Per Tiziana Cantone: bisogna alzarsi e dire qualcosa!

Carlo scrive:

Non so perché stia scrivendo, e sinceramente nemmeno vorrei. A me, infatti, non piace che gli altri leggano e sappiano quello che scrivo-penso, ma dopo quello che è successo a quella ragazza di nome Tiziana, anche grazie all’invito di Eretica, credo che non sia più ammissibile stare zitti. Occorre alzarsi, parlare, indignarsi, pena essere colpevole quanto le altre persone. Scrivere queste poche righe rappresenta davvero il minimo (ma davvero minimo) che potessi fare.

Sono in treno per un lungo viaggio e ciò mi aiuta a pensare: ciò che è accaduto, come ci siamo comportati (uso il noi perché le persone che hanno diffuso il video, che hanno sbeffeggiato, insultato, deriso questa ragazza, erano persone comuni, come me e te che leggi. Persone che lavorano, studiano, magari hanno anche famiglia e sono dei “ buoni” cittadini e “cristiani”), mi fa stare male per una doppia ragione.

La prima è dovuta alla fratellanza/sorellanza umana, nel senso più semplice della parola, ossia il dolore per un essere umano morto in una maniera orribile, a causa della meschinità dei suoi (non) fratelli e sorelle.

Il secondo, collegato al primo e un po’ più articolato, riguarda il fatto che sono un uomo, un maschio. Io sto male, soffro perché (principalmente) degli uomini come me hanno inondato di insulti, improperi, battute, meme e quant’altro Tiziana, una donna, portandola alla morte.

Dopo che mi era stato detto da amici e amiche che su Internet c’era una vastità di video di questa ragazza, sono andato a controllare semplicemente su YouTube e son usciti fuori decine di risultati. Uno dei più cliccati, con oltre 120 mila visualizzazioni, è (ancora visibile – e scegliamo di non proporre il link ndb).

In questo video c’è, oltre alle frasi che dice la ragazza e l’uomo durante il rapporto, un gruppo musicale che ne fa la parodia, canticchiando come tema: “zoccole, zoccole! Siete solo zoccole!”

Ecco questo è il punto centrale di quello che voglio affrontare, senza dilungarmi troppo e stressarvi: il modo in cui noi uomini trattiamo, parliamo, pensiamo delle donne. Abbiamo crocifisso Tiziana perché fa del sesso orale ad un uomo, dicendo frasi varie a sfondo sessuale.

Perché abbiamo iniziato a sbeffeggiare Tiziana? Perché (pronuncia delle frasi che parlano di sesso). Perché, invece, dell’uomo non si dice nulla? Eppure, applicando la stessa (stupida) logica dovremmo prendere in giro anche lui, che dice “cornuto”, “sei una zoccola”, ed altre cose che non voglio trascrivere. Anche lui è compartecipe del video.

Ebbene, non ci è neppure passato per l’anticamera del cervello di crocifiggerlo, parodiarlo. Perché? È troppo semplice la risposta, e nemmeno la scrivo.

Io sí, mi ritengo un uomo un attimo diverso, perché non ho come obiettivo primario di andare con una ragazza a letto, non le guardo subito il seno, magari preferisco parlarci, perché vengo quasi sempre, scherzosamente o meno, definito fin…..o per come mi comporto con le donne e per la mia sensibilità, perché faccio le cose da donna (stirare, cucinare, rammendare, odiare il calcio, piangere ecc…). E ne sono contento d’essere diverso dagli altri, sennò non avrei trovato una compagna stupenda nella vita.

Questa diversità non serve, però, a nulla se si sta zitti, se Noi uomini non alziamo la voce davvero, opponendoci a questo razzismo e disprezzo strisciante contro le donne che c’è nella nostra evoluta società. Basta! Dobbiamo dire che non vogliamo più Tiziane, Melito, femminicidi. Dobbiamo sostenere e lottare affianco delle nostre madri, sorelle, amiche, compagni e mogli. Lottare e cambiare. Sí, è vero c’è tanto, tanto da fare, ma non è poi tollerabile che noi uomini stiamo zitti, compreso e principalmente chi scrive. Si PUÒ cambiare, non è vero che i maschi non possono migliorare. Ciò si ottiene con Istituzioni, Scuola attiva ed inclusiva, padri che insegnano ai figli che una donna non è un oggetto, che la parola puttana/troia ecc. ha un peso enorme e ferisce. In definitiva (e banalmente) sensibilizzazione, dialogo e confronto.

Quindi mi appello ad ogni maschio, io in primis, affinché non stia più zitto e non passi più sopra a questi soprusi.

Il silenzio e l’ignavia infatti son peggio del boia e dell’aguzzino.

