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Crociata di #Iacona contro il #sexwork (e contro il #sessoanale?)

sexanale

Ieri sera, su Rai Tre, Riccardo Iacona, con i soldi Rai, ha prodotto un sermone abolizionista e paternalista che ormai non dovrebbe neppure più sorprendermi. Da quando si dedica a temi pseudo/femministi di Iacona, il vecchio Iacona, s’è persa traccia. Oggi quel che resta è un giornalista che cerca dettagli per confermare una propria tesi, senza alcun contraddittorio, e poi la spaccia per “inchiesta”.

Così era stato anche a proposito del libro “utilizzatori finali” e della puntata di Presa Diretta su prostituzione minorile e porno. Siamo così passati, tra una puntata e l’altra, da un “anche le donne guardano il porno” a un “eiaculano in faccia, sul corpo… praticano sesso anale“, come se si trattasse di pratiche di per se’ orribili. Ma andiamo per ordine.

Dopo un servizio di apertura in cui le conquiste tecnologiche sono state descritte con toni apocalittici (le macchine prenderanno il potere! :O) sono passati dalle bambole tecnologicamente sessuate alle donne che vendono servizi sessuali.

Toni scandalistici e da protettore delle donne, con una presentazione che già presagiva a divieti moralisti su alcune pratiche sessuali, seguendo gli umori delle abolizioniste nord europee che in Inghilterra hanno ottenuto la censura di pratiche porno come il fisting o il cunnilingus ravvicinato (face-sitting), ovvero pratiche che puntano a valorizzare il piacere femminile, e che in Germania hanno ottenuto una legge che rimanda le prostitute a fare perizie psichiatriche, tutte psichiatrizzate e schedate perché è lo Stato che vorrebbe avere l’ultima parola sulla libertà di scelta delle donne, tutta la puntata si è basata sullo sguardo scandalizzato e paternalista di Iacona.

eiacula

Una ex prostituta intervistata, giusto una, giacché di andare a intervistare le sex workers del sindacato prostitute ovviamente non hanno avuto voglia (guai a riconoscere i soggetti… altrimenti come si farebbe a ricucirgli addosso versioni parzialissime e viziate della storia?), la quale ha offerto la sua versione moralista sul sesso. Con rispetto parlando ci spiace se a lei non sia piaciuto e che per anni abbia fatto qualcosa che non aveva scelto. Giammai vorremmo questo per una donna, perché ciascuna ha diritto a scegliere quel che vuole fare e quel che no. Ma la narrazione della sua esperienza perché mai dovrebbe sortire un giudizio universale su pratiche sessuali che altre forse preferiscono?

Che ne sa lei se le donne amano il fisting o il sesso anale? Che ne sa se “farsi eiaculare in faccia” per altre non sia piacevole? Se per lei è umiliante perché dovrebbe esserlo per tutte? E che ne sa lei del fatto che queste pratiche non rappresentino l’amore? Da quando amore e sesso anale o eiaculazione sul corpo non vanno più d’accordo? Da quando farsi eiaculare in faccia è diventata una cosa perversa?

Servizio presentato come parentesi sul “sesso duro” (eufemisticamente parlando?), parla di prostituzione come di un mestiere che prevede sempre abuso e violenza nei confronti delle donne. Non ho ascoltato interviste alle sex workers che attualmente lavorano nei bordelli. Invece si presentano versioni sensazionaliste fornite da fonti abolizioniste. Le stesse fonti che non fanno che sponsorizzare il modello nordico, quello svedese, e che hanno coperto di insulti e infamie Amnesty International perché ha deciso di chiedere la depenalizzazione della prostituzione in tutto il mondo.

Iacona elenca pratiche sessuali con una smorfia da “che schifo!”, nominando più volte il sesso anale. Chiede “è vero che molti vogliono venire sul corpo… sul viso“, e lei risponde di si, e giù la commozione e lo sguardo paterno. Suggerisce le risposte, ricorda che i clienti trattano le prostitute come se non valessero niente, ed è vero per alcune, non per tutte. Parla di donne poverissime, come se la precarietà non fosse tema generalizzato che prescinde dai mestieri che si scelgono per campare. Poi  dà la parola ad un medico abolizionista e si capisce che le donne non hanno diritto alla assistenza medica legalizzata perché non avrebbero contratti regolari. Dunque invece che affiancare le lotte di chi esige contratti riconosciuti per ottenere il permesso di soggiorno si supportano le versioni di chi dall’alto della propria borghese ricchezza guarda alle donne migranti come a povere derelitte. Tutte vittime, salvo quando fanno le colf o le badanti mal pagate per 24 ore al giorno. E gli uomini? Tutti esseri la cui sessualità è malata a prescindere.

