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Quando un uomo viene stuprato da una donna

Elena traduce questo pezzo che parla dello stupro subito da un uomo da parte di una donna. Buona lettura!

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I’ve Got the T-Shirt and the Trauma Response to Go With It
“Ho la maglietta e la reazione-al-trauma da abbinarci”

di James Landrith

Come maschio che ha ammesso di aver vissuto uno stupro, quando non sto parlando di violenza sessuale per iscritto o in pubblico, leggo sull’argomento da vari contesti e fonti. La maggior parte di ciò che vedo si rivolge agli uomini dando per scontato che non sappiano nulla di violenza sessuale o non abbiano esperienze che possano somigliare a quelle delle donne che hanno vissuto uno stupro.

Chi porta quelle argomentazioni spesso NON ha subito violenza sessuale. Incontrare certi meme può essere doloroso, se tu invece hai vissuto uno stupro. Il problema non è che le vittime femminili ricevano la maggior parte dell’attenzione quando si parla di violenza sessuale. Il problema è che quando viene trattata la violenza sessuale sugli uomini, si incontrano spesso resistenze, condiscendenza, e smaccata derisione da parte di persone che di solito non hanno a loro volta subito tale violenza. Per coloro che sono sopravvissuti ad abusi da parte di donne, questo può essere doppiamente doloroso.

Io per la violenza sessuale ci sono passato. Ho la mia storia e le mie personali esperienze. Ho i miei nervi scoperti ed ho le mie problematiche. Non ho bisogno di essere istruito, non ho bisogno che mi si insegni cosa fare o non fare. Non devo fornire una attendibilità statistica per legittimare le mie esperienze. Le ho vissute.

Contesto

Circa vent’anni fa mi incontrai con un amico in un club a  Jacksonville, North Carolina. Lui era con un’amica. Durante la serata lui sparì lasciando l’amica da sola e a piedi. Siccome era incinta, le offrii di accompagnarla a casa. Lei non usciva da un po’ e quindi voleva restare fuori fino a chiusura del locale. Anche se non stava bevendo, mi offrì qualche drink per ringraziarmi per il passaggio.

Dopo alcuni drink, iniziai a sentirmi molto stanco e disorientato. Non bevevo mai fino ad ubriacarmi, specie se dovevo guidare ed ero lontano dalla base: non mi piaceva come sensazione e non lo trovavo sicuro. Pensai semplicemente di essere stanco e di aver bevuto troppo senza rendermene conto. C’era un motel vicino al club. Lei suggerì che prendessimo una stanza lì per smaltire la sbornia, avrei potuto accompagnarla a casa il mattino dopo. Acconsentii perché pensare mi diventava sempre più difficile e mi si annebbiava la vista. Lei chiese una stanza con due letti singoli e ci dividemmo il costo.

Ricordo vagamente di essermi sdraiato coi vestiti addosso. Probabilmente mi tolsi la maglietta per abitudine, ma non i pantaloni. Non ero a mio agio a levarmi i pantaloni di fronte a questa estranea. Lei mi avvertì che non voleva fare sesso e mi ricordo di aver risposto che mi vedevo già con qualcuna e non ero interessato nemmeno io. Mi stesi nel mio lato della stanza e mi addormentai quasi immediatamente.

Ad un certo punto della notte, mi svegliai con lei sopra di me. Dissi qualcosa che non ricordo, lei mi persuase a rimettermi a dormire. Dubito fortemente che lei potesse capire cosa dicevo, visto quant’ero intontito in quel momento.

Al mattino, dopo l’alba, mi svegliai di nuovo sentendomi confuso e incerto su cosa fosse successo da quando avevo staccato da lavoro venerdì sera. I miei pantaloni erano scomparsi, le mie mutande pure, e avevo una erezione. Mi resi conto che lei era sopra di me, si muoveva e mugolava. Non sapevo cosa pensare. Non avevo intenzione di scoparla. Non volevo scoparla. Chi era poi? Mossi le gambe irrigidite e doloranti per essere state nella stessa posizione per ore con lei sopra di me.

Lei mi fulminò con lo sguardo e mi disse di non muovermi. Mi fu ordinato di “non forzare”. Poi mi chiese se stessi cercando di violentarla in quanto non riuscivo a stare perfettamente immobile, e mi intimò di nuovo di non muovermi. In più, mi disse che rischiavo di far mal al bambino se provavo a smettere. Dopo che finalmente ebbe finito, ho dovuto anche accompagnarla a casa come d’accordo.

In breve, fui drogato, stuprato, minacciato e un bambino fu usato contro di me come scudo umano. Dire che quell’esperienza mi creò parecchi problemi sarebbe riduttivo.

