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La gogna esisteva anche quando non c’era internet

Lei scrive:

“Quando ci sono passata io, dalla gogna, internet non era così presente nelle vite di ognuno di noi. Erano i primi anni ’90, e se non c’era internet figurati i social network. Un mondo incredibilmente diverso nella socialità e nell’accesso all’informazione, terribilmente uguale nella gogna. A quel mondo mi ci stavo affacciando, ragazzina, nata e cresciuta in un paesotto qualunque nel nord delle fabbrichette, degli artigiani edili, degli allevamenti intensivi. Fiduciosa di quel “tutti conoscono tutti”, piena di me stessa e di curiosità di crescere, di scoprire, di frequentare quelli un po’ più grandi, i bravi ragazzi del paese che un giorno hanno deciso che dovevo andare con loro e diventare per un pomeriggio il loro giochetto da toccare, scavare, abusare.

Ricordo poco o niente, se non la sensazione di ribrezzo e i loro “devi fare così”, e di io che ho fatto tutto, imbambolata. Non ho gridato, non ho pianto, non ero viva. Ho buttato i vestiti. Ma la certezza che mi fosse successo qualcosa di terribile l’ho avuta il giorno dopo, rincontrandoli per strada, quando mi hanno chiesto ridendo se mi erano venute “le mie cose”. Io non lo sapevo cos’erano le mie cose, ma ho scoperto da subito il sapore dell’umiliazione. E la gogna non era lontana. Mi hanno chiesto se tornavo con loro, quando mi inseguivano perché se li vedevo da lontano scappavo. Altri ragazzini mi hanno detto che dovevo andare anche con loro, visto che c’ero stata con gli altri. Io scappavo, gli rispondevo a muso duro, ma quanto dolore dentro. Sono diventata quella che ci stava, quella che la dava a tutti.

Avevo appena iniziato le scuole medie. Poi sono comparse le scritte sui muri e la cosa più umiliante che io ricordo della mia vita sono i miei genitori che le cancellano. Eppure con loro non ne ho mai parlato, vittima della vergogna, ho sempre negato mi fosse successo qualcosa. A dire la verità non ne ho mai parlato con nessuno, nemmeno negli incontri con alcuni specialisti che ho dovuto frequentare per le crisi di nervi. Il mio compagno sa cos’è successo, ma non gli ho mai detto come, quando; a volte ci provo, ma le parole non escono. E’ una storia diversa da quella di Tiziana, lo so. Però tutti i commenti che sto leggendo, sulla colpa di internet, la colpa del web, come se fosse un mostro indefinito… Mi bruciano dentro. Perché dalla gogna ci si passava anche quando questo non c’era. La gogna siamo noi, i pregiudizi, le chiacchiere, le distanze, le risatine, i “ma è vero che…”… e anche i miei silenzi. Io forse mi sono salvata solo perché ero piccola e allora molto inconsapevole, anche se a distanza di vent’anni a volte continuo a credere di essere morta lì. Perdonaci Tiziana.

Una donna.”

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