Stalking e #RevengePorn rovinano la vita delle donne

Ciao carissima Eretica. Oggi, dopo quello che è successo a Tiziana, vorrei raccontare anche io la mia storia.

Ho 27 anni e all’apparenza sono una ragazza tranquilla ed educata, dalla quale nessuno si aspetterebbe azioni da “poco di buono” o come cavolo va di moda chiamarle.

Due anni fa ho concluso una relazione molto intensa con un uomo, mio collega, molto più grande di me, con la quale mi sono sempre sentita molto libera di vivere il sesso. Le nostre serate spaziavano da cene al ristorante con abiti molto provocanti, condite da vibratori inseriti nella mia vag.ina e azionati da un telecomando in suo possesso, da sesso a 3 o a 4, alla frequentazione di club privè dove sperimentare ciò che più ci andava.

Ho sempre vissuto ciò con estrema leggerezza e tanta voglia di scoprire tutto il piacere che il mio corpo era in grado di darmi.
Due anni fa, quando decisi di concludere la mia relazione con quest’uomo, (per motivi che non c’entrano niente con il racconto) lui non la prese molto bene, prima si disperó, sperando invano in un mio ripensamento. La sua disperazione si trasformò presto in rabbia, ossessione, appostamenti sotto casa mia a tutte le ore e sul luogo di lavoro, pedinamenti, minacce, telefonate e messaggi senza sosta. Ed iniziai ad avere paura.

Dopo un mese, intrapresi una nuova relazione, e quando lui lo scoprì la situazione peggiorò.
Iniziò a pubblicare su Facebook foto che mi ritraevano durante rapporti sessuali e pose erotiche. Pubblicó un annuncio su un sito d’incontri a scopo sessuale a mio nome, con il mio numero di telefono, e affisse il link dell’annuncio sulla bacheca della nostra azienda.

Inutile dire che, essendo colleghi, su Facebook, avevamo numerosi amici in comune, tutte persone con la quale entrambi lavoravamo.
Nel giro di poche ore, divenni la “puttana” dell’azienda.
Tutti puntavano il dito contro di me per le foto, ma nessuno ha mai mosso una critica nei suoi confronti. Non importava quello che lui avesse fatto, l’unica cosa che contava era quello che ero io, una puttana.

Inoltre inviò delle mie foto pornografiche tramite posta in forma anonima ai miei genitori e parenti, rovinandomi la vita anche in famiglia.
Il tutto si concluse con il suo prelevamento sul posto di lavoro da parte dei carabinieri, dopo la mia denuncia. Ora sono in attesa del processo, ma date le tempistiche italiane temo che dovrò aspettare ancora a lungo.

Dopo un mese dell’accaduto mi sono licenziata, dopo 6 anni di lavoro, e sono tutt’ora senza lavoro dato che nella mia zona non ci sono molte possibilità. Ho cambiato casa, numero di cellulare, abitudini.
L’uomo che diceva di amarmi e che piangeva davanti a me per il desiderio di non perdermi è l’uomo che mi ha rovinato la vita.
Non ho mai pensato al suicidio per questo, ma capisco Tiziana, vittima di un maschilismo senza confini.

Grazie per chi ha letto, un bacio.
Anonima

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Comments

  1. Credo che, per quanto sia difficile in quanto non é mai accaduto nei secoli fino agli antichi egizi (pensa tu quanta ignoranza), noi donne non dobbiamo vergognarci di niente, anzi essere fiere: di essere delle madri amorevoli, delle amanti passionali, delle lavoratrici sicure; dobbiamo essere fiere di saper divertirci, di non avere tabú. Se c’é una cosa che invece deve vergognarci é l’avere al nostro fianco (si fa per dire) uomini menomanti, squallidi, incapaci, pessimi amanti, padri terribili, ingoranti, irrespettosi, rancorosi e vorrei dire bambini, ma é un insulto ai bambini. Questa é l’unica vergogna: provare vergogna davanti a tutto il genere umano per lo stronzo che abbiamo incontrato. Compatiamo l’ignoranza, se non possiamo risolverla: ignoriamola. Di gente ignorante ne é pieno il mondo, pensa a certi cattolici (é solo un esempio), vorresti andar da loro e dirgli che sbagliano? Sono sordi. Che abbiano pure la loro vita priva di significato. Noi prendiamo le palle in mano e camminiamo come rose in questo mondo di spine.
    E’ arrivato il momento che la donna si riprenda il suo sesso, che non é di uomini, di medici, di religiosi, di professori timorosi.
    E tu, cara sorella, superata la vergogna e, magari nelle foto non sei venuta bene (succede sempre cosí…), sei stata cazzuta e audace, e se le vedessi penserei: ecco, é questo che voglio fare, intimamente, sinceramente. Non vuol dire essere puttana o troia, ampliamo il vocabolario maschilista della storia! amatore, conoscitore, cultore, esperto, estimatore, intenditore, appassionato… Buongiorno sinonimi.
    Chi ti insulta, due son le cose: non ha pane per i suoi denti, o non ama il prossimo nelle sue differenze.

  2. Da condannare il tuo persecutore, sicuramente, ma ancora più da condannare tutti gli altri (e le altre), secondo me. Mi spiego: lui non avrebbe avuto nessuna arma in sua mano, se non ci fosse una cultura della condanna del sesso femminile. In una società “sana”, al suo mostrare le foto, gli annunci e tutto, gli si sarebbe risposto soltanto: “Embè?” – mi spiego?

  3. Dove posso mandare un messaggio ad Eretica?

  4. Cara Eretica, ringrazio la proprietaria del blog per averti dato la possibilità di esprimerti.
    Le donne devono poter levare la propria voce, specialmente quando sono vittima di abusi del genere, perchè questa è sopraffazione e cattiveria allo stato puro. Hai fatto bene a denunciare, a parlare, perchè un uomo del genere non poteva continuare a rovinarti l’esistenza più di quanto non avesse già fatto. Spero che tu col tempo possa ritrovare il tuo giusto equilibrio, la serenità, e soprattutto il lavoro. Le persone che puntano il dito lasciale perdere, sono le stesse che in camera si fanno le stesse foto, molto semplicemente non hanno avuto la sfortuna di incontrare un uomo come il tuo. Vai avanti, passo dopo passo, nel ricostruirti la tua vita, e vai avanti a testa alta, non hai fatto nulla di male, hai semplicemente vissuto la tua sessualità come ogni donna avrebbe diritto di fare nel secolo in cui viviamo oggi.
    Ti auguro il meglio.

  5. Perdonami Eretica, lo avevo capito, mi stavo rivolgendo alla ragazza che aveva scritto la lettera e per errore l’ho chiamata col tuo nome.

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