Sex chat with Pappu & Papa. L’India è più avanti dell’Italia nell’educazione sessuale.

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di Donatella Rosetti 

Nel corso dell’estate è uscita un po’ in sordina (i maggiori quotidiani online internazionali non ne hanno parlato, escluso Forbes) una web series della giovane casa di produzione cinematografica indiana Y-Films, Sex Chat with Pappu & Papa, sponsorizzata da Durex India.

“Ma com’è possibile sia stata prodotta in India nella quale lo stupro è il quarto crimine più diffuso?”, qualcuno di voi si chiederà. D’altronde è notizia del mese scorso che la ministra indiana della Cultura e del Turismo ha esortato le turiste straniere a non indossare vestiti corti e gonne per la loro sicurezza contro le molestie sessuali. L’ultimo grave fatto è accaduto nello stato indiano centrale del Madhya Pradesh, nel quale una turista svizzera ha subito uno stupro di gruppo da parte di otto uomini del villaggio di Seonda, che hanno poi derubato lei e suo marito di ogni avere.

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E’ possibile grazie alla volontà delle singole persone di cambiare la situazione, che insieme possono smuovere le politiche sociali di una democrazia con molti difetti. Un caso recente è l’approvazione da parte delle scuole medie di Mumbai di un programma di educazione sessuale per l’anno scolastico 2016/2017 avvalendosi dell’aiuto della Mumbai District Aids Control Society (MDACS). La YP Foundation invece si occupa di insegnarla in tutta l’India ai ragazzi dai dodici ai vent’anni, parlando di uguaglianza tra sessi, diversità sessuale e consenso.

Sex Chat with Pappa & Papu esprime la volontà di una giovane generazione di cambiare la visione ristretta e conservatrice di quella precedente. Il motto della Y-films è proprio: “A studio that promises to deliver kick-ass films of the youth, by the youth, for the youth.”(“Uno studio che promette di distribuire film cazzuti dei giovani, fatti da giovani, per i giovani.”)

Il padre protagonista, Anand Watsa – Papa (Anand Tiwari), è nel primo episodio spiazzato dalla domanda a bruciapelo su cosa sia la masturbazione che gli rivolge il figlio in età elementare, Punit Watsa – Pappu (Kabir Sajid). All’inizio cerca di aggirare il problema spiegandolo attraverso la metafora del cricket, continuamente interrotto dal padre Usha Watsa (Alka Amin) che rappresenta la sua coscienza tradizionalista, poi decide di passare a spiegare in modo diretto. Scopre che la via migliore per farsi capire dal figlio è una spiegazione chiara tramite metafore per comprendere concetti e azioni.

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Così l’atto sessuale è illustrato con mezzi tecnologici, il pene diventa un cavo USB e la vagina una porta USB che si ricaricano ma si scambiano anche file; il sistema interno femminile si trasforma in una casella di posta che riceve ogni mese e-mail dalla natura (baby@nature.com) chiamate “uovo” dal titolo “vuoi diventare incinta?”, se si risponde di sì con il file allegato “sperma”, un bambino nasce dopo nove mesi, se non si risponde nel giro di un mese, l’e-mail è cancellata dalla mailbox.

Il ritmo è divertente e gioioso, come dovrebbe essere l’apprendimento ideale della sessualità per bambini. Un rapporto delle Nazioni Unite del 2008 infatti ha scoperto che un’educazione sessuale completa consente ai giovani di “esplorare i loro atteggiamenti e valori, prendere decisioni e altre abilità vitali che gli serviranno per essere in grado di fare scelte informate sulle loro vite sessuali.”

La web series ha cinque episodi, l’ultimo messo online ad Agosto, nei quali sono approfonditi, oltre alla masturbazione, i temi della gravidanza, della contraccezione, delle mestruazioni e dell’omosessualità. Alla fine di ogni puntata c’è la demistificazione dei miti su questi argomenti. Per ogni condivisione, Durex India dona un preservativo.

L’intento della serie è di essere accessibile pure a livello internazionale con sottotitoli in inglese, francese, spagnolo, tedesco, olandese, cinese, malese, thai, bahasa.

“La ricerca ha chiaramente dimostrato che parlare di sesso con i propri genitori è direttamente collegato ad un comportamento sessuale più sicuro. Questo è il nostro tentativo di far uscire dall’armadio questa importante conversazione. Quindi avanti, chiacchieriamo di sesso.”, incita il regista Ashish Patil.

E l’Italia com’è messa?

Molto male. Al momento, l’unico programma sex positive è W L’amore della regione Emilia-Romagna per pre-adolescenti e adulti.

Il servizio di Presa Diretta di Rai3 del gennaio 2016 ne parla diffusamente assieme agli altri Paesi Europei che insegnano per legge educazione sessuale, sui quali spicca l’Olanda che inizia a impartirla proprio dai quattro anni in su (consultare anche in merito questo esaustivo articolo su ValigiaBlu).

Pure a web series sull’argomento siamo carenti: pallidi tentativi poco incisivi e rivolti a ragazzi in età quasi universitaria.

Insomma, l’Italia è ferma al dibattito su “teoria del gender” e polemiche su “family day” e “fertility day”, mentre l’India dall’alto del suo mare di problemi, prova a fare un passo avanti.

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Comments

  1. FioreAvvelenato says:

    L’ha ribloggato su Fiore Avvelenato.

Trackbacks

  1. […] – voglio dire ogni individuo, ciascheduno – deve poter avere la libertà di sapere e decidere come costruirsi un percorso sessuale sano e soprattutto senza sensi di colpa o […]

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