Insegna allo s.t.r.o.n.z.o. a non fare del male invece che dire alle donne di essere sante e asessuate

Ciao Eretica,

sono Bia e vorrei intervenire sulla vicenda dei revenge porn provando a fare chiarezza su alcuni aspetti. Mi presento: sono una attrice porno, lo sono per scelta. Nessuna più di me sa cosa significhi essere esposte alla gogna, alla cattiveria altrui, perché gli spezzoni di film ai quali partecipo potrebbero essere usati per sputtanarmi. Non è capitato, perché vivo all’estero, le persone che frequento se ne fregano e il fatto stesso che un video sia pubblicato proprio per essere condiviso pare sia un deterrente. Nessuno ci fa caso.

Non faccio video porno perché costretta, circuita, plagiata. Lo faccio per guadagnare e se e quando qualcuno scoprirà questa mia vita parallela sconosciuta ai miei, a persone che stanno in Italia allora lo rivendicherò. Vorrei fare chiarezza ma non per questo dico che c’è una giustificazione a quello che è successo, perché non ce n’è.

Lo dico per gli utenti e per le ragazze che domani si ritroveranno sputtanate sui social: gli uomini non sono tutti cattivi e se amano farsi seghe con un porno non per questo sono pessimi in ogni senso. Sappiate che ci sono molte donne che guardano i porno per masturbarsi, perché le eccita, e non per questo hanno una sessualità malata. E’ importante dirlo perché altrimenti pare che il mondo del porno sia fatto tutto di vittime e di gente schifosa che ama vedere soffrire le donne.

La performance sessuale in video fa parte del sex work, è lavoro, e come tale va considerato. La differenza tra un film porno e un revenge porn è palese. Il video porno è fatto con il consenso di tutte le parti che firmano un contratto, le liberatorie, e l’autorizzazione a diffondere quel film pubblicamente. Il revenge porn è una scena di sesso filmata di nascosto oppure no ma di cui comunque nessuno ha autorizzato la pubblicazione. La donna che è protagonista di quella scena, come spesso capita, è sottoposta ad abusi e poi ricattata da chi usa quei video per ottenere altre tangenti sessuali. Ci sono casi, e sono molti, in cui una donna accetti di farsi filmare, o è lei stessa che gira dei video, che però sono destinati a se stessi, o a pochi eletti. Nessuno è autorizzato a pubblicarli e chi lo fa viola la privacy della donna, la stupra, perché prevarica il suo consenso, la diffama, perché dà di lei un’idea che è lesiva della sua reputazione, e istiga alla persecuzione e al linciaggio e, in casi orribili, anche al suicidio.

Un porn revenge è quello che ritrae una ragazzina stuprata da “compagni” o da un uomo, un ragazzo, chiunque, e poi viene messo online per attirare commenti che mettono in imbarazzo la ragazza. Non è dello stupro che i commentatori o le commentatrici si curano. Piuttosto a loro interessa processare pubblicamente questa ragazza e condannarla ad un rogo, una impiccagione, una lapidazione pubblica. Chi compie un’azione così orribile deve sapere che può causare la morte della vittima filmata.

Il revenge porn è anche quello che ritrae una donna che fa sesso consensuale e consensualmente si fa filmare. Capita che lei metta fine alla relazione e quel video viene usato come vendetta nei confronti della ragazza. La vendetta però può anche essere commessa da ragazze, “amiche”, che al minimo conflitto mettono foto, video, numero di telefono, nome e cognome e indirizzo, online per ferire la ex amica.

