Su #TizianaCantone: Hai visto quel video? Bravo!

di Luca Tornatore

No cari imbecilli che vi pensate assolti, non l’abbiamo “visto tutti” quel video. Di un pompino, leggo in un post con 70k like che mi ha fatto ribrezzo.

E no, cari imbecilli, non abbiamo “riso tutti” e nemmeno l’abbiamo “scandagliato in lungo e in largo”, quel pompino.
E no, cari imbecilli, non ci siamo messi tutti a sbavare per “quel volto così appariscente, quella bellezza così dirompente”, né abbiamo tutti fatto un meme di “quegli occhi, quelle labbra e quel corpo”.

Perché no, cari imbecilli, non è normale essere tutti delle teste di cazzo, almeno non sempre e costantemente come se fosse la natura dirompente e profonda dell’avere un cazzo fra le gambe.

Tiziana Cantone s’è uccisa perché “l’abbiamo visto tutti quel video e ci abbiamo riso”. Perché ancora adesso, anche scrivendo della sua morte, non è possibile liberarsi della pruderie di “quel volto così appariscente, quella bellezza così dirompente”, “quegli occhi, quelle labbra, quel corpo”.
Tiziana Cantone non s’è uccisa per qualche altra ragione se non le conseguenze di quelle migliaia (milioni?) di click, che ancora continueranno adesso.

È inutile dolersi perché Tiziana Cantone s’è ammazzata e scrivere e condividere di quanto siamo ipocriti e di quanto era un uomo piccolo quello che l’ha pubblicato, ex post.
Se non si ammazzava andava tutto bene?

Se l’avete visto e scandagliato quel video, magari vi ci siete anche fatti ‘na sega, avete anche visto e scandagliato cosa si stava scatenando intorno a quel video.
E non raccontatevi che non sapete di tutte le altre decine di casi di slut shaming.
Sul webbe, certo, ma anche intorno a voi.
Non raccontatevi e non raccontate che non sapete cos’è, come nasce, come si gonfia, che conseguenze ha.

Lo slut shaming si gonfia perché “tutti l’abbiamo visto” e “tutti abbiamo riso” e “l’abbiamo scandagliato in lungo e in largo”, mica perché soffia il vento.

Quindi, scriverne – senza ancora nemmeno riuscire ad abbandonare la pruderie e il voyerismo, nemmeno in punta di morte – per poi biasimare la dinamica sociale di ipocrisia che l’ha portata ad uccidersi, è oltraggioso. Oltraggioso forse per Tiziana Cantone, che però può fregarsene altamente, ma oltraggioso anche per chi ha un cazzo fra le gambe ma non per questo è una testa di cazzo.

Se quel video l’avete visto, e per di più ci avete riso e vi ci siete un pochetto eccitati (quel corpo quegli occhi quelle labbra.. ancora..) avete un problema.
Perché siete stati capaci di scindere dal contesto il vostro voyerismo, la vostra pruderie, il vostro eccitamento, le vostre voglie.
Sapevate perfettamente che quel video era rubato, non era un’esibizione intenzionale. Sapevate perfettamente – per esperienza diretta personale, ma a questo arrivo dopo – cosa stava sicuramente accadendo nella vita di quella persona.
Eppure quelcorpoquegliocchiquellelabbraquellabellezzaprorompente li avete trattati come se fossero separati da una vita, un cuore, una storia, un presente di tortura.
La concupiscenza dei corpi non è la stessa di quella per gli oggetti, che puoi comprare, vendere, rubare, possedere.
La concupiscenza dei corpi separata dal sentimento per le persone è un problema. Forse è il problema.
Quindi se quel video l’avete visto, e per di più ci avete riso e vi ci siete un pochetto eccitati (quel corpo quegli occhi quelle labbra.. ancora..) avete un problema.

E sarebbe ora di dirlo e di dirselo, invece di biasimare dinamiche sociali di ipocrisia sessuale, spersonalizzandole.
Ipocrisia sessuale?? ma no, davvero? che scoperta. E non l’avevate ancora scoperto mentre guardavate quel video, incrementando il contatore delle visioni, non l’avevate ancora scoperto quando ridevate e scandagliavate?

Tiziana Cantone s’è uccisa perché “l’abbiamo visto tutti quel video”, e scandagliato, e riso. E soprattutto perché c’era del godimento in questo e l’incredibile anti-patia di poter godere e concupire l’immagine di un corpo da un video rubato facendo finta che non stesse accadendo tutto ciò che si sapeva perfettamente che stava accadendo.
L’incredibile ferocia concupiscente della marmaglia.

