Dibattito su violenza virtuale e parole da spiegare

Carla scrive:

Dopo aver, come tutti, letto tanto, troppo, sulle vicende degli ultimi giorni, ho deciso di dare il mio modesto contributo, cogliendo gli spunti che mi venivano dal dibattito pubblico.

Eccovi una piccola, esemplificativa ai limiti del semplicistico, guida per districarsi in questo complicato mondo sessista e per imboccare la via del ben più rilassato e rilassante mondo dell’antisessismo.
COSE CHE VANNO BENE O MOLTO BENE, ovvero cose per le quali di sicuro non si dovrebbe morire.

– fare i pompini. COSA VUOL DIRE: Facilmente intuibile: non c’è niente di male nelle pratiche di sessualità orali, purchè, ovviamente, consensuali
– girare video erotici. COSA VUOL DIRE: che non c’è niente di male nel provare piacere:
1) ad essere ripresi durante rapporti sessuali
2) a fare vedere tali video ad un numero x di persone, purchè TUTTE queste persone (1 o 1000) siano state scelte a questo scopo da chi è ritratto nel video
3) a farsi riprendere consensualmente durante un rapporto sessuale perchè piace a qualcun* altr* (a chi gira il video, per esempio)

– essere “Puttane”. COSA VUOL DIRE: Oltre all’ovvio, cioè che non c’è niente di male nel praticare la professione di sex working, anche che non c’è niente di male in nessuna cosa che stesse facendo qualsiasi donna che per questo è stata definita “Puttana” da chi considera questa parola un insulto.
Fidatevi, è una pratica infallibile per orientarsi nel mondo del sessismo, tipo le profezie di Fassino.

In questo punto rientra, ovviamente, che non c’è niente di male nell’essere provocanti, nel vestirsi in un determinato modo, nell’avere interesse verso qualsiasi forma di attività sessuale ecc.
– il cluckolding. COSA VUOL DIRE: che le pratiche sessuali in cui una persona prova eccitazione davanti alla prospettiva che il/la partener abbia rapporti sessuali con altr*, se, di nuovo, tutte le persone coinvolte sono consenzienti, NON sono una cosa “malata” o “sbagliata” ecc. Ovviamente questo vale per qualunque altro interesse sessuale che Repubblica definirebbe “perversione”.

Insomma, leggiamo tutt* Dan Savage e apposto così.
– Parlare male, o con un accento buffo, ridicolo, meridionale, durante rapporti sessuali. COSA VUOL DIRE: la vita sessuale non è tutta un porno patinato e doppiato. Viva Dio.
– “Tradire” il/la fidanzat*. COSA VUOL DIRE: che sono cazzi tuoi. Che al massimo lui/lei ti lascia. In ogni caso, NON VUOL DIRE che il tribunale universale dell’umanità debba esprimersi in merito
e condannarti a vita o a morte
– Usare internet. COSA VUOL DIRE: che non c’è niente di male ad essere connessi, o iperconnessi, o tecnopolitici, o generazione-che-non-guarda-più-i-fiori-ma-solo-gli-smarphone.

il punto è che se sei sessista, o razzista, o machista, allora usi la rete da persona sessista, machista, razzista. E se ti staccano la connessione dati, rimani sessista, razzista, machista e i danni li fai lo stesso in altro modo. Invece, di per sè, lo spazio della rete e la sua immediatezza possono costituire, in un sacco di occasioni, un sistema di difesa e reazione, ad esempio, alle violenze di genere, come a molte altre cose (vedi anche negli ultimi giorni il ruolo di blog come Abbatto i muri).

COSE CHE VANNO MALE, MOLTO MALE, ovvero cose per le quali, a quanto pare, capita di morire.

– diffondere video erotici che ritraggono persone non consenzienti. COSA VUOL DIRE: che se hai un video di una persona che magari era anche d’accordo ad essere ripresa ecc. (vedi sopra) e lo fai vedere anche ad una sola altra persona senza che il/la protagonista sia d’accordo, sei una merda. Anche se lo fai vedere solo al tuo amico del cuore. A prescindere dal motivo per cui lo fai. Se poi lo fai per vendetta, come accade frequentemente, allora sei ancora più una merda. Se poi lo rendi pubblico, non ne parliamo.

– lo sluthshaming. COSA VUOL DIRE: che non va bene, per niente, offendere, mortificare, umiliare, deridere una donna perchè fa cose per cui tu la definiresti “puttana” (vedi sopra). Vuol dire che in un mondo ideale privo di sessismo, chi ha diffuso il video di Tiziana sarebbe comunque una merda, ma quel video sarebbe caduto nel vuoto perchè nessuno avrebbe trovato motivi di interesse particolare in una ragazza che fa un pompino in una situazione sentimentale adultera (o non so bene cosa, visto che i dettagli non mi sono chiari e non mi interessano): se nessuno ci avesse trovato nulla da ridere, da giudicare, da vedere, di cui appassionarsi o a cui dare un giudizio, non sarebbe diventato virale. Questo NON vuol dire che chiunque abbia visto, condiviso, o riso sul quel video sia “colpevole”, che abbia esplicitamente espresso un giudizio sulla protagonista, o che l’abbia necessariamente considerata una “Puttana”, ma vuo dire che se siamo stati collettivamente coinvolti in questo meccanismo specifico di viralità è perchè le donne “che sono puttane” fanno notizia e sono socialmente un argomento rilevante. è una questione politica: si tratta di farne una battaglia collettiva, non di sentirsi in colpa individualmente.

– la violenza di genere. COSA VUOL DIRE: Sembra ovvio, in teoria. Diciamo che non va bene nessuna forma di costrizione che venga agita a partire dal pregiudizio sociale associato al genere della persona che subisce violenza e di quella che la agisce. Rimango volutamente vaga perchè non credo sia giusto definirla solo come violenza sulle donne, anche se, ovviamente, essendo il genere che storicamente è maggiore oggetto di stereotipi sociali radicati e condivisi, in media subisce maggiormente.
Forse si può sintetizzare così: tutto quello che è anche solo vagamente legato alla sfera della sessualità e dell’affettività, se non è mutualmente consensuale, è violento. Punto.

Ps. Antisessisti, si vive proprio meglio. Senza il peso opprimente di quello che ci si aspetta dal genere che ci è stato attribuito, ci si rilassa di più, ci si vuole più bene, si ama, si ha una vita sessuale
estremamente migliore. Non è una questione etica, è che proprio ve lo auguro. Di cuore.

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