#Burkini – Indosso il velo islamico ed è il colonialismo che mi opprime

devoilez_vousdi Loubna Mouadi 

Ciao. Mi chiamo Loubna ho 28 anni, sono musulmana, non sono sposata, cresciuta in Europa tra l’Italia e la Francia, e porto il hijab il velo islamico.

Questi ultimi anni si é cosi tanto parlato, di me, di quel pezzo di stoffa che ho deciso di mettere, sono stata strega e allo stesso tempo la vittima da salvare, dipende dai giorni e da come si svegliano i politici. A quanto sembra non ho una mente per decidere come vestirmi ma paradossalmente sono anche cosi pericolosa da poter fare il lavaggio del cervello alle altre donne.

Ho messo il velo a 24 anni, dopo anni di ricerca e di riflessione, la mia scelta é il frutto di un cammino spirituale che non sto a spiegare qui e che sinceramente non penso interessi nessuno, d’altronde non ho mai chiesto di essere capita ma rispettata. Il giorno che ho deciso di mettere il hijab sapevo che da lì sarebbero iniziati i problemi ma malgrado ciò é una scelta di cui vado fiera, amo il mio velo, i miei vestiti lunghi, la mia faccia da araba, mi amo.

Vi dico tutto ciò per farvi capire che lo si può mettere solo per scelta il hijab, certo ci sono episodi nei quali le donne sono obbligate a metterlo ma credetemi si capisce velocemente quando si é obbligate a farlo.
Non penso che potete immaginare la vita di una donna musulmana in occidente, si parla spesso con ipocrisia di libertà e di libertà di culto, si parla di una utopia.

burkiniQuando esco di casa posso ricevere sputi in viso, gente simpatica che ti dice che se voglio vestirmi cosi devo tornare nel mio paese, ancora devo capirlo dove si trovi islamalandia ma vi giuro che ho guardato nei libri di geografia e non l’ho trovata. Per non parlare delle discriminazioni al lavoro malgrado io sia laureata, é già difficile essere donna a quanto sembra ho un handicap in più.

La storia del burkini non é la prima umiliazione subita ne sarà l’ultima purtroppo, la realtà in Francia, paese che grida ai quattro venti di essere il garante dei diritti del uomo, è molto critica. Ci misurano la lunghezza delle gonne nelle scuole, se decidono che è troppo lunga ci negano l’accesso, ci cacciano dai ristoranti, alcuni medici rifiutano di curarci, all’università certi professori si rifiutano di dare lezione in una classe con una ragazza velata, se osiamo parlare arabo al lavoro veniamo licenziate, però con l’inglese e lo spagnolo nessun problema, le mamme non possono accompagnare i figli alle gite, le spiagge sono vietate a noi e ai cani, ho come un dejà vu.

Le discriminazioni sono diventate fatti quotidiani, non passa un giorno che io non senta di una aggressione verbale o fisica, ma quello che mi mette in collera sono gli pseudo difensori delle libertà, le pseduo femministe che vogliono imporci la loro visione della vita. Sono diversa, come siamo diversi tutti, se decido di coprirmi i capelli, di non portare più i pantaloni, al resto del mondo in teoria non dovrebbe fregare nulla, in teoria non dovremmo essere liberi di vestirci come ci pare e piace? Che differenza c’é tra una Francia che impone alle donne di spogliarsi e l’Iran o l’Arabia Saudita che le obbliga a coprirsi?

Stiamo vivendo un periodo critico e bisogna analizzare queste discriminazioni da vicino, il nemico è diventato il musulmano e come da sempre ci si attacca alle donne per colpire una comunità, i discorsi politici attaccano sans gène i cittadini musulmani, partiti che non fanno parte dell’estrema destra Manuel Valls é socialista, o almeno cosi dice di essere. Ho l’impressione di essere ritornata agli anni ’30 e cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.

La politica colonialista francese continua con altri mezzi ma é sempre presente, ieri come oggi l’occidentale bianco che pensa di essere superiore vuole impormi la sua visione, vuole che gli porti rispetto e che lo serva, che venga un malore a chi pensa di essere suo pari. Ma malgrado tutto ciò, malgrado il silenzio generale su tutte queste discriminazioni io continuo ad indossare il mio hijab e a uscire di casa con la testa alta, chi pensa che siamo sottomesse non ha mai visto la forza di volontà che abbiamo, ci prendiamo i muri in faccia ma poi li distruggiamo a colpi di testate.

Volevo essere breve e come sempre ho usato troppe parole, non restate mai indifferenti di fronte a una discriminazione che la donna porti una minigonna o una dejallaba, che sia un uomo che parli la vostra lingua o che venga dall’altrove, se no perché farci chiamare umani.
Grazie per avermi dato la parola, che la pace sia con voi.
Loubna.

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Comments

  1. Incredibile, questa si che è una vera, testimonianza di vita reale,
    ne, so qualcosa, anchio, grazie a l autrice,
    in generale, penso che ormai, il femminismo sia solo un illusione molto distante,
    dalla realtà, che oggi il femminismo e sinonimo di cattiva, ragazza, sesso e nudismo, a perso, il suo vero scopo, originario.

    Jasmin. jj.

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