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Comments

  1. Sì, è vero.
    Bisogna avere la forza di dire “non partecipo” nei gruppi whatsapp in cui si dileggiano le persone, stare zitti e basta non serve.
    Ci hanno fatto credere che i social ci aiutassero a riportare leggerezza nella nostra vita e invece in questi giorni hanno riportato pesantezza, la pesantezza dell’ignoranza e della superficialità.
    Bisogna avere la forza di non soccombere al bullismo.
    Di avere la personalità per dire: ” A questo non partecipo”.
    E poi di fare il passo successivo per far sapere a chi lo fa: “Perché non lo ritengo giusto”.
    Io un po’ alla volta ho cancellato da Facebook la gente che postava frasi offensive o razziste, ho smesso di seguire le twitstar che ogni giorno trovavano qualcuno di cui lamentarsi o da sfottere, e di questa storia – veramente – non ne sapevo niente.
    Ho aperto il sito dell’Ansa e ho letto la storia di un suicidio di una persona che non avevo mai sentito nominare.
    Eppure tutti gli altri la conoscevano.
    Magari se non mi fossi chiusa nella mia torre d’avorio me ne sarei resa conto prima, magari avrei potuto dire qualcosa a qualcuno.
    Che spreco.

  2. Credo di poter offrire un punto di vista complementare, che in qualche modo mostra un’altra ottica.
    Io non sono come te. Ma come te mi sento a disagio. Contrariamente a te non vedo nulla di sbagliato a essere attratto da una persona per fini esclusivamente sessuali, ma come te non vedo nulla di sbagliato nel fatto che una donna faccia altrettanto. Pratico BDSM: a te danno del finocchio, a me danno del pervertito. La mia ex, quando le ho detto che volevo esplorare questo lato della sessualità, in particolare parlando di Shibari, l’arte e pratica di legare con le corde, è arrivata a dirmi che ero un potenziale serial killer. Buona parte della società mi riterrebbe un uomo violento a cui piace far soffrire le donne, mentre non toccherei mai una persona senza il suo consenso.
    Tu hai visto il video, io no – e non per questioni morali, ma per mera mancanza di interesse – ma come te mi sento in colpa. Una mia amica ha scritto, a riguardo, che si sente in colpa per non essere riuscita a rivendicare il suo essere cagna di fronte a chi derideva quella ragazza. Io la comprendo: non riesco a rivendicare il mio essere pervertito, che include la consapevolezza che altre e altri condividono queste “perversioni” (che perversioni non sono), ma che noi “pervertiti” sappiamo bene che i desideri sessuali non sono appannaggio di un solo genere.

    Ecco perché non riesco proprio a condividere la tua soluzione, che mi sa di negazione della sessualità, quando invece secondo me la soluzione è l’esatto opposto: la rivendicazione della sessualità, come diritto per tutte e tutti coloro che decidono di viverla. La nozione che la sessualità non sia qualcosa di sporco, ma di giocoso. Perché il rischio con il tuo approccio, è che si continuino a giudicare le persone nel loro complesso in base a come vivono la propria sessualità.

    • Permettimi M. prima di tutto, di ringraziarti per questo intervento e poi di ritornare sulle cose sulle quali concordo. Poi però vorrei anche puntualizzare alcune cose per le quali ritengo che anche messaggi come quello di Carlo hanno una importanza che forse troppi sottovalutano. So che sai che stiamo mettendo sul tavolo le nostre ragioni nell’ottica del partire da sé consapevoli che sono dei sé differenti ma non per questo antagonisti. Del resto anche tu condividi ciò che c’è di importante nel messaggio di Carlo e credo che non interpreterai ciò che su cui potrei eventualmente divergere dal tuo discorso come una sua negazione perché non lo è. Non vorrebbe almeno.
      A differenza di come si cerca sistematicamente di fare su questo blog (che amo per questo), invece di concentrarsi su una riflessione sul sessismo, troppi opinionisti si sono concentrati sugli aspetti specifici di questa vicenda, i cui contorni per altro sono ancora poco chiari, stiracchiandoli sotto l’onda emotiva dentro interpretazioni che mescolano tutto con tutto, spingendosi un po’ tutti in una gara a chi urlava il “J’accuse” più grande e più grosso.
      In una specie di il mio “J’accuse” è più grande del tuo, si è impacchettato assieme nella stessa condanna azioni differenti quali (per esempio) girare video di porno amatoriale, guardarlo e masturbarsi, scriverci commenti offensivi, divulgarlo senza il consenso, fare revenge porn, etc Il rischio, come hai detto e concordo, è proprio quello cadere in modo più o meno esplicito nella criminalizzazione in sé della sessualità, o meglio, della facoltà di scelta di una persona di esprimere la propria sessualità, continuando così a legittimare implicitamente come metro di giudizio pubblico di un certo fatto di cronaca quanto la sessualità della vittima rientri (o possa essere fatta rientrare paternalisticamente negando la sua assertività sessuale e quindi la sua autodeterminazione) nella presunta “normalità” o “moralità”. Assumere questo moralismo implicito, sospenderlo per le donne e riversarlo collettivamente sugli uomini non fa che nutrirlo ulteriormente, concordo in pieno, e quanto segue vorrebbe anche chiarire perché questo tipo di operazione sia in realtà più sfavorevole alle donne.
      Ecco perché una riflessione che veramente voglia fare una critica al contesto culturale nel quale è avvenuto il suicidio di Tiziana, come si è fatto qui, deve prescindere dal giudizio sulle singole persone del fatto di cronaca in se ed analizzare il contesto culturale senza partire dal puntare il dito, dai contro-linciaggi, da accuse collettive generiche e preconcette.
      Indipendentemente da come sono andate le cose il dato incontrovertibile è che viviamo ancora una società ipocrita e repressa perché se non fosse così “scandaloso” il sesso fuori dai canoni etero, della “normalità” della “moralità” dettata da qualche autorità esterna, anche lo stigma di migliaia di stronzi, che “il web” riesce a distillare in brevissimo tempo per quanto possa essere grande il resto della popolazione, probabilmente apparirebbe alla persona che si vede colpita come il raglio di qualche sciroccato e non come la “voce del popolo”.

