Mi aiutate a spiegare il femminismo a mia figlia?

Lui scrive:

Cara Eretica,

mi sono detto che un giorno te ne avrei parlato e dunque eccomi a dirti cosa penso del femminismo. C’è stato un momento in cui l’ho identificato in ogni donna e soprattutto nelle donne che io ho avuto la sfortuna di incontrare. Mia madre, una donna prepotente e aggressiva che zittiva mio padre solo con uno sguardo. Probabilmente una donna infelice che faceva scontare a mio padre l’infelicità che lui non era riuscito a guarire, ma perfino da adulto non sono mai riuscito a solidarizzare con lei. Mio padre è stato vittima di una donna di ferro, che si lamentava del fatto che mio padre non fosse abbastanza uomo, diceva che doveva mostrare rispetto per lei come moglie e madre ma poi voleva che lui mostrasse un carattere da “maschio” che non era il suo.

Io ero il figlio prediletto, più di mio fratello o delle mie due sorelle, ma nonostante questo non l’ho mai giustificata né capita, umanamente intendo. Non so che dolori custodisse e quando si ammalò per poi morire prematuramente non pensai di aver perso chissà quale risorsa per la mia vita. Mio padre rimase vedovo e lo vidi più tranquillo, a fare le cose che lui era abituato a fare. Sveglia al mattino presto, abituato a fare il contadino fin da piccolo, prendeva la sua vecchia macchina e andava a lavorare il terreno anche se in pensione. Tornava a casa e si preparava qualcosa da mangiare. Sempre felice di ricevere i suoi figli e i nipoti che man mano arrivarono. Non volle mai più risposarsi e io che sono il figlio maggiore e sapevo più degli altri figli non chiesi mai il perché. Io sapevo il perché.

Sono stato fidanzato per sette anni con una donna che era quasi simile a mia madre e mi ci volle tutto quel tempo per capire che quella vittimista e aggressiva creatura in fondo l’avevo voluta per ricreare lo stesso rapporto che c’era tra mia madre e mio padre. Come vedi non do a lei la colpa perché mi assumo le mie responsabilità e non penso di essere una vittima del genere femminile. Lo sono forse di mia madre, a volte delle mie sorelle, ma ciascuno di noi è frutto di quel che ha imparato e alla fine ho smesso di cercare le responsabilità negli altri o nelle altre e ho cominciato a cercare risposte analizzando me stesso.

Che c’entra il femminismo? In fondo c’entra, perché non potevo fare a meno di vederci una giustificazione per i comportamenti di alcune donne. Cos’è la parità se tu ti ostini a vedermi come un inetto e mi insulti ogni minuto del giorno? Estendi il tuo lamento rivolto contro tuo marito a tutti gli altri o c’è una parte di te che è obiettiva? E’ odio nei confronti degli uomini o solo di uno in particolare? E fino a che non ho frequentato l’università e poi approfondito leggendo per cercare risposte alle mie tante domande ho fatto i conti con i miei pregiudizi senza però smettere di pensare che nessuno ha la verità in tasca. Ho visto tanti atteggiamenti contraddittori nelle donne che ho conosciuto.

Mi sono sposato con una femminista che lo è sul piano teorico ma poi, secondo me, lo è meno di quanto possa esserlo io. Lo dico sorridendo, senza impugnare uno scettro per rivendicare il trono del perfetto maschio del 21esimo secolo. Lo dico serenamente. Avevo pensato che femminismo avesse a che fare con femmine e non con un’idea che non si misura sulla singola storia e sulla singola identità. Il femminismo va ben oltre la mia piccola vita, quella di mia moglie e di mia figlia che ora ha sei anni e domani spero cresca con più certezze di quelle che ho adesso io.

Il femminismo non c’entra con le “femmine” perché non credo basti essere femmine per essere femministe e non basta essere maschi per essere maschilisti. Darlo per scontato significa fare solo il gioco di chi usa le belle idee per creare divisioni di genere. Invece nulla è scontato e nessuno ha la verità in tasca, nemmeno io, nemmeno mia moglie, nemmeno tu. Il femminismo è un’idea che come tale può essere strumentalizzata da donne e uomini per creare divisioni di genere, razze, classi sociali. Ci sono quelli che lo usano per istigare odio contro gli stranieri, contro gay, trans, prostitute.

Ci sono donne che usano il femminismo per elevare le proprie quotazioni nel mercato delle balle in politica, e uomini che lo usano per darsi un’apparenza di progresso e novità. Allora cosa dovrei insegnare a mia figlia? Cos’è il femminismo? Da chi dovrebbe difendersi? Quale volto ha il suo nemico o la sua nemica? E’ semplicistico e banale dirle che ha un sesso preciso. E’ troppo scontato e non voglio che lei cresca pensando di avere tutte le risposte e sprecando poi molto tempo per trovarne di nuove, più giuste e adatte a lei.