La tesi espressa è quella abolizionista: non esistono donne che si prostituiscono per scelta, le sex workers che lottano per ottenere diritti e riconoscimenti per il proprio lavoro ovviamente non esistono o sono tutte persone brutte sporche e cattive, chiunque le supporti se la fa con i papponi (non l’hanno detto in tv ma lo scrivono le abolizioniste sul web) e le donne che continuano a prostituirsi, udite udite, sono colpevoli per l’immagine sessista che si ha della donna in tutta la società. Pare che il cliente, e manca poco che lo si definisca bestia, dopo essere andato da una prostituta arrivi nel mondo delle donne perbene e le tratti da puttane. Non gli viene in mente che la prima “puttana” in esclusiva può essere la moglie e che in realtà una donna che stabilisce un prezzo per una prestazione sessuale umanizza la relazione tra i sessi. Le uniche persone a perpetuare lo stigma feroce contro le prostitute sono le abolizioniste e chi le supporta e non i clienti che, più spesso, hanno relazioni umane con le sex workers e le considerano persone che lavorano.

C’è una misoginia di fondo nelle parole di chi stigmatizza il comportamento delle sex workers che lavorano per scelta, attribuendo loro la violenza di certi uomini, come se eliminata la prostituzione quella violenza cessasse di esistere. E’ una cosa talmente falsa da poter essere immediatamente contestata raccontando di Jasmine, sex worker svedese che si vede sottratti i figli perché “puttana” e che poi, quando riesce ad ottenere l’affidamento, viene uccisa dall’ex marito. Accadeva nella civilissima Svezia.

Senza contare il fatto che è falso dire che la penalizzazione dei clienti abbia fatto diminuire la prostituzione. La stessa persona intervistata, a proposito della situazione svedese, riconosce il fatto che sia aumentato il sex working pubblicizzato via web, perché le sex workers in realtà sono perseguitate da istituzioni che le usano come esche per beccare i clienti da punire. Vengono usati metodi da Gestapo, violazione della privacy, stalking istituzionale,  guidati dall’idea che la sessualità maschile sia malata, sempre, e sia da limitare. Così le sex workers si nascondono, sono costrette ad accettare lavoro anche con più rischio e più violenza.

Quello che le abolizioniste fanno è imporre una visione moralista che coinvolge persone adulte e consenzienti e che stigmatizza pratiche sessuali che vengono definite perverse di per se’. Pratiche sessuali che riguardano anche quelle che non fanno le sex workers. Sostanzialmente ci stanno dicendo quali sono le pratiche sessuali adeguate alle relazioni “d’amore” puro. Siamo alla nascita di una sorta di Comitato per la Purezza dell’Orgasmo.

La puntata si conclude così, senza contraddittorio, senza interviste alle ottime ricercatrici anche italiane che fanno un gran lavoro sulla prostituzione e sulle leggi applicate ad essa. Senza sentire, nel merito, qualcuno di Amnesty International, qualcuno del Comitato per la difesa delle prostitute. Si offre un quadro decisamente parziale della questione raccontando poi una serie di balle su quello che accade in Germania.

Per saperne di più io vi invito a leggere le testimonianze e i post che elenco in basso, perché quando si parla di soggetti, non puoi invisibilizzarne e sovradeterminarne le istanze. Non puoi fare passare la tesi secondo cui la tratta e il sex working per scelta siano la stessa cosa perché non è così. Esiste la tratta e poi esiste il sex working per scelta, in percentuali assai maggiori rispetto a quelli dichiarati dalle abolizioniste allenate alla propaganda. Vanno riconosciuti entrambi e bisogna accettare l’idea che esistano persone che rivendicano norme differenti per differenti approcci alla questione. Allora buona lettura e spero che giammai un uomo dirà in mia presenza “sesso anale” come fosse una pratica schifosa e demoniaca. Anzi, per scongiurare ogni pericolo lo dico io:

Viva il SESSO ANALE! 😛

ps: sappiate che scrivere una opinione diversa da quella di certe abolizioniste significa ricevere, da parte loro, diffamazioni e ingiurie a iosa. l’ascolto, questo sconosciuto. e serve dire che trasmissioni di parte come quella descritta non fanno che galvanizzare alcune fanatiche. ottimo risultato, non c’è che dire. 🙂

Leggi:

