Tiziana Cantone, lapidata: non da “internet” ma da persone di m.e.r.d.a.

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Su Tiziana Cantone, un commento di Patrizia.

Sto leggendo i commenti sulla vicenda e non perderò tempo a indignarmi per quelli scritti da persone perfide e vigliacche che continuano a sputare merda su di lei. Mi soffermo ad analizzare il modo in cui i media stanno commentando l’accaduto. I titoli parlano di video hot, lei viene descritta come “colpevole” e come “vittima”, giusto per ricordarci che se fosse ancora in vita nessuno mai avrebbe ammesso lo scempio compiuto su di lei. Poi si attribuisce la responsabilità ai social, a internet, e non si capisce il fatto che se io perseguito e bullizzo una ragazza al telefono, per esempio, non è il telefono, non è il mezzo di comunicazione ad aver perseguitato e bullizzato, ma sono io.

C’entra l’analfabetismo funzionale, l’incapacità di gestire le comunicazioni con rispetto per la privacy di chiunque ed evitando di usare il web come un tempo si gestivano le chiacchiere, col passaparola, per rovinare la reputazione di qualcuno. Questa incapacità a mio avviso riguarda anche quelli che ora vorrebbero mettere alla forca i bulli che hanno massacrato Tiziana. Perché è il metodo di comunicazione che va cambiato, innanzitutto. Non si mette fine ad una gogna con un’altra gogna.

Ci sono, in ogni caso, troppe persone che hanno la responsabilità di quello che è successo e bisogna dirlo senza cercare alibi. Parlo del quindicenne idiota ma anche del 40enne sessista, dell’adolescente confusa o della donna incattivita. Non si tratta solo di una faccenda al maschile ma ho letto tanti commenti di donne che parlavano, con estrema convinzione, del fatto che Tiziana avesse pagato per quello che qualcuno dice sia stato “adulterio”. Pensavo fossimo in Italia e non in quei paesi in cui le donne vengono lapidate perché hanno osato fare sesso con un altro. Ma tra le tante bugie, le frasi cattive, le descrizioni fantasiose, di chi cerca ancora scuse per continuare a mortificare Tiziana anche dopo la sua morte, c’è una sola verità: in Italia una donna non è libera di fare sesso e se qualcuno, malauguratamente, ti espone e ti mette alla gogna sei ancora tu che paghi le conseguenze di una scelta fatta da uomini e donne.

Il divario di genere comincia dove si stabilisce una demarcazione tra il giudizio destinato a una donna, perché donna, e quello destinato a un uomo, perché uomo. L’uomo gode di prestigio, nel caso in cui si mostra un video in cui qualcuno gli pratica una fellatio. La donna, invece, continua ad essere giudicata sporca, perversa, troia. Lapidare una donna, virtualmente o per le strade, ovunque essa sia conosciuta, come è successo a Tiziana – perché protagonista di video che non avrebbe dovuto essere mai diffuso, perché è violazione della privacy, è grave diffamazione – linciarla per questo è violenza di genere. Dalle donne cosa ci si aspetta dunque? Castità, purezza, e non parlo solo di uomini o donne sessiste, ma anche di alcune femministe che, ricordo, in quel periodo commentarono la vicenda dicendo che lei fosse esibizionista e che non faceva bene alle donne il fatto che lei si fosse comportata così. Alla domanda “così come?” rispondevano con un balbettio in cui mischiavano pensieri contro la mercificazione delle donne, tirate d’orecchie moraliste per le giovani donne, esortazione a mantenere decoro, decenza, qualcuno la incolpo’ perfino di aver dato un cattivo esempio.

Era lei quella da mortificare e sono state poche quelle che l’hanno difesa, io tra quelle, e che per tutta risposta sono state mandate a quel paese anche da amici e parenti. In una nazione in cui persiste lo stigma della puttana contro ragazze che indossano anche solo degli shorts il vero problema non è internet ma la mentalità bigotta, moralista, misogina che condiziona le nostre vite. Io, da donna, rivendico allora il fatto di aver praticato fellatio, di aver fatto sesso con uomini che non conoscevo, non ho video a testimoniarlo ma vi assicuro che c’ero e non mi vergognerò mai per questo. Ho anche fatto sesso con più uomini, nello stesso periodo, uno alla volta, perché considero la monogamia una stronzata. Non impongo a nessuno di pensarla così ma nessuno può e deve impormi un altro stile di vita. Non esiste quindi la perdita di valori, il degrado, la sessualità vissuta senza fini riproduttivi, e il paradosso è che a dire queste cose sono poi le stesse persone che condannano i musulmani per il burkini.

