Cyber assassini e ostracismo sociale: la “colpa” di essere vittime!

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di Edoardo McKenna

Uno storico una volta disse che la strage alla Banca dell’Agricoltura, la “madre di tutte le stragi” che nel 1969 aprì la strada agli Anni di Piombo, rappresentò per gli italiani la perdita dell’innocenza. Perché gli italiani scoprirono che lo Stato poteva uccidere. L’allucinante settimana che si è appena conclusa, tuttavia, ne farà certamente impallidire il ricordo, a posteriori. Perché in questa settimana gli italiani hanno scoperchiato un vaso di Pandora impensabile, si sono dovuti guardare l’ombelico, per scoprire che è la società italiana stessa ad essere assassina.

            Le notizie si sono accavallate alla spicciolata, in un susseguirsi da bollettino di guerra. Melito di Porto Salvo, in Calabria, una ragazzina di sedici anni ripetutamente stuprata da quando ne aveva tredici, abbandonata e poi lapidata mediaticamente dai suoi stessi compaesani. Tiziana Cantone, napoletana di 31 anni, impiccatasi a causa della gogna mediatica scatenata dalla diffusione online di un suo video intimo. E quella di oggi, una diciasettenne di Rimini violentata in un bagno della discoteca in cui si trovava, filmata con il telefonino dalle amiche ridanciane a dispetto del suo stato di incoscienza, e finita suo malgrado in rete via Whatsapp.

E’ facile abbandonarsi a sofismi da bar. Sofismi che peraltro non è difficile incontrare anche sulle principali testate e sui blog online. Per la Calabria, imputare tutto all’omertà, il male annoso che pare essere sempre e solo appannaggio di un certo sud, che ha spinto la popolazione di Melito a tacere prima, e a schierarsi in larga misura con i carnefici poi.[1] O nascondersi dietro un perbenismo imbiancato, con il sindaco di Melito che attacca i giornalisti per quanto hanno scritto (ed è poco) sul caso.[2] O sfoggiare pietas codarda e pelosa come hanno fatto i due parroci di Melito, che hanno parlato di “diffusa prostituzione in paese”, e che hanno dipinto gli stupratori come “vittime a loro volta”.[3] Per Tiziana, vociare che il problema è il web, questa entità astratta popolata di fantasmi senza nome e senza volto che ha continuato ad insultarla e deriderla anche dopo morta[4]; un’entità che lei, sotto sotto, ha avuto la ingenua colpa di non conoscere, perché “non ha capito- come tutti noi- che nel tempo dei social, bisognerebbe essere educati all’autodifesa del privato con unghie e denti, a scuola.”[5] Per Rimini, invocare una sorprendente comprensione conciliante, perché le amiche che filmavano lo stupro, forse, erano convinte che “ si trattasse di uno scherzo di poco rilievo”.[6]

La verità pare invece essere molto più banale e prosaica. L’Italia è un paese senescente. Non solo perché la sua intellighentsia e i suoi modelli sono in media ben oltre la sessantina, ma anche, soprattutto, perché continua a perpetuare una mentalità arcaica e rurale. Idee vecchie e retrograde, sessiste e padronali prima ancora che paternaliste, su cosa sia, e debba essere, una donna. Anche tra i suoi giovani, anche tra le sue donne, che pure si sono affacciati alla modernità, e che della modernità fanno uso. Basta leggere le testate giornalistiche, e i commenti online. La ragazza di Melito era “movimentata”. Ovvero? “Non sapeva stare al suo posto”, perché, come chiosa una sua vicina, “per come si vestono, certe ragazze se la vanno a cercare”. [7] Tiziana, invece, ha fatto un errore, come scrivono anche diversi tra coloro che cercano di difenderne la memoria nella valanga di insulti online. Perché se una donna decide, nell’Italia del 2016, di tradire il proprio partner e di girare nella propria intimità un video privato, non si tratta di faccende personali e private, ma di un evento pubblico che autorizza la gogna sociale, “uno spiacevole episodio”[8] di cui la protagonista si deve ‘giustamente vergognare’.[9] La colpa non è di chi ha diffuso il video alle spalle di Tiziana e di chi l’ha irrisa online, trasformandola in un tormentone che le ha distrutto la vita. No, è sua, perché le brave ragazze certe cose non le fanno. E se una fa una cosa così, non vi è alcuna ragione di provare remore nell’ accusarla di volersi fare pubblicità, magari per sfondare nel mondo del porno, come ha scritto GoGossip[10]; secondo il ragionamento di tale mentalità è quindi lecito, in barba a qualunque verità giudiziaria, accusarla persino di aver fatto circolare lei stessa il video che l’ha condotta al suicidio.[11] Ed è quindi anche perfettamente accettabile che due calciatori, Paolo Cannavaro del Sassuolo e Floro Flores del Chievo, diano libero sfogo a battutacce e commentini su Youtube, o che delle tivù locali battano le strade di Napoli al grido di “chi conosce Tiziana Cantone, quella del video hot?”.[12] Una così non merita altro trattamento, altro rispetto. Perché ha osato oltrepassare le linee che definiscono socialmente, oggi come sessanta, cent’anni fa, come debba essere una donna “perbene”. Nella migliore delle ipotesi, in un sussulto di paternalismo retroattivo, si possono al massimo cercare delle attenuanti per il comportamento di queste ragazze. Quella di Melito, ad esempio, aveva i genitori che si stavano separando, e non le hanno prestato sufficiente attenzione[13]; Tiziana, dal canto suo, aveva avuto “una vita spezzata e difficile”, perché “non aveva avuto un papà vicino a crescerla, guidarla e coccolarla”[14]; e la ragazza di Rimini, che aveva bevuto “ molti alcolici”, potrebbe forse essere “stata convinta a farlo”.[15] Delle attenuanti, specie di fronte alla morte, vanno trovate, ed in fretta: perché altrimenti, secondo la mentalità di cui sopra, chi si mette la gonna corta, chi gira film intimi privati, chi beve grosse quantità di alcolici, merita solo una condanna inappellabile: se l’è cercata, e si merita quanto accaduto.