Intervista a Sonia, sex worker in Germania
La legge tedesca danneggia i/le sex workers
Il Trafficking e la situazione del mercato del sesso in Germania
La Legge Tedesca sulla Prostituzione: Bugie e Verità
#Germania: i/le sex workers lanciano un appello contro la registrazione forzata
#Germania: nuovi obblighi e regole naziste per i/le sex workers (grazie alle abolizioniste)
Germania: Il giornalismo spazzatura di Der Spiegel sulle sex workers
Sul perché non mi offendo se mi danno della puttana – ovvero ascoltare, prima di sentenziare, non sarebbe poi così male!
#SexWorking: Le abolizioniste della prostituzione violano i nostri diritti!
Caro Riccardo Iacona, e se fossi tu il vero utilizzatore finale?
Le leggi tedesche sulla prostituzione e perché non hanno niente a che vedere con la proposta di Amnesty International
Amnesty International contro le violazioni dei diritti umani de* sex workers
#SexWorking: Il Comitato di Giustizia della Nuova Zelanda respinge il Modello Svedese
Manifesto femminista in supporto dei diritti delle sex workers
La questione della prostituzione: l’inganno del modello svedese
#Swerf: femministe radicali sex workers escludenti (No #Puttanofobia!)

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Comments

  1. spero che il mio commento non finisca nel cestino, come al solito.
    Anche io ho visto la puntata (che comunque era già stata trasmessa dalla rai tempo fa, quanto era uscito il libro del giornalista) e indubbiamente l’approccio, il taglio del programma è inquietante. E’ un
    approccio moralista che crea paura nelle persone, specie quelle che non conoscono il problema.
    Non lo conoscono per un semplice motivo: non hanno mai parlato con una donna a pagamento o con un cliente. Eppure, ce ne sono tanti di clienti…come ha spiegato proprio quella ex che è stata intervistata. Nessuno si pone il problema del perchè esista questo “vizio”. Ma è davvero un “vizio” o una manifestazione della personalità umana? Gli interessati come le vivono? Perchè Iacono non intervista un cliente? Magari proprio quelli che fanno amicizia con le ragazze a pagamenti e magari le trattano bene, si fanno una chiacchieratina se vivono soli ?
    Sulle pratiche sessuali trasgressive. Concordo in pieno con Eretica.
    Siamo sicuri che non vi siano coppie che nella vita privata fanno tranquillamente anale, strap on, rimming, cum in mouth, e tutto il catalogo mostrato da Iacono con fare indiganto/schifato ? Perchè Iacona non fa una puntata sui club privee, frequentati in Italia da gente danarosa e insospettabile, spesso coppie ? Forse non sa che pure lì si paga: quantomeno i prezzi delle consumazioni e poi si sa bene che il singolo per entrare nel club deve pagare, salvo che non arrivi in coppia. Chi garantisce che lì usino profilattici, che vi siano controlli dalle infezioni, in questi club esclusivamente privati? siccome sono tutti adulti e consenzienti, comprese ovviamente le signore, nessun problema secondo la mentalità di Iacona. nessuna necessità di una perizia psichiatrica per coppie trasgressive . I soli malati pervertiti secondo il programma sono solo quelli che vanno in Germania nei famosi FKK
    Inoltre si è visto un particolare, sulla situazione svedese: la prostituzione non è eliminata, visto che per strada c’era qualche lavorante o comunque la si voglia definire, che contattava un cliente.
    la donna si vede bene mentre scappa, alla vista della telecamera, poi passa una macchina della polizia: e tutto questo non crea di fatto una criminalizzazione della prostituta, mentre si vorrebbe colpire il cliente secondo la legislazione svedese, danese ecc. ? Comunque si veda la questione, secondo il servizio in Germania sbagliano, perchè non sono immuni dalla tratta e dallo sfruttamento, e sbaglia pure la Svezia, aggiungo io, nonostante le certezze della dirigente femminile della polizia svedese (intervistata pure lei).
    ovviamente, W l’anale, purchè si sappia di cosa si tratta. Saluto

  2. Gran bell’articolo,concordo in pieno! Penso che prima o poi il femminismo dovrà smettere di dividersi e trovare una soluzione comune su questo tema,altrimenti non si risolverà mai. Eppure sarebbe facile fare la distinzione tra sfruttamento e libera scelta,due cose ben diverse..ma certe “femministe” abolizioniste purtroppo non ci sentono,e si dovrebbero vergognare di questo.