Quello che conta è il fatto che tutto ciò avviene senza il consenso della persona che viene messa alla gogna. Io lo paragono allo stupro perché identiche sono le condizioni – tu dici no e lui/lei pubblicano lo stesso – e perché identiche sono le giustificazioni – lei stava nuda, ha fatto sesso, era in minigonna, e dunque se l’è cercata. La cultura dello stupro c’entra con questo e non c’entra invece con un video porno messo in commercio perché quello è semplice sex work. Io metto in conto che chi guarderà un mio film si masturberà, userà parole volgari, mi chiamerà in modi osceni. La donna che viene messa alla gogna invece no. Non ha scelto di “eccitare” chiunque, ma forse solo la persona con la quale faceva sesso o se stessa. Non c’è nulla di male nel volersi rivedere in video per eccitarsi. Non è l’eccitazione, il desiderio, la sessualità ad essere colpevoli del fatto che c’è chi stupra.

Per la vicenda di Tiziana molti si sono giustificati dicendo che non sapevano che avesse negato il suo consenso, anzi, dicono che sia stata lei a diffondere quei video e quindi doveva pagarne le conseguenze. Come dire che se vai in giro in minigonna meriti uno stupro. Poi vediamo che lei non ha autorizzato un bel niente e che forse quei giochi erotici non erano neppure quello che lei voleva. Non lo sappiamo ma il fatto che altri prevarichino la sua volontà, che la espongano alla gogna, non autorizza nessuno poi a farcisi delle seghe perché è come se partecipaste ad uno stupro collettivo lasciando lei esposta al linciaggio perché dopo l’uso che se ne è fatto non c’è che da lapidarla.

Io credo che la confusione su quel che è consensuale e quello che non lo è non dipenda dal video, dal web, ma è un problema reale che esiste tra persone reali. Una donna può essere stuprata da un singolo o da un branco e mai sentirai ammettere il fatto che abbia commesso uno stupro. Non hanno idea del fatto che esiste un limite invalicabile che non deve essere rappresentato dall’autocensura della donna. Non sono io che devo censurare la mia sessualità ma tu che devi ascoltare e imparare la reciprocità.

Nei video che faccio a volte giochiamo con il bondage e altre pratiche bdsm e non ho mai trovato più consapevolezza di quello che è il consenso di quanto ne trovi in quelle scene. La safeword, la parola chiave che costituisce un no, un invito a smettere che l’altr@ deve rispettare, è un consenso che viene ribadito non all’inzio, ma sempre. Quante volte abbiamo visto uomini difendersi del fatto che hanno stuprato una ragazza che aveva detto si e poi ha detto no sul più bello? Perché la concezione del rispetto per la donna non sfugge alla dicotomia santa/puttana. Se vuoi rispetto non devi fare niente, non devi fare sesso, devi essere casta e pura, altrimenti tutto quello che ti capita sarà solo colpa tua.

Forse Tiziana aveva detto si al sesso, perfino al video, ma non aveva detto si alla diffusione online, non aveva detto si alla gogna, al linciaggio, alla lapidazione, e all’istigazione al suicidio. Sostanzialmente lei aveva il diritto di scegliere quel che fare o non fare e quando fermarsi. Chi non ha tenuto conto del suo consenso o dissenso di fatto, per me, agisce sposando la cultura dello stupro.

Non serve dire che le ragazze devono tenere la sessualità chiusa, perché non è la loro sessualità il problema. Il problema sorge quando qualcun@ non capisce che il sesso, i giochi sessuali, quel che volete, devono essere consensuali. Bisogna insegnare allo stupratore a non stuprare e non alla ragazza a “non farsi stuprare” o a “vestire adeguatamente”. Bisogna insegnare allo stronzo che pubblica un video senza il consenso della ragazza a non essere lo stronzo che è, e non insegnare alla ragazza a “non farsi lapidare”, a “non fare sesso” o a “non farsi filmare”.

Io faccio video porno e lo faccio consensualmente. Chi mi guarda sa cosa guarda e lo sceglie consapevolmente. Non c’è moralismo che debba lasciar credere che tutte le persone che guardano il porno siano cattive né che il porno stesso sia malvagio. Il tema è un altro. Se non c’è il vostro consenso nessuno può fare nulla che voi non vogliate. Nessuno.

Grazie, un abbraccio

Bia

 

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Comments

  1. L’ha ribloggato su STARDUST.

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