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La mia vita è più importante dei miei capelli

Nella foto Leyah Shanks.

Nella foto Leyah Shanks.

 

Cara Eretica, ciao!
Mi chiamo Adele, ho ventun’anni e sono una vostra fan molto accanita, in quanto mi ritengo femminista fino al midollo osseo.
Ho sempre desiderato scriverti, poiché vivo quotidianamente delle condizioni “sociali” che mandano in bestia il mio animo da attivista; mi limito a dirti che io sono una ragazza affetta da diverse malattie autoimmuni invalidanti, e mia sorella è disabile in sedia a rotelle, ed ogni giorno le lotte sembrano sempre e solo aumentare – fortunatamente possiamo dire di avere una famiglia meravigliosa che ci supporta sempre, motivo per cui ci riteniamo ugualmente molto fortunate.

Il motivo principale, però, per cui ti scrivo oggi è legato ad un’amara riflessione che mi è capitato di fare qualche giorno fa.
Io sono un’ormai – e spero per sempre – ex malata di cancro. Il mostro è arrivato due anni fa, e solo l’anno scorso me ne sono liberata completamente, dopo chemio e radio che mi hanno letteralmente sfiancata. Durante queste terapie abbastanza fastidiose – ma necessarie -, come di norma, ho dovuto perdere il capelli.

Per me non è stato affatto un trauma, se devo essere sincera: sapevo sarebbe successo, sapevo a cosa stessi andando incontro. Ogni tanto qualche familiare tentava do rassicurarmi dicendomi cose del tipo “dai, hai preso farmaci molto pesanti in passato, magari il tuo corpo regge e non ti cadranno”, ed io mi facevo una piccola risata, perché sapevo che a prescindere sarebbero caduti.

Era una situazione che mi andava bene, sebbene tenessi tantissimo ai miei capelli lunghi; non mi importava, erano capelli, sarebbero ricresciuti.
Il mio pensiero principale, quello cardine, che la notte non mi lasciava dormire, era solo ed esclusivamente salvarmi da quell’inferno.

Il tumore non lo volevo. Io volevo la mia vita, volevo vivere come tutte le ventenni, volevo andare a mare, andare all’università – per colpa delle terapie che mi hanno messa k.o. non ho potuto frequentare le lezioni -, e volevo restare viva.
Chi se ne frega se senza capelli, io pensavo solo di voler restare viva. A me spaventava la morte e non la mia testa pelata.

Questo fatto però non pare essere uguale per tutte. Mi spiego: durante la chemio, ho incontrato varie persone che facevano le terapie, e da parte di tutte le donne, l’unico struggimento era proprio la perdita dei capelli.
Non la vita in bilico, non il fastidio degli effetti collaterali dei farmaci, ma i capelli. O magari la perdita di una parte dei corpo, tipo il seno: a loro importava più quello che non la propria vita.

Questa consapevolezza mi ha sempre lasciata atterrita: per colpa delle mie autoimmuni, negli anni mi sono imbruttita parecchio, il problema estetica > società l’ho vissuto pesantemente – ma su questo facciamo che ti scrivo un’altra volta -, ma una volta arrivato il cancro e sentita la mia vita sul filo del rasoio, non mi è importato più niente.
Le altre ragazze/signore invece piangevano per i capelli persi, perché sarebbero diventate “brutte”.

E a questo punto l’amara consapevolezza prende forma: quanto grava su noi donne il peso dell’estetica?
Davvero così tanto al punto da mettere in secondo o terzo piano la propria vita?
Io lo so che ritrovarsi di botto senza capelli non è bello. L’unica volta in cui ho pianto è stato perché vedermi in quel modo mi ricordava la mia condizione da malata – che c’era da dieci anni e in quel minuto aveva toccato il fondo -, ma mai perché mi sono sentita “brutta”.

Penso sia atroce questa condizione, penso che il peso che gravi sulle nostre spalle – mi ci metto dentro anch’io, sia chiaro – sia davvero paragonabile ad un macigno infernale.
Donne, compagne, amiche, potrà sembrare una frase fatta, ma nessuna di voi ai miei occhi è mai parsa brutta. Mai. Siete incantevoli anche nella vostra sofferenza, è quella che vi rende tali. Lottate, ma pensate a salvare voi, perché i capelli ricrescono più belli di prima, e il seno può essere recuperato con la chirurgia plastica. I metodi si trovano, ma voi pensate alla vostra vita, che è quanto di più importante esista. Siete e siamo persone, non manichini da esposizione.

Apparire ci può pure piacere, ma non c’è un senso unico dell’apparenza. Ognun* può trovare il suo senso e credo sia bellissimo così.
Con i capelli, rasat*, con i peli ovunque, senza, vestit* elegante, col rossetto, senza trucco, e così via.
Non mettete mai in secondo piano la vostra vita, il vostro valore. Siete tutt* prezios*, lo siete più dei capelli.
Adele.

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Comments

  1. Hey Ade, sono felice di essere amica tua

    Firmato Ummy-Sammy u.u

  2. Rispetto molto chi scrive, ma questo commento mi ha lasciato un’impressione lievemente negativa.
    E se una persona, di fronte alla malattia, alla sofferenza e alla morte, piangesse per la perdita della bellezza, dove sarebbe il problema?
    Pare che se a una donna interessa essere bella debba per forza essere superficiale o sottomessa dalla società.
    No.
    Secondo me no.
    Perdere il seno, che tanto puoi rifarlo con la chirurgia, può essere poco per qualcuna, in confronto ad altro, ma potrebbe essere il lato peggiore per qualcun altro.
    Che poi, perdere il seno e i capelli non è proprio la stessa cosa.
    Non so.
    A volte dimentichiamo che il nostro punto di vista, per quanto evoluto, liberatorio, femminista, illuminante etc, non deve essere per questo motivi condiviso da tutti.
    Ognuno piange per ciò che ritiene più importante e non c’è un motivo più valido di un altro. Ognuno vive la sofferenza a modo proprio.

  3. Uno dei post più belli che abbia letto su questo blog. Grazie Adele.

  4. Cara Adele, grazie per la condivisione.
    Sono anche io una giovane donna, anch’io femminista, anch’io malata di cancro (io non ne parlo al passato perché – sebbene non sia più attivo – voglio tenerlo pur sempre “con” me, per non dimenticare, per capirlo, sempre). Vorrei precisarti solo una cosa per quanto riguarda “il peso” dell’estetica di cui tu parli. Quando se ne sono andati via i miei, di capelli, la mia perdita non è stata sul piano dell’estetica, ma su quello del visibile. Il controllo (il suo mantenimento, e i compromessi nel perderlo) per me è stato ed è la chiave della mia forza, e fin quando la malattia non mi ha “visibilmente” fatto perdere il controllo, io riuscivo a concentrarmi sull’auto-rafforzamento. vorrei solo dire che personalmente non ho “messo in secondo o terzo piano la mia vita” a fronte dell’estetica dei capelli, ma proprio perché l’importanza della mia vita era al centro del processo di autoguarigione, eventi come la perdita dei capelli mi hanno “distratta” dalla concentrazione di cui sentivo di aver bisogno. Ciò detto, ti mando un forte e caloroso abbraccio, come quello che fortunatamente entrambe bbiamo ricevuto e riceviamo dai nostri cari. Grazie.

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