  3. Ma perché tutti a parlare dello sfruttamento dei/delle sex-workers (che purtroppo in alcuni casi – NON tutti – c’è) e mai dello sfruttamento di badanti/colf/baby-sitter/muratori/lavoratori agricoli che sono veri e propri schiavi del mondo moderno? La schiavitù passa solo dalla vagina o dall’ano?

  4. Bell’articolo davvero. In questo anche più che in altri traspare la volontà di “abbattere i muri” dei pregiudizi: quelli sulle donne, più conosciuti e (purtroppo) molto diffusi, ma anche quelli sugli uomini, più subdoli perché sottointesi, spesso relegati alla categoria di luoghi comuni per non dar loro il nome che meritano.
    Brava, Eretica!

  5. buon giorno, non sono una sex worker, non sono una fan di Iacona, cerco di non essere una moralista.Secondo me il programma ha “sbagliato” nel non mostrare il rovescio della medaglia riguardo alla libera scelta di chi vuole prostituirsi però non credo che tutto il resto delle opinioni raccolte nel programma fosse da buttar via. Non sono neanche contro il sesso anale ed il mio compagno d’accordo con me gode del mio didietro e sulla mia faccia però lo trovo un pò diverso dal permettere a chiunque di farlo o essere costretta a farlo per denaro. Poi ritengo una idea confondente, pensare al libero modo di gestire la sessualità delle sex worker paragonandolo alla loro libertà di fare quel lavoro che inevitabilmente concerne il sesso e la sessualità. Valentina

    • Ognuno ha i suoi gusti e giustamente si deve avere rispetto per le scelte altrui.
      Si è visto proprio come quel servizio abbia censurato le vere condizioni dei bordelli in Germania e la reale situazione della prostituzione in Svezia.

    • ciao Valentina. Penso che tu abbia visto il report di Iacona, che sull’argomento ci ha scritto un libro. Un libro in cui gli uomini che ricorrono al sesso a pagamento non escono esattamente a testa alta. Diciamo che li ha un po’ mostrizzati (eufemismo). Ha fatto passare il principio che per loro il sesso è esercizio di un potere su un oggetto e che si tratta di persona depravate, disposte anche a fare violenza sulle prostitute. Magari dimenticano le tante persone perbene che trattano con correttezza queste lavoranti, comunque le si voglia definire, legandosi a loro, ascoltando i loro bisogni con serenità e forse portandole a prendere una pizza insieme (esistono anche questi uomini). aiutandole nella vita sociale, invece di denigrarle Ora, che ci siano ipotesi di soggetti violenti non può certamente escludersi. E bisogna davvero essere tutti uniti contro la tratta di persone e contro lo sfruttamento dei papponi, che getta parecchie donne per strada. Siamo sicuri che la strada del’ proibizionismo/abolizionismo seguita in Italia sia la migliore? Con le donne costrette a usare appartamenti a volte in condizioni igieniche precarie, mettendo a rischio la loro salute e quella degli altri? Siamo sicuri che questo sistema che va avanti dal 1957 con la Merlin, sia davvero il migliore ?
      Il proibizionismo svedese, preso come esempio di punizione del cliente, funziona davvero? Perchè alla fine si scopre che queste persone usano internet e agiscono in pieno anonimato, con quel silenzioso “patto” tra lavoratrice e cliente che è ben conosciuto. che è sempre esistito e che esisterà sempre nonostante qualsiasi legislazione

  6. “ps: sappiate che scrivere una opinione diversa da quella di certe abolizioniste significa ricevere, da parte loro, diffamazioni e ingiurie a iosa.” : verissimo. Una volta me ne sono sentite una caterba. Un’altra volta un’altra caterba, per aver osato difendere il porno e, orrore degli orrori, il BDSM.
    Credo che ci sia una cosa che accomuna gli abolizionisti e quelli che considerano il sesso anale, fisting, BDSM, qualunque cosa diversa dal sesso considerato “normale”, ed è un’inquietantissima ignoranza riguardo al consenso. Per loro, non è possibile che una donna consenta a “sottoporsi” – fra virgolette, perché io direi piuttosto partecipare, in quanto all’atto prendono parte, consensualmente, tutti e due (o tre o quattro o quanti ne volete) – a determinate pratiche. Il che vuol dire che una donna non è in grado di decidere autonomamente cosa le piaccia e cosa no, il che vuole di conseguenza dire che un sì po non essere un sì (non è in grado di decidere giusto? non sa cos’è il “suo bene”), e poi pure che un no può non essere un no, a rigor di logica.

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