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#GodLovesUganda: come la destra cristiana americana ottenne il controllo del governo ugandese

Volevo raccontarvi di un documentario che ho visto e mi ha lasciata davvero esterrefatta. Non perché non immaginassi le dinamiche ma perché a volte la realtà è talmente caricaturale da superare le stesse caricature di alcuni gretti personaggi. Si chiama God Loves Uganda, documentario indipendente presentato al Sundance Festival, che potete trovare anche in streaming (sottotitolato in italiano, per gentilezza di qualcuno che si è speso a tradurre), e parla della colonizzazione culturale e politica realizzata dalla destra cristiana in Uganda, quando era un territorio vergine, una giovane democrazia, il cui voto e le cui decisioni parlamentari potevano facilmente essere influenzate dall’esterno. La destra cristiana, in un’opera di massiccia evangelizzazione e con subdola richiesta di conversione, evangelizza con metodi classici. Sicuramente hanno appreso da altre chiese occidentali lo stile colonizzante e il furto di culture locali. Evangelizza allo scopo di applicare la legge biblica, si parla del vecchio testamento, che per alcuni fanatici diventa pretesto per chiedere l’assassinio di gay, la persecuzione di donne “adultere” o che fanno sesso fuori dal matrimonio, e di quelle che abortiscono.

Prima che arrivasse lì questa chiesa ben radicata in Texas, a Las Vegas, con missioni in tutto il mondo, l’Uganda aveva parroci che osservavano obiettivamente quella realtà e che aprivano all’ascolto di chiunque, inclusi i gay. La campagna a prevenzione dell’Aids, per esempio, era favorevole all’uso del preservativo, e infatti in quegli anni l’Uganda registrò un massiccio calo di contagi. Quando arrivò la destra cristiana imposero l’astinenza. Di nuovo dissero che l’Aids è il flagello, la punizione di Dio, e dunque era l’astinenza che avrebbe salvato tutti. Manco a dirlo, invece, il numero di ammalati è aumentato e la sessualità è diventata un inferno.

Questa chiesa si radica come per le multinazionali in epoche di shock economy. Si comporta allo stesso modo. Attende la distruzione culturale, il vuoto di poteri, in un determinato stato, e vanno lì a fondare scuole, ospedali, perché di soldi ne ricevono parecchi, a patto che impongano una rivoluzione “culturale” che in realtà è un regresso enorme. Predicano la parola di Cristo contro chi invece pratica la religione musulmana. I musulmani non hanno alcuna influenza e invece questa particolare chiesa si radica sempre di più e, con un fare fanatico che mi ricorda tanto i santoni di una chiesa narrata nella serie televisiva True Blood, spiega ai bambini, fin dai primissimi anni di scuola, come dovranno vivere, anzi, non vivere il sesso. le lezioni a scuola sono basate sul lavaggio del cervello di queste persone, spesso provenienti da contesti poveri che ovviamente al nulla preferiscono quel qualcosa che arriva attraverso la chiesa.

Il moralismo tocca ogni vetta e la luce strana che vedi negli occhi degli intervistati pone seriamente il problema su quello di cui dovremmo avere realmente paura in futuro. In raduni omofobici, a messa, qualcuno illustra il perché bisogna evitare di considerare umani gli omosessuali. Vengono descritti come esseri immondi che mangiano la merda del partner e a parte la coprofagia evidentemente non conoscono null’altro. Parlano di mani che entrano nell’ano fino in fondo, e non capisco se è voluto o meno il fatto di confondere il fisting vaginale con quello, improbabile, anale. Fatto è che istigano odio e in base all’influenza che hanno ottenuto in quelle zone sono riuscite diventare saldo punto di riferimento al punto tale che un prete e un vescovo che si erano schierati in difesa dei diritti lgbt sono stati scomunicati o cacciati. Il prete si era infiltrato in quel gruppo e quando si è svelato è dovuto fuggire in america, in zone protette, in cui non corre alcun pericolo.

Grave pericolo invece ha corso la comunità lgbt man mano che aumentava l’influenza di persone che in america non erano nessuno e in Uganda assumevano un’importanza vitale, in quanto bianchi e americani. La prima lettura di una legge omofobica proposta da un conservatore ugandese fu data nel 2009. Negli Stati Uniti, nel frattempo, precisamente in California, gli evangelizzatori diffusero la Chiamata (the call, con un video che è tutto un programma, un delirio assoluto), contro la proposta di legge sulle unioni omosessuali, approvata per un pelo. La legge ugandese invece fu approvata il 25 febbraio 2014 e prevede l’ergastolo per chiunque sia beccato a manifestare la propria omosessualità. A nulla è valso l’omicidio di uno dei leader del movimento lgbt, David Kato, al cui funerale assistono ragazzini che piangono terrorizzati per via della propria omosessualità. Un crimine d’odio che somiglia tanto a quello compiuto dal feroce assassino di un membro del congresso degli Stati Uniti che difendeva il diritto all’aborto.

La ricchezza dei preti di questa chiesa omofoba, misogina e islamofoba, è enorme. Vivono in case lussuose, perché c’è chi paga affinché evangelizzino il mondo, a partire dall’Uganda diventata un banco di prova per il voto e l’applicazione di leggi bibliche. Sono leggi ispirate alla parte più brutta della Bibbia, un po’ come se fosse una sharìa cristiana. Per questi evangelizzatori l’Uganda sarebbe un punto di partenza, un trampolino di lancio per fare terra bruciata attorno al mondo più “ricco”, mentre si insinua, anzi, colonizza le culture e le leggi di luoghi altrettanto fragili. Una delle teorie che vengono imposte, anche nelle scuole, dice che esisterebbe una lobby gay che si sarebbe impadronita delle Nazioni Unite, dei massimi governi statunitensi, incluso Obama, che il mondo intero sia governato da gay, pedofili, che vogliono distruggere tutto quanto e prendere il potere.

Ora mi chiedo: ma come fanno questi tizi ad avere così tanti soldi? Chi li finanzia? Quanto c’entrano con il regresso a destra avvenuto anche in Europa, come possiamo difenderci? Perché una cosa è certa: quel sentimento fanatico è arrivato anche da noi e da un bel po’ di tempo. Altro che Isis. E’ con questo fanatismo che abbiamo a che fare.

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Comments

  1. “Altro che Isis. E’ con questo fanatismo che abbiamo a che fare.”

    Non sarei tanto d’accordo su ciò, oltre il fanatismo cristiano abbiamo a che are anche con quello islamico, con l’ISIS e compagnia.
    Ogni fanatismo religioso è un problema

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