Hai un talento, credi in te!

  4. Grazie. Anch’io spero di incontrarti un giorno…

  5. Grazie davvero

  6. Non so chi tu sia, ma ti sono vicino.
    Grazie 🙂

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