Come faccio a dirle cos’è il femminismo se non è chiaro neppure a me quel che è? So cos’è il sessismo. Comportamenti sbagliati in base al sesso. Nessuno può dire a mia figlia che deve preferire solo giochi da “femmina” o sognare di compiere studi da “femmina”. Lei può fare tutto quello che vuole e io sarò sempre lì a sostenerla qualunque sia il suo sogno. L’unico limite, per quello che mi riguarda, è la disponibilità economica non troppo alta. Io e mia moglie siamo precari, entrambi. Due di quei precari che vendono intelletto senza grandi opportunità future. Dovrò prepararla a combattere mettendo in chiaro la differenza di classe? Lei troverà nel suo percorso ostacoli come persona, come donna, come povera, come cosa?

Qualunque risposta sarà gradita. Grazie per aver letto e grazie se vorrai pubblicare.

S.

Comments

  1. Grazie a te per aver condiviso la tua storia.
    Spiegare qualcosa come il femminismo ad una bambina immagino non sia facile, ma forse non è nemmeno necessario spiegare il concetto in sé: se le insegnerai il rispetto, che ogni persona è pari alle altre, che molte di queste persone subiscono ingiustizie, a prescindere dal genere ma spesso proprio a causa del proprio sesso od orientamento sessuale, e che è giusto schierarsi dalla parte di chi subisce, e, soprattutto, di non avere mai paura delle sue idee, di portarle avanti e non lasciare che siano altri a definirla, allora non trovo neanche necessario fossilizzarsi sulla definizione del termine, se avrà questi valori in sé prima o poi sarà lei a trovare la parola e darsi la sua risposta. Ma, dalla questione che hai posto, sono sicuro che queste cose e tutto ciò che ritieni giusto alla sua crescita come persona gliele avresti già insegnate.
    In bocca al lupo per tutto.

  2. Ho sentito che hai detto esattamente bene quando hai spiegato come il femminismo sia una questione di identità personale, più che di genere. Il femminismo insegna che il genere è un costrutto sociale, molto lontano dalla distinzione biologica tra i sessi, e che quindi non si tratta di imporsi come “donna” (e intendo la categoria “donna” che dovrebbe raggruppare tutti gli esseri umani di sesso femminile, e dar loro obblighi, compiti specifici e aggettivi preconfezionati e dedotti dal niente) ma come essere vivente di sesso femminile. È importante conoscere il proprio sesso, sapere quello di cui ha bisogno e quello di cui, semplicemente, hanno voluto avesse bisogno.
    Non credo riuscirai mai a difendere tua figlia dai preconcetti del mondo, nè dalle deduzioni che come “donna” le assoceranno. Puoi dirle che il femminismo è una battaglia contro le imposizioni della società, in particolare contro quelle che danno alla “donna” un particolare significato prima di chiedere ad ogni singola donna quale sia il suo.

    Un abbraccio alla tua creatura, qualunque genere deciderà di avere in se e qualunque verità si troverà a rifiutare,

    Disicantata

  3. Ciao S., io sono del parere che non occorra fare tanti discorsi ai propri figli, solitamente loro seguono l’esempio e il comportamento dei loro genitori in questo senso è fondamentale. Io ho avuto una mamma, la maggior parte dell’educazione l’ho ricevuta da lei perché mio padre non c’era, che raramente mi sgridava e non mi ha mai picchiata. Non mi ha mai parlato di femminismo o di emancipazione femminile, né di uguaglianza o di rispetto verso altre razze o religioni, ma io sono cresciuta con un alto senso di rispetto verso tutte le persone, siano donne, uomini, gay, neri, bianchi o gialli, l’unica cosa che mi ha sempre detto mia mamma è stata: “Cara figlia, non devi mai giudicare le persone e devi rispettare tutti, nessuno di noi è migliore o peggiore di un’altra persona”. Per il resto io osservavo mia mamma e vedevo che lei si comportava esattamente come diceva, se una zingara bussava a casa e chiedeva qualcosa lei non la mandava mai via a mani vuote, fosse un panino o qualche soldo, non mi ha mai detto che erano sporchi e cattivi o che rubavano bambini come invece sentivo dai genitori di alcun* amichett*. Se un ambulante la fermava per strada lei ci dialogava e se non comprava niente le augurava buona fortuna. Un natale le regalammo un giaccone bello caldo, ad un certo punto ci rendemmo conto che non lo indossava mai, le chiedemmo se per caso non le fosse piaciuto e lei ci disse: “Era molto bello ma l’ho regalato alla Signora T. perché è anziana, non ha soldi e a casa muore di freddo perché non ha neppure i soldi per acquistare la legna per il camino”, così sono diventata generosa. A casa eravamo quattro figlie e un solo maschio, mio fratello ha ricevuto un’educazione identica alla nostra, cucinava, puliva e dava un aiuto nelle faccende domestiche esattamente come noi. Ci incitava a studiare perché un giorno non fossimo schiavi dell’ignoranza e noi donne potessimo realizzarci senza alcun bisogno di un uomo. Lei purtroppo non aveva potuto farlo, ma per i figli pretendeva una vita migliore. Così io, le mie sorelle e mio fratello siamo cresciuti. Non ci sentiamo “femmine” o maschi, nel caso di mio fratello, ci sentiamo persone e come tali trattiamo le altre persone con rispetto. Perché infine ciò per cui noi donne combattiamo tutti i giorni è proprio per avere “un’autodeterminazione” che ci affranchi dal potere millenario dei maschi. Mi auguro che un giorno non ci sia più bisogno di conquistare niente, perché uomini e donne sono uguali.

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