      Ma il secondo dato certo, e qui vengo al messaggio di Carlo e del perché lo ritenga comunque molto importante, è che questa cappa di cultura tossica pesa in modo sproporzionato di più sulle donne, e non sorprende, essendo il calco della morale sessuale che va a braccetto con la violenza di genere.
      L’analisi condotta in questa pagina in questi giorni si è concentrata su questo secondo aspetto e ho il sospetto che a qualcuno (non te ovviamente, quanto segue da qui in poi non è direttamente indirizzato a te che so che capisci) ciò non sia piaciuto. Ebbene: questa è una pagina femminista.
      Ora è chiaro che questa attenzione su questo secondo aspetto può suonare come un’accusa “ai maschi”, ma che dovremmo fare? Se ci si azzarda a parlare di “privilegio maschile” scoppia il finimondo, personalmente anch’io preferisco entrare nel dettaglio piuttosto che parlare genericamente di “privilegio maschile”, ma la denuncia va comunque fatta:

      “Denuncio la cultura sessista nella quale siamo immersi che ci opprime tutti ma che in mano ad un uomo può diventare un’arma letale, ma in mano ad una donna può essere solo la corda con la quale appendersi”. Ok?

      Fosse anche che la maggior parte degli uomini non userebbe mai quell’arma non basta, non può bastare: quell’arma è lì e ci mette oggettivante in una situazione di disparità. Dolorosamente, spesso loro malgrado, i nostri corpi, il loro sesso biologico costituiscono un simbolo dentro questa cultura, un simbolo che va oltre e spesso contro la nostra volontà.
      Dobbiamo dirla questa cosa, se vogliamo cambiare quella cultura sessista e il significato tossico che nostri corpi inevitabilmente assumono entro di essa, non c’è scelta.
      Ma il messaggio agli uomini non è “siete tutti colpevoli! In ginocchio sui ceci!” ma “Mi spiace, ma non posso accettare di dipendere dalla tua benevolenza, devo sovvertire questo sistema, devo toglierti anche la possibilità di poter usare quell’arma, devo disinnescarla e lo farò, anche se so che non la useresti mai… capisci?”

      Come donna e femminista sentire degli uomini che di fronte alla denuncia corale di questo particolare aspetto della violenza di genere e di fronte a questo messaggio si astengano dal mettersi sulla difensiva o ritorcere l’attacco o evitino di chiudersi nel silenzio, cercando invece di dire (forse maldestramente per certi versi nel caso di Carlo, più in consonanza con il mio vissuto nel tuo): “ho capito, capisco le tue ragioni, le condivido”, credo sia molto importante. Ma non lo è per avere conferme a quello che mi sento di fare come donna e femminista e che farò comunque, ma per sapere a che punto siamo con l’abbattimento del muro. E’ importante perché dopo quel “ho capito” diventa più facile ascoltare le ragioni degli uomini perché fino a quando la risposta a ciò che denunciamo è “non me ne frega, io quell’arma non l’ho mai usata e non la userei mai”, “ve l’immaginate”, “volete criminalizzarci tutti per fare solo i vostri comodi” …non è possibile lasciarci alle spalle la tradizione del femminismo della seconda ondata, le sue parole d’ordine il suo binarismo il suo astioso rifiuto all’ascolto che però nasce come reazione a un tradizionale muro di silenzio omertoso riguardo alla violenza di genere e all’oggettiva condizione di disparità nella quale la cultura sessista ci pone. Le femministe “che si vorrebbero fare collane di cazzi mummificati” (si 🙂 ho sentita pure questa 😄 ) hanno tutto questo spazio in Italia perché questo paese continua ad essere visceralmente ma soprattutto silenziosamente maschilista, fino a quando non si rivela per quello che è rigurgitando in solo schifoso fiotto tutta la sua cultura sessuofoba, moralista e sessista appena ha l’occasione di farlo contro un donna in carne ed ossa, come testimonia la vicenda di Tiziana, e non solo quella, purtroppo. C’è veramente bisogno di sentire altre parole dagli uomini.

      E’ per questo che vi ringrazio entrambi di cuore per quello che avete scritto qui.

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