Dirò di più.

Lo slut shaming nasce dagli occhi che non si staccano dalle tette quando parlate con una donna, da quel guardarla per strada come se fosse una bistecca e voi una tigre, ostentatamente, fissamente, come se quasi non avesse il diritto di non farsi mangiare con piacere, fosse pure “solo” con gli occhi.
Nasce da quell’ammiccare continuo per i pezzi di corpo come alla vetrina di un macellaio.

C’è differenza fra il sesso come ore di gioia e piacere vissute con una persona e il sesso come meccanica solipsistica, autoerotismo predatorio con un corpo a disposizione.
C’è differenza fra il gioco di desiderio e seduzione, e la predazione.

C’è differenza tra il desiderare e l’essere come cani a cui tiri una salciccia e loro via a correrci dietro sbavando.

Le donne – e nemmeno gli uomini – non sono salcicce tirate da qualcuno per strada o sul web.
Anzi, purtroppo alle volte sì, sono salcicce tirate da qualcuno. Nel caso di Tiziana Cantone è stato così: è stata ridotta a una salciccia da uno stronzo e chi l’ha reso possibile sono stati quelli che l’hanno guardato come se fosse il video di una salciccia.
Quel video, nelle intenzioni di chi l’ha pubblicato, era il video di una salciccia e voi l’avete reso tale a correndoci dietro come cani, per poi scrivere com’è brutto.
Ma com’è brutto cosa, maledetti cani?

Ma invece chiedetevi, chiediamoci sempre, perché correre dietro alle salcicce come cani, invece di sentirsi assolti.

E no, non è perché siete uomini e avete il cazzo ed è naturale.
Ma com’è, prima ve lo guardate e riguardate e vi eccitate a pensare a “quel corpo quegli occhi quelle labbra” e che quel cazzo sia il vostro, e poi però – quando “quel corpo” si è ammazzato – quello che ha postato il video è un uomo piccolo?

Quando una merda posta un video che non doveva essere postato, quel video non lo guardi.
E nemmeno ti ci ecciti perché non puoi non sapere cosa significa, non puoi separare dentro a te stesso l’empatia per l’umano e il desiderio del sesso.

Cosa succede lo sai dalla scuola quando quella era “una pompinara” e tutti ad ammiccare o peggio quando passava. Non puoi pretendere di non saperlo.

E se ti ecciti hai un problema, perché la vita non è a pezzi separati e il desiderio non è a compartimenti stagni dal resto di te, e nemmeno il cazzo.
Il tuo cazzo sta insieme al tuo cuore, al tuo cervello e pure al tuo culo e alla merda che ne esce.
Se ti ecciti lo stesso perché fai finta di non sapere il resto, cosa c’é dietro a quel video e che violenza stanno vivendo “quel corpo quegli occhi”, hai un problema ed è ora che tu te lo dica, testa di cazzo.

E no, brutti imbecilli, quando guardate per strada una donna come se fosse una bistecca e voi una tigre e così la fate sentire non siete come Brassens quando canta delle passanti, neanche per idea.

Perché non la “pensate come amore in un attimo di libertà” perché l’amore non mette a disagio e non fa sentire una preda.

[ nota: “amore” è “amore” per l’umano, non quello che fa venire gli occhi a cuore. Si fa sesso anche senza gli occhi a cuore, pure animale, primitivo, istintivo, come ci pare e piace, ma insieme. Lo aggiungo perché giustamente mi fanno notare che sta solfa dell’amore è una trappola e può essere fuorviante ]

E quello che vi piace ricordare non è “il sorriso che non ti ha fatto e che tu le hai deciso”, ma le sue tette come fossero un pezzo di lego staccabile dal resto.
E della compagna di viaggio – che probabilmente non vedeva l’ora di scendere e scappare dal cane che sbavava perché non si considera una salciccia – non ricordate “i suoi occhi il più bel paesaggio” ma le sue gambe e il suo culo come se non fossero mossi da un’anima da toccare per prima.

——-

Questo sfogo è nato perché ho visto un post, condiviso da alcuni, che ha decine di migliaia di like e condivisioni. Quello che appunto dice che l’abbiamo visto tutti, e indulge sul ricordo di qul corpoquegliocchiquellelabbra, e si infiamma contro l’ipocrisia e la chiesa e sticazzi.

L’ho letto ed era stonato. (…)

Ecco.

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