Dove sta il vostro privilegio?

sono donna, meridionale, precaria, eppure rispetto ad una migrante io sono una privilegiata. è importante che io rifletta sul mio privilegio, così come altre persone dovrebbero riflettere quando assumono consapevolezza del fatto di avere privilegi che io non ho.

posso restare qui anche senza un permesso di soggiorno. non devo veder scippato il mio diritto all’esistenza quotidiana perché sono considerata come parte di una nazione, per quanto a me stia stretta e non mi freghi un cazzo di tutto questo. posso esistere senza sentirmi dare della scimmia/orango/mangiabanane da fascisti e razzisti che pensano di poter dire tutto senza subirne le conseguenze.

posso cercare lavoro e non dover giustificare il colore della mia pelle o il fatto di appartenere ad un’altra cultura. posso condividere la mia quotidianità senza dover subire la sensazione di uno sguardo perennemente sgradevole da parte di chi pensa che io gli stia rubando qualcosa.

posso circolare liberamente in Europa e mi rendo conto di quanto sia complesso rendersi conto di essere cresciuta nel privilegio giacché se cresci così non lo riconosci. non lo sapevo, giuro, di essere una privilegiata rispetto ad altre persone e di dover raccontare il fatto che non condivido l’oppressione inflitta su altri esseri umani da parte di chi dice di essere come me, di venire dalla parte del mondo che io occupo.

sono povera e come tante altre persone potrei anche credere alle balle pronunciate da un leader che compensa la mia rabbia offrendomi un nemico qualunque sul quale poter sfogare frustrazione e senso di impotenza. il mio privilegio sta nel fatto di non dover fare da caproespiatorio per stronzi che non colgono la differenza tra una guerra tra poveri innescata da chi pesca consenso istigando razzismo e una lotta contro padroni e classisti che determinano il nostro stato di povertà.

sono meridionale e so cosa vuol dire essere considerata di troppo. sfruttata ma mai rispettata, così come mi hanno insegnato tanti parenti emigrati per fare da schiavi in altre nazioni. sono donna e so di essere l’ultima ruota del carro perché nella scala dell’oppressione io divento un elemento “debole” sul quale diventa semplice gettare fumo negli occhi e autoritarismo a iosa. sono donna e so che il mio corpo è un campo di battaglia.

chi opprime sa come lusingare chi resta in schiavitù culturale. se sei migrante ti dicono che sei grandiosa perché resti nel ruolo che ti hanno imposto. la serva, la balia, la badante che “guadagna onestamente” aiutando le famiglie “italiane”. se sei donna ti fanno pensare che la tua grandezza stia nel fatto di restare fedele al tuo ruolo di genere e quindi si esalta la maternità, la felicità coniugale e altre cazzate del genere. Ma questo tu lo sai perché anche tu sei donna oltre che migrante. sei più svantaggiata rispetto a me e non faccio fatica a riconoscerlo.

dovremmo fare tutt* una scala del privilegio e vedere dove porta la nostra analisi, quali sono i privilegi che io possiedo e quali no. collocarsi per capire quel che va fatto quando si parla di lotte. non posso parlare, io, privilegiata, bianca, occidentale, di una donna nera, migrante, orientale, di chiunque altr@, senza correre il rischio di compiere una appropriazione culturale e una bugiarda colonizzazione.

essere consapevoli del privilegio che ti riguarda significa imparare a guardare le cose nella giusta prospettiva. io godo di alcuni privilegi, per esempio, anche nei confronti di una donna che “non può” avere figli, perché la società oppone uno stigma a donne che vengono definite “sterili”. e ci sono donne che pensano sul serio di essere migliori perché biologicamente abili a riprodursi. godo di un privilegio quando essere donna equivale ad essere giudicata fragile e incapace di intendere e volere e perciò stesso mi viene consegnata la possibilità di accedere a contesti e ruoli professionali altrimenti a me negati. ma è un reale privilegio o una compensazione di quello che prima a me è stato negato? è un modo per riconoscere diritti o per ribadire la mia debolezza e dunque il mio subordinato ruolo nel mondo?

sono privilegiata perché cresciuta in un contesto cattolico che per quanto io non veda mio, da atea, comunque mi regala una patina di protezione che una persona di altre religioni, come per esempio una musulmana, in effetti non ha.

sono privilegiata rispetto a tante persone che subiscono stigmi negativi e limitazioni culturali e legislative per la propria stessa esistenza. se solo volessi io potrei sposarmi, altri invece non possono. potrei fare molte cose, che in realtà non faccio, ma non per questo posso dirmi meno privilegiata. e voi? qual è l’area del vostro privilegio? cos’è che voi potete fare ed altre persone no?

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Comments

  1. Vorrei seguire Twitter l’autrice di questo pezzo. Ha un account?
    Grazie

  2. Questo blog è diventato una droga! Grazie, queste parole mi aiutano moltissimo a trovare le mie, e non solo. Grazie per questi articoli.

  3. Mi ritrovo per molti versi nell’articolo da te postato perché anche io mi sento una privilegiata per il colore della mia pelle e per la scelta di frequentare una persona con sesso e genere opposti ai miei (siamo entrambi eterosessuali ).
    Il colore della mia pelle e la mia scelta sessuale mi permettono di camminare liberamente, senza paura di essere insultata o picchiata da omofobi e fascisti.
    Questo mi fa sentire una privilegiata.
    E non mi piace esserlo.
    Ogni volta che ci penso si genera in me un senso di malessere in me che non so esprimere se non Con le lacrime.
    Non voglio essere né sentirmi una privilegiata.

  4. Non so perché il commento che avevo lasciato non compaia, ma non importa, lo riscrivo lo stesso.
    Di solito sono abbastanza d’accordo con quello che scrivi, Eretica, ma questo discorso sembra uscito dai peggiori post di Tumblr. “Check your privilege”, giusto?
    Ok, molti di noi sono più privilegiati di altri. Così come lo sono meno di altrettante persone. E quindi?
    Stiamo arrivando al punto di doverci vergognare per essere nati e cresciuti in un contesto che non abbiamo scelto noi? È ridicolo. È la versione per adulti di “mangia tutto, ci sono bambini in Africa che muoiono di fame”. In che modo il senso di colpa per non essere io stessa un’affamata dovrebbe giovare ai meno fortunati di me?
    Io non ho alcuna intenzione di chiedere scusa per il mio presunto e relativissimo “privilegio”. Ognuno di noi può cambiare il mondo in meglio a partire dai mezzi che ha a disposizione, e finché terrò a mente questo non mi vergognerò mai di essere nata così come sono, qui ed ora.
    (Per la cronaca, qualche utente di Tumblr ignorante ha ideato davvero una griglia di valutazione a punteggio per determinare il proprio livello di privilegio, ma non lo linko. Qui in Italia siamo già colmi di analfabeti funzionali, ci manca solo la diffusione dei SJW…

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