Sono figlia di musulmani: non chiedetemi di rinnegarli!

Lei scrive:

Cara Eretica,

scrivo a te perché so che ascolti e riporterai le mie parole senza cambiarle e senza giudicare. Sono figlia di una famiglia di immigrati, nata e cresciuta in Italia, da genitori musulmani e sorella che non pratica nessuna religione. I miei genitori non ci hanno mai costrette a fare niente e leggere tante cose brutte su tutti i musulmani mi fa male. Da un lato mi si chiede di nascondere la mia origine, rinnegarla e rinnegare i miei genitori, per non essere esclusa, dall’altro sono spinta a fare qualcosa per mostrare quanto io sia orgogliosa di loro, dei sacrifici che fanno per farci studiare e per darci un futuro migliore.

I miei genitori sono musulmani come tanti genitori di mie amiche sono cattolici. Non c’è nessuna differenza e spesso ho trovato una mentalità più retrograda in famiglie cattoliche rispetto alla mia. Non voglio dire che una religione è meglio dell’altra, non mi interessa questa guerra che non è la mia guerra, dico solo che non si dovrebbe generalizzare. In questi anni ho sentito tante cose brutte, le ho lette su internet, anche se le persone che vedo ogni giorno, insegnanti, colleghi di mio padre, vicine di casa, non hanno mai mostrato alcun pregiudizio. Forse il razzismo è più facile mostrarlo anonimamente su internet che in presenza di persone in carne e ossa come noi. O forse siamo favoriti dal fatto di non avere la pelle tanto scura. Non so.

Quello che so, però, è che ogni volta che parlo delle origini della mia famiglia qualcuno pensa subito al terrorismo, a una cultura retrograda che non è la nostra. Mia nonna, forse, è di mentalità ristretta, ma quale nonna non lo è? Le nuove generazioni evolvono la cultura di partenza, come penso sia anche per i figli di cattolici. Siamo parte di un unico mondo e nelle nostre vene scorre lo stesso sangue, eppure sento forte il desiderio di esibire la mia opinione, sono costretta a schierarmi anche se non vorrei perché non ne sentivo il bisogno. Da qualche giorno porto il velo, trovo che mi sta bene, mi piaccio, mi sento parte di qualcosa, perché altrimenti sento di essere respinta dall’altra parte.

Volevo essere una cittadina del mondo ma scopro che posso solo definirmi in un modo o in un altro. Devo rendermi riconoscibile come quando agli ebrei cucirono la stella gialla sugli abiti. Il velo non è come quella stella, ma è una scelta, in questo caso una mia scelta, per raccontare l’orgoglio di fare parte della mia famiglia, di ricordare le mie radici, per sapere da dove vengo, ed è una cosa che nessuno potrà strapparmi via. Non possono derubarci del diritto alla memoria, alla nostra storia, all’evoluzione, lenta o veloce, che ci ha portato fino a questo punto. Non possono chiederci di rinunciare a quello che ci è più caro, di disconoscere i parenti, mia nonna, la mia cara nonna.

Non si rendono conto che parlano di persone e che quello che vogliono è uno strappo crudele? Vogliono una conversione forzata e per me questa è violenza. La donna che è stata costretta a spogliarsi nella spiaggia di Nizza lo dimostra e dimostra che certi divieti non fanno che provocare una radicalizzazione ideologica che coinvolgerà tutti noi, perfino me che non voglio saperne nulla. Allora mi chiedo chi è che realmente vuole la guerra, a chi giova, a chi piace vedere il mondo diviso da persone che si aggrappano alla propria cultura come fosse una fonte di speranza e di vita, gli uni contro gli altri.

Perciò io indosso il velo, perché per tante donne che conosco indossarlo non vuol dire obbedire a un precetto religioso ma significa solo che quello che un tempo era strumento di costrizione oggi è un capo di abbigliamento laico, del quale ci siamo appropriate. E’ così che noi cresciamo e facciamo la nostra rivoluzione, senza divieti, ma con intelligenza, sapendo che i costumi, inclusi i nostri, cambiano ma non è affatto detto che debbano cambiare in direzione della cultura occidentale. Non esiste un noi e un voi ma se mi obbligate a dirlo allora dirò che voi non rappresentate il concetto stesso di libertà. La nostra libertà può essere diversa dalla vostra e per quel che mi riguarda io sono una donna libera di uscire, studiare, guidare, viaggiare, fare l’amore e voglio essere libera di amare i miei genitori e mia nonna e di mostrare loro rispetto.

Io sono solidale nei confronti di quella donna di Nizza e se oggi avessi voglia di andare al mare potrei andare coperta, invece che col mio solito costume. Potrei indossare il burkini, potrei chiedere ai miei di comprarmelo e forse, chissà, lo indosserò. Perché dalla mia identità culturale parte la mia rivendicazione, e se voi siete troppo concentrate su voi stesse per capirlo, allora dovrete adeguarvi. Grazie per aver ascoltato e spero che questa lettera sia pubblicata, con un nome che non è il mio ma che mi piace tanto. Voglio che oggi mi chiamiate Libertà.

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Comments

  1. Noi italiani in quanto ad essere retrogradi non siamo secondi a nessuno. L’altro giorno guardavo delle foto di vita quitidiana scattate a kabul negli anni 50. Ne avevo viste altre di altri paesi. Scene di vita normale con donne normali per strada, a scuola, nei locali. Gente allegra. Sorridente. Viva. Gente che in quel periodo a paragone delle nostre terre stava decisamente meglio. Qui tanto per dirne una c’era ancora il delitto d’onore, poca alfabetizzazione e tanti tabù. Poi…sono arrivate le nostre guerre. E in quei paesi si sono armati dittatori e farabutti che hanno messo interi popoli in ginocchio. Bisognerebbe sempre ricordarle certe cose come bisognerebbe anche ricordare che la gran parte(ma di molto) delle vittime del terrorismo sono persone musulmane. Ma tant’è, i salvini nostrani devono far credere che c’è uno scontro di civiltà e schiere di idioti lo credono…

  2. Ti credo certamente, anche se ritengo essere il tuo un caso molto raro: basandomi su Torino, Italia, la città dove vivo, i veli per libera scelta sono a dir tanto uno su dieci. E non lo dico a caso, ho figli e nipoti nelle scuole pubbliche, dove la presenza islamica è considerevole.
    Vedi per esempio episodi/situazioni come questa, che constato personalmente e quindi non è sicuramente frutto di manipolazione mediatica:

    Tu domani andando al mare in Francia potrai scegliere in una vasta gamma che va dal burkini al topless, su alcune spiagge anche completamente nuda. In una situazione islamizzata potresti invece al massimo scegliere fra burkini e stare a casa. È negabile questo dato di fatto?
    Non sono anti-islamico, sono un illuminista che considera tutte le religioni (tutte, nessuna esclusa) crimini contro l’umanità, contro la libertà, contro la bellezza, contro la persona umana. E ritengo che sia lecita questa mia opinione, pur con il rispetto verso le singole persone credenti/praticanti: lo sono stato anch’io da giovane, e lo era, certo, mia nonna.

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