Quello che esiste è la gretta mentalità di persone che usano il sessismo, lo slut shaming, come mezzo di oppressione per le donne, per farci stare al nostro posto, per ricordarci che i nostri corpi, e la nostra sessualità, appartengono a contesti in cui patriarchi e matriarche ci sorvegliano, ci controllano. Fintanto che noi tutte non rivendichiamo con forza il fatto di essere persone che amano il sesso e che ne hanno diritto tanto quanto gli uomini, senza per questo dover subire il bullismo e la persecuzione da parte di nessuno, credo che ci ritroveremo ancora a sentir parlare di brutti commenti dedicati alle donne che sono un po’ fuori dagli schemi. Capiterà di vedere lapidate modelle per un abito scollato, ragazzine in shorts, adolescenti dalla sessualità vivace, donne che vivono il sesso senza pudore, donne che usano il corpo per lavorare, pubblicizzare un prodotto, o se stesse, includendo le sex workers o le pornostar.

Infine l’ultima considerazione a proposito di commenti in cui si dice che se lei si è suicidata è perché sarebbe stata troppo debole. La debolezza vista come attenuante alla cattiveria altrui è un po’ come attribuire uno stupro a una donna spaventata che non ha saputo difendersi o che, dopo aver tentato di difendersi come poteva, ha ceduto e ha smesso di combattere. Alla donna stuprata viene imputata la “colpa” per l’abbigliamento, gli atteggiamenti, la forza o la mancanza della stessa. Alla donna lapidata viene attribuita la “colpa” di non aver resistito a lungo, fino a che il branco non fosse stato sazio dopo essersi nutrito del sangue, della paura, della resa, della sua vittima. Un po’ come quando un torturatore sadico che ama esercitare potere su una persona lamenta il fatto che essa sia morta troppo presto, prima che egli avesse finito con i suoi giochi.

La verità è che chiunque faccia commenti o pensieri ambigui contro Tiziana ha un’anima piccola, un’empatia inesistente, un maschilismo enorme e un analfabetismo emotivo e funzionale ancora più grande. E, la gente così, mi fa venire la nausea.

Ecco, spero di non essere stata troppo viscerale, perché vi assicuro che la prima cosa che avrei voluto scrivere è una serie di bestemmie. Ma penso che non servano, se non a sfogare la mia rabbia. Per rendere anche il web un posto migliore per altre ragazze, altre donne come Tiziana, serve ragionare insieme sul da farsi. Un piano di lotta culturale. Ne inventiamo uno?

ps: proprio ora leggo di una ragazza filmata dalle “amiche” mentre veniva stuprata. belle amiche, eh?

Leggi anche:

Tiziana Cantone si è suicidata: content* adesso? Brav*!

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Comments

  1. Anche se lei non avesse tradito il ragazzo, sarebbe finita sulla gogna lo stesso, a causa del video. Qui non si tratta del tradimento (anche se, per loro, è un’aggravante), ma del fatto che una donna abbia fatto un pompino, abbia avuto un rapporto sessuale e lo abbia filmato. Le loro menti piccole e bigotte non ce la fanno ad accettare il fatto che la donna possa scopare ESATTAMENTE come un uomo, senza dover esser giudicata. E’ inutile che si atteggino a moderni di stocazzo, sono esattamente come i loro nonni e le loro nonne, che giudicavano tutti dall’alto della loro irreprensibile moralità (e poi, guarda caso, andavano a rotolarsi nei fienili, o nei casini, quando nessuno l* vedeva). Qualcuno di loro, per darsi credibilità, diceva che le femministe degli anni ’70 si sarebbero incazzate con lei, per aver “esposto le altre donne alla vergogna di esserlo”; prima di parlare del femminismo, che si sciacquino la bocca, che del femminismo non sanno un cazzo. Siamo nel 2016 e ancora a dividere le donne in sante e puttane. Che due coglioni!

  2. Io sono rimasta alla serie di bestemmie e non riesco proprio a smettere.

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