Questa mentalità senescente, che dagli anni cinquanta appesta la vita sociale degli italiani con un putrido perbenismo da democrazia cristiana, che viene tollerata dai media, e che anzi suggerisce titoli impensabili in altri paesi civili, come quello sulle atlete olimpioniche “cicciottelle”, non striscia più tra i pettegolezzi e le strade di paese, come a Melito: ma ha scoperto nei media e nei social un megafono fatto di Sandokan della tastiera senza scrupoli né remore, in una sorta di Frankenstein orrendo e incontrollato di portata epocale. Questa settimana gli italiani hanno scoperto che la loro testa, e non più solo lo Stato, distrugge vite ed uccide.

 

[1] http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/12/stupro-reggio-calabria-vince-lomerta-e-la-cultura-dello-stupro/3027319/

http://www.huffingtonpost.it/celeste-costantino/melito-porto-salvo_b_11990370.html

[2] http://www.giornalistitalia.it/parisi-fnsi-vergognoso-attacco-alla-tgr-rai/

[3] http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/alessandro-camilli-opinioni/il-parroco-sta-col-branco-ragazzina-violentata-se-le-cercata-2545334/

[4][4] https://www.vocedinapoli.it/2016/09/14/tiziana-cantone-insulti-da-morta/

[5] http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/tiziana-cantone-uccisa-cyberbullismo/

[6] http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_14/rimini-minorenne-violentata-amiche-filmano-telefonino-diffondono-video-whatsapp-0f1233fa-7a4e-11e6-a4f4-4d2467f05bee.shtml

[7] http://www.lastampa.it/2016/09/11/italia/cronache/se-l-andata-a-cercare-il-paese-volta-le-spalle-alla-ragazzina-violentata-zzOxJ18IlHQP1vHsG4HDOO/pagina.html

[8] http://www.lineadiretta24.it/news-del-giorno/tiziana-cantone-morta-video-hard.html

[9] http://www.newsicilia.it/rubriche/storia-tiziana-suicida-per-vergogna-i-sensi-colpa/179345

[10] Per eccesso di schifo non si acclude qui il link, che pure è ancora attivo.

[11] http://www.si24.it/2016/09/13/napoli-tiziana-cantone-morta-suicidio-video-bravoh-hot-ragazzo/286281/

[12] http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_14/quella-frase-umiliarla-tiziana-cantone-napoli-28137dde-79f2-11e6-8c12-dd8263fa3b6d.shtml

[13] http://www.lastampa.it/2016/09/11/italia/cronache/se-l-andata-a-cercare-il-paese-volta-le-spalle-alla-ragazzina-violentata-zzOxJ18IlHQP1vHsG4HDOO/pagina.html

[14] http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/tiziana_cantone_video_youtube_zia-1964436.html

[15] http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_14/rimini-minorenne-violentata-amiche-filmano-telefonino-diffondono-video-whatsapp-0f1233fa-7a4e-11e6-a4f4-4d2467f05bee.shtml

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Comments

  1. D’accordo su tutta linea. Ma Sandokan no, ti prego… l’eroe della mia infanzia, che sfida a viso aperto la violenza del potere e mette in gioco la sua vita contro ingiustizie e torti, non può avere niente a che fare con questi vigliacchi, codardi senza onore, necrofagi infami… e poi basta, non ho più parole abbastanza spregevoli per qualificare queste cloache immonde

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