Scelgo di abortire, per rinascere

Aborto-A11

Quando mi sono sentita persa, dopo le ultime legnate sulla schiena, sul volto, sulla testa, ho deciso di andare ad abortire. Non ci resto più con uno che mi fa del male, e farci un figlio assieme vorrebbe dire essere legata a lui per tutta la vita. Non mi importa niente di quello che pensa in proposito, la sua opinione non mi interessa e non ha alcun diritto di decidere al posto mio dato che il diritto di progettare assieme l’ha perso quando mi ha regalato il suo primo pugno. Sono stata debole per tanto tempo, con lui, lunatico, che un po’ mi urlava contro, dicendomi cose orribili, gran bastarda, così mi chiamava, tu sei una stronza e fai di tutto per ferirmi. Sei una persona di merda, non vedi che qualunque cosa esce dalla tua bocca è merda? Merda merda merda, tanta merda. E il giorno dopo non ricorda niente. Non sa neppure perché sono arrabbiata, e mi chiede scusa senza impegno e poi ritorna a dirmi cattiverie.

Ho convissuto con lui per tanto tempo e questa gravidanza, non so come e perché, sarà che è una scelta troppo definitiva che non mi ha più permesso di temporeggiare, mi ha fatta crescere di colpo. Ma perché cazzo dovrei passare con uno così tutta la mia vita? E perché dovrei farci un figlio? Non lo voglio un figlio da lui. Lo abortisco e lascio quest’uomo che mi ha succhiato troppo tempo della mia vita. Quando l’ho detto a mia madre mi ha risposto che però potrei anche dirglielo, a lui, della mia decisione, perché se casomai venisse a saperlo poi chissà come reagirebbe. E io a dire che se non glielo riferisce lei non vedo perché lui dovrebbe saperlo. E perché dovrei essere intimidita dalla sua volontà? La legge parla chiaro. Lui non può costringermi e io non sono un cazzo di contenitore.

Vorrei vederlo ad ammazzarmi di botte perché s’incazza del fatto che voglio abortire. Ho già fissato, e mi aspettavo un po’ più di solidarietà in famiglia ma non ce l’ho. Allora di colpo mi sono ricordata la freddezza, del perché mi sono attaccata a lui che pensavo mi amasse sul serio. Mi sono ricordata tutto quanto e ho fatto la valigia per andare lontano. Mi sono rifugiata da un’amica lontana e che non vedevo da secoli. L’unica che mi ha aperto la porta ed è stata disponibile. L’aborto è fissato per la prima settimana di settembre. Fortuna che sono ancora in tempo e rientro nelle dodici settimane. Sarà un aborto farmaceutico e per me equivarrà ad un nuovo inizio. Mi libero di una gravidanza. Mi libero di lui. Mi libero della mia famiglia, delle dipendenze economiche. Mi libero del passato e guardo avanti. Rinasco.

Si può rinascere grazie a un aborto? Io dico di si. In culo la retorica materna che parla di martirio e di sacrificio. In culo chi pensa che dopo un aborto si può solo stare male. Vaffanculo a chiunque dica che dopo me ne pentirò, giacché non mi pento, già lo so, e voglio solo ricominciare a partire da me. Non dovrei neppure giustificarmi, vivermi questa scelta con senso di colpa, non fosse che anche in consultorio ho incontrato qualche volontari@ addett@ ai consigli non richiesti. So che io voglio vivere, non voglio morire, e restare sarebbe la morte. Ho lasciato mia madre, ho mandato a quel paese lui, e sono qui a progettare il futuro, quel che farò, penserò, dirò, avendo chiaro che io, in realtà, di figli non ne avrei voluti mai, in ogni caso.

Ho letto di una ragazza che si è fatta chiudere le tube e penso che farò la stessa cosa. Ho 32 anni e non voglio figli. Non voglio essere madre. Non voglio affidarmi a contraccettivi che possono fallire, così come la mia gravidanza indesiderata dimostra. Non voglio imbottirmi di pillole che mi fanno stare male e neppure usare altri sistemi fuorché il preservativo per evitare contagio di malattie. L’aborto per me non è “sofferenza” ma rappresenta una speranza, apre a nuove prospettive. L’aborto non è fatica o rinuncia, perché rinuncia per me sarebbe il contrario, portare avanti una gravidanza che rifiuto, per esempio. L’aborto non è qualcosa per il quale soffrirò tutta la vita, come dicono alcune. Sarà invece il mio punto d’inizio, perché avrei sofferto per sempre di un legame con un uomo violento e stronzo.

Conto i giorni che mi separano dal mio aborto. Intanto, fin troppo pazientemente, attendo, e ricomincio lentamente a respirare.

Ps: è una storia vera. grazie a chi l’ha raccontata.

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