Piovono Pompini

Piovono pompini sulle auto in sosta, sui semafori mal funzionanti, sui tavolini di ferro dei bar all’aperto, piovono pompini da giorni, Tiziana, piovono pompini come stelle di neve, candide e spugnose, ammantando intere corsie di autostrada e vialetti secondari su cui si affaccia – con lo sguardo al cloroformio di chi vive in attesa del prossimo scandalo di quartiere – la gendarmerie dei pudori contraffatti per celare con maestria pruriti, segreti e tentazioni.

Piovono pompini, Tiziana, in questa giornata umida e spessa di cronache necro-pornografiche, di accuse alla vittima violente e scabrose, di calunniosi sottintesi tracciati con le punes di un tardivo rammarico. Piovono pompini. I miei, i tuoi. Guardali, sono tanti, che belli. Guarda come vengono giù. Leggiadri, guizzanti, sorridenti. Ci sono i miei prima del caffè al mattino, ad accogliere erezioni ancora sbadiglianti. Il buongiorno lo farfuglio, in genere, mischiandolo alle gocce superstiti di sperma e ne vien fuori un saluto ovattato, perfetto per un nuovo mattino. Poi cadono giù – e sembrano meteore infiammate – i pompini fatti in ginocchio al riparo di uno scoglio, dietro la porta del bagno di un ristorante tra risate liete e orecchie vigili al rumore, dentro automobili sovraccariche di respiri che hanno l’odore dei maglioni in inverno. I pompini fatti ad amici, amanti, il pompino fatto di nascosto dietro una siepe il giorno del mio matrimonio, l’orgasmo di mio marito sul mio velo arancione da sposa, lui che me lo sfila e ci si avvolge dentro.

Alcuni pompini li ho fatti per nostalgia, altri per ripicca, alcuni per inesperienza, tanti per curiosità, molti per divertimento, un numero infinito per gioco, qualcuno per opportunismo, la maggior parte con il senso di partecipazione e intimità – la parte di profondo piacere che mi eccita e appaga – che mi dà tenere un pene in bocca. E a nessuno dovrebbe interessare come e perché li ho fatti perché non esistono pompini decorosi e pompini indecorosi, ma solo pompini consenzienti. Sono stati, e piovono, pompini allegri, implorati, con le lacrime d’amore, vacui, spensierati, desiderati a lungo e poi lasciati in sospeso, pompini fedeli e pompini infedeli. Ne cadono a frotte, Tiziana, planano velocemente e si depositano piano, uno strato dopo l’altro, coprono il baccano delle nostre città, di tutto il vociare nelle case e fra le bancarelle digitali, dove molti uomini – a vederli, a vederci – si lasciano solleticare i pensieri sporchi e ci deridono con le mani ancora appiccicose di liquido gelatinoso, e troppe donne coprono di dileggio e scherno ciò fanno in privato e non rivendicano sulle piazze omertose, sconce ed efferate del pubblico dire, del collettivo mutare.

I nostri pompini sono innocenti. Imbrattati, indecenti, rumorosi, sussiegosi, teneri, maldestri, sbavanti, acerbi ed innocenti, innocenti per sempre. E adesso piovono con più foga e insistenza, piovono sui pensieri corti di chi dice che va bene un pompino, anche un pompino adultero, ma non va bene farsi filmare, che siamo noi donne a doverci tutelare dall’inganno dei pixel facili da far circolare, dalla scelleratezza virtuale, dalla frustrazione anti-sociale del social media forsennato, dalla desertificazione etica, culturale e sessuale di questi tempi senza gioia, questi tempi cannibali, necrofagi e tritacarne. Piombano, Tiziana, sulle teste sciocche di chi dice che dobbiamo proteggerci dagli uomini quando io gli uomini vorrei solo prenderli in bocca, riempirmi il palato dei loro gonfiori, baciare, leccare, succhiare tutto ciò che c’è da baciare, leccare e succhiare senza tregua, senza sosta, senza paura. E chi viola la mia intimità, rendendola pubblica contro la mia volontà, è uno stupratore sostenuto e incoraggiato da migliaia di stupratori senza volto.

E mentre questa nevicata di pompini gioiosi e liberi continua a venir giù, possano i nostri filmati, i miei, i tuoi, Tiziana, essere proiettati sullo schermo tremolante e azzurrino di questo scampolo d’estate, lungo l’intero arco celeste, in un loop festante e ballerino e te lo immagini, bella, tutta questa gendarmeria con i pallettoni di sale nei fucili alzare gli occhi al cielo, spalancare la bocca stupefatta, trattenere il respiro, mentre io e te apriamo i nostri ombrelli come fossero mongolfiere e, a cavallo di un fiocco di neve-pompino, quello lì, sì quello lì, proprio quello, ci solleviamo da terra e cominciamo a volare, a fare le capriole e le giravolte, improvvisando una rumba elegante. Rideremmo, fiere e voraci, mentre la nevicata si farà meno rumorosa e, lentamente, tutto sarà solo silenzio. Tu sarai arrivata, tu sei già arrivata e non dovevi, non era giusto; a me resterà la pena di baciarti da sorella sulle labbra, per onorare la tua bocca sincera, allegra e fiduciosa e, per onorare la tua memoria, bacerò – planata a terra – la bocca di mia figlia per dirle che lei e i pompini che sceglierà di fare saranno innocenti per sempre. E, un giorno, le racconterò di questa nevicata d’incanto che tutto ha ammantato e fatto ammutolire, e di come io e Tiziana ridevamo.

(Anonima)

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Comments

  1. Grazie.

  2. Grazie, davvero.

  3. Ho sentito la parola pompino X la prima volta in Toscana dove si usava il termine ” Madonna pompinara” . Ero attorno ai sei anni e accompagnavo il mio papà camionista in giro X l’Italia.
    Gli facevo compagnia, era stata introdotta da poco una legge che permetteva ai camionisti di guidare da soli. Ero la sua radio, cantavo e parlavo tutto il viaggio, mio padre mi trattava come un compagno di viaggio ed io ero convinta che avrei fatto la camionista.
    Fu quindi per me normale chiedergli il significato di quella espressione mai sentita prima. LA spiegazione fu immediata e comprensibile : ” era la madonna che faceva una bella cosa a Giuseppe”
    Da allora la parola pompino è rimasta legata alle mie prime albe viste nella stupenda Toscana, ai tortellini alla bolognese, e mio padre che mi accompagnava al gabinetto stando di guardia, con mio imbarazzo, fuori dalla porta. ( questa sua ” protezione ” vissuta male e mai oggetto di spiegazioni,l’ho capita anni dopo a spese mie)
    Un caro saluto “pompinaro”
    Geni

  4. Improvvisamente tutti santi.
    Forse di memoria un tantino corta.

    Buoni pompini a tutte e a tutti.

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