Mettetevi nei miei panni per un minuto. Avevo meno di 21 anni, al di sotto dell’età minima richiesta per bere alcolici, e avevo bevuto in un locale mentre ero in servizio, con una civile incinta. Perché non ho sporto denuncia? Rileggete questo paragrafo e pensateci meglio, se non afferrate il motivo.

La reazione

Come reagii? Seppellendo tutto e fingendo che non fosse accaduto, il che è una reazione comune per gli uomini vittime di strupro. Non significa che non abbia avuto effetti su di me, semplicemente facevo finta che non fosse successo. Dicevo solo che era stata una brutta serata e che lei era una un po’ contorta.

Come mi spiegò una psicoterapeuta in seguito, negare un trauma non significa che esso non ti stia danneggiando. Credo disse che se non se ne prende coscienza, gli effetti “vengono fuori per altre vie” e in un modo che potrebbe essere difficilmente identificabile. Per me, quel modo  fu una ridicola promiscuità sessuale che  prima dello stupro assolutamente non esisteva. Mi buttai sul sesso, andando a letto con ogni donna che ci provasse. Non rifiutavo nessuna, incluse donne molto più grandi e sposate. Non andavo attivamente in cerca di sesso, semplicemente dicevo sì ogni volta.

Dire che ero un incosciente sarebbe più appropriato. Rischiavo di contrarre malattie, e potenziali pestaggi da parte mariti e fidanzati infuriati. Andai avanti così per tre anni, finché non mi sposai seppellendo i ricordi ancor più in profondità. Inoltre, persi praticamente ogni fiducia nelle donne, specialmente se aggressive e rumorose.

Quasi vent’anni dopo, decisi di affrontare la questione. Era arrivato il momento di fare qualcosa. Cercai assistenza e iniziai una psicoterapia. Mi dedicavo molto a me stesso, pensando, analizzando e metabolizzando. Fu un lavoro doloroso ma necessario. Non è ancora finito. Non so se lo sarà mai.

In terapia, fu come se la fasciatura venisse strappata via all’improvviso e le ferite fossero nuovamente aperte. Avevo attacchi di panico, crisi di pianto, rabbia improvvisa, e episodi di disorientamento. Mi sentivo indifeso sempre, ovunque.

Avevo difficoltà a rimanere da solo con una donna in spazi ristretti come uffici o un ascensori. Certi giorni non tolleravo nemmeno di stare vicino a una donna in fila per il caffè. Avete presente le discussioni femministe sugli estranei che rivolgono la parola alle donne in ascensore? Ribaltate i generi ed eccomi qua. Per me il problema non era ipotetico, o usato per dimostare a quale genere va peggio per quanto riguarda la possibilità di subire violenza sessuale. Era basato su una reale reazione al trauma. I discorsi sul perché gli uomini dovrebbero aspettarsi di essere visti come stupratori dalle donne negli ascensori, apparivano elevati a un nuovo e più alto livello di oltraggio se visti attraverso i miei occhi.

Mi sentivo continuamente colpevole. Mi sento spesso in colpa tutt’ora. Mi sento in colpa perché non mi fido delle donne che non conosco. Mi sento in colpa perché a volte vedo le donne, in particolare le donne bianche aggressive e rumorose, come potenziali minacce al mio benessere e alla mia salute mentale. Mi sento in colpa perché per moltissimo tempo, non riuscivo a guardare una donna incinta senza vedere quella donna perversa di tanti anni fa.

Combatto con alcune di queste problematiche ancora oggi, ma non così spesso e non sempre con la stessa intensità che avevano in passato. Al momento, sono ritornato alla mia precendente occupazione nel campo delle risorse umane. È un ambito in cui prevalgono le donne ed è stato una grossa prova per me.

La prova maggiore a volte è semplicemente arrivare a fine giornata senza sbroccare. Alcuni giorni li supero senza problemi, da altri giorni devo darmi un permesso d’uscita per poter andare avanti con la mia vita.

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Trackbacks

  1. […] Qualche tempo fa Shia LeBoeuf (http://www.vanityfair.it/…/…/shia-labeouf-stupro-performance), e prima di lui il meno noto James Landrith, che dalla sua esperienza ha tratto la sua attuale occupazione di attivista per i diritti civili e la pubblicazione di un paio di libri (https://goodmenproject.com/…/ive-got-the-t-shirt-and-the-t…/) e la cui storia mi è divenuta nota tramite la lettura del post di un blog che traduce la sua denuncia in Italiano (https://abbattoimuri.wordpress.com/…/quando-un-uomo-viene-…/). […]

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