La mia storia di slut shaming (quando a praticarlo è tua madre)

Ciao Eretica, sono S e ho 24 anni.

Complice la tarda ora, ho pensato di scriverti questa storia di slut shaming. Che poi storia non è, dato che la vittima sono io e chi mi ha fatto violenza è mia madre; ebbene sì, sono stata definita troia da mia mamma, ma inizio da molto tempo prima di quel giorno fatale.

Quando avevo circa 17 anni ho conosciuto un amico di amici, simpatico, carino e un po’ fuori di testa, ma andava bene così; uscivamo in gruppo, niente di più, diventiamo molto amici nell’arco di poco tempo. La sola amicizia va avanti per circa un anno fino a quando decidiamo di metterci insieme, tutti felici; vergini entrambi, abbiamo il nostro primo rapporto. La nostra storia ahimé non dura molto, anzi, finisce presto e al momento non ricordo nemmeno perché. In tutto ciò, succede che per varie vicissitudini mia mamma scopre accidentalmente che non ero più vergine e da lì, apriti cielo: vengo definita una troia, una poco di buono, “non ti ho insegnato niente?” e così via, fino a piangere disperata urlando al cielo “cosa ho fatto di male per meritarmi questo”, al “sei una delusione” e al non rivolgermi più la parola per un bel po’. A 18 anni, con un ragazzo che conoscevo da più di un anno, avevo deciso che volevo fare sesso, perché stavo bene con lui (ma anche se i motivi fossero stati altri, sticazzi?), avevo la testa per decidere, non sono stata obbligata né niente.

Perché racconto questo episodio? Lo sanno soltanto poche persone intime, è stato traumatico, nel senso che mi ci è voluto del tempo per realizzare che io non avevo colpe, che ero perfettamente cosciente di quello che stavo facendo e che comunque la mia sessualità doveva riguardare solo me (e l’altra persona ovviamente), invece venivo additata come “troia”, come una il cui unico valore era la verginità e, avendola persa, puff! mi riducevo a essere una delusione. Sì, ho ancora in mente il suo volto arrabbiato e pieno di lacrime, la sua voce che mi urla quelle parole e sono ricordi che non svaniranno mai. Quello che voglio dire è che magari ci stupiamo di sconosciuti che giudicano altre persone, come Tiziana, per quello che fanno a livello sessuale, ma le persone che ci sono vicine non sono da meno, anzi, sono quelle che feriscono di più, perché onestamente, come può una madre dire queste cose a sua figlia? Non ho ancora chiara una risposta, anche perché non sono cresciuta in una famiglia con particolari valori religiosi, ma a quanto pare la mia purezza valeva più di me. E adesso soltanto capisco che no, vaffanculo, io non sono la mia verginità.

Mi scuso se sono andata un po’ fuori tema, o se la mia esperienza non dovesse risultare interessante/utile, ma anche solo aver avuto l’opportunità di parlarne con qualcuno mi ha fatta sentire accettata. Ed Eretica, vorrei ringraziarti per la pagina, per quello che fai, perché mi hai fatto aprire gli occhi davanti a tantissime cose e perché ho ancora molta strada da fare (…). Ti abbraccio virtualmente.

Comments

  1. Mi è successa la stessa cosa. Potrei averla raccontata io, questa storia. Quest’anno, all’alba dei miei 30 anni, le ho detto che ricordo perfettamente questo momento e la rabbia che provo non è diminuita, anzi è solo aumentata. Lei ha negato, naturalmente. Non le ho parlato per circa sei mesi. Non la perdonerò mai, come figlia.
    Prima di quest’anno avevo trascorso 12 anni a cercare di capire e giustificare, pensando che non lo credesse veramente, ma fosse frutto di qualche regressione o momento di confusione. Non metto in dubbio che possa essere così, ma non mi interessa più. Una madre che dice certe cose ad una figlia non merita assoluzione e una figlia non dovrebbe mai ergersi a psicologa nei confronti della propria madre.

    Grazie per aver condiviso questa storia.

  2. Mia madre ha avuto la stessa identica reazione anni fa, quando ha scoperto – tra l’altro in ospedale in seguito ad una visita ginecologica d’urgenza – che non fossi più vergine. Avevo 20 anni a quel punto, vivevo già da sola nella città in cui studiavo all’università. Dopo le urla non mi ha parlato per 3 settimane. Tutt’ora, sesso e prevenzione sono argomenti tabù con lei. Ho 30 anni e non vivo più in Italia ma le tonnellate di insulti e la sensazione orribile che la persona che ti ha messo al mondo ti reputi una troia non mi abbandoneranno mai. Un abbraccio.

  3. Credo che reazioni del genere siano dovute ad un’ancestrale educazione secondo cui la donna può provare la sua purezza mentre l’uomo no, o peggio, che la verginità sia il miglior biglietto da visita per garantire ad una donna un futuro matrimonio. Come a dire che senza la verginità non c’è possibilità di trovare un uomo pronto a sposare la donna “impura”. Altri argomenti sono legati alla cultura religiosa, ma qui si sa che ogni spiegazione va al di là di un semplice dibattito. C’è chi rimprovera le proprie figlie con la paura che le stesse siano condannate ad una vita in solitudine allontanate da quelli che, secondo loro, dovrebbero essere “uomini” da matrimonio, senza intercalarsi nei nuovi modelli sociali che (per fortuna in molti casi) vanno al di là di questa concezione retrograda della verginità come dote per contrarre matrimonio.

  4. stoiria comune, a molte, moltissime.

  5. Io non riesco nemmeno a immaginare una cosa del genere. La rabbia il dolore e l umiliazione. Io e mia madre siamo come sorelle o amiche e sia lei che mio padre hanno sempre trattato di sessualità con me fin da bambina. L importanza soprattutto del preservativo era una cosa su cui mio padre ha sempre calcato la mano per evitare che mi prendessi qualcosa. Non ho problemi a confidarmi con loro e a fare battute sull argomento ogni tanto. Nè a 14 anni ne adesso a 23. Complice forse la cultura medico scientifica dei miei. Mi dispiace che ci siano dei genitori che non insegnino queste cose ai figli fin da quando sono piccoli. Mio padre ha sempre detto: una gravidanza si risolve, l AIDS no. Non c è da stupirsi che in Italia siamo tra i primi paesi per gravidanze minorile e malattie sessualmente trasmissibili.

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