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Lui dice: la questione di genere riguarda anche me!

Lui scrive:

Cara Eretica, ho letto questo post [leggi QUI] e trovo che contenga parecchie verità. Devo confessare che a volte anche io mi sono sentito come spinto in una trappola concettuale per cui in quanto maschio non mi è nemmeno concesso provare ad abbattere certi muri, perché in fondo essendo nato nel genere “forte” mi devo guardar bene dal lamentarmi di certi disagi. Prendiamo il tema del corteggiamento. Stando alle “regole sociali”, dovrei essere io in quanto maschio a fare la prima mossa verso la ragazza che mi attira. Però, ciò non significa forse spingersi un po’ più in là di quello che l’educazione comanderebbe, e rischiare qualcosa?

Bisogna essere sicuri: se va bene, grande successo per tutti; se va così così, pochi danni, pazienza e amici come prima; se però va male (e succede, anche quando ci sono le migliori intenzioni), rischio di fare la figura del maleducato o peggio ancora del molesto: sarei quello che ci ha provato maldestramente e ha importunato un’altra persona, quindi sarei ovviamente nel torto, che altro dire? Potrei solo chiedere scusa e sperare che non succeda più in futuro. D’altra parte, la società sembra chiedere al maschio di essere un po’ “sfrontato”, di buttarsi. Ciò sembra essere apprezzato anche dalle donne: chi tentenna non è forse un individuo insicuro e poco valido come potenziale compagno? Chi tentenna oltremodo non rischia persino di diventare fastidioso o un po’ inquietante? Chi non si decide quando è il momento non è forse un perdente? Insomma mi sembra che il relazionarsi ideale uomo-donna a quel livello sia un precario gioco in cui l’uomo è l’amante sicuro e deciso e apprezzato, che non diventa fastidioso e molesto essenzialmente grazie ad una giusta scelta di tempi e modi, ma nella pratica facendo sempre le solite cose: invitare fuori, offrire da bere, cercare il contatto fisico, eccetera.

A decidere se sono mosse opportune o inopportune ovviamente non può essere che lei; a capire se è il caso di procedere oppure no dovrei essere io, ovviamente: tale probabilmente è il “saperci fare”. La minima insicurezza da parte mia, però, manda tutto a ramengo. Ciò, chiaramente, restando in quello che mi sembra il canone sociale. Per quanto in cuor mio vorrei non andasse così, e che tutto fosse più tranquillo e limpido e non demandato a questa specie di gioco di ruolo, non posso farci molto: devo pur vivere in questa realtà e in questa società. Per l’appunto, non posso nemmeno lamentarmi troppo: chi sono io in confronto a donne che subiscono vessazioni fisiche e psicologiche? Non è retorica, questa: ovviamente molestie e violenze sono molto più gravi di qualche problema relazionale.

Eppure, i canoni sociali esistenti più di una volta mi hanno impedito di essere serenamente me stesso: quasi come intrappolato, ho cercato di comportarmi “secondo le regole” ma ciò mi ha portato alla delusione. Sul più bello restavo lì fermo a pensare “ora qui cosa dovrei fare?”, da un lato indotto a farmi avanti con forza, “provarci” come la società mi direbbe di fare, dall’altro bloccato da pensieri tipo “ma facendo così non sarò sgradevole?” Alla fine, non mi risolvevo in nessun modo ed era anche peggio. Forse dovrei ignorare tutto e tutti e agire nel modo che mi è più congeniale, ma non è proprio un’ovvietà.

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Comments

  1. Pensieri che faccio anche miei. Nel dubbio son rimasto spesso un perdente.

  2. Grazie per averci dato il tuo punto di vista.
    Ritengo però che tu abbia una visione un po’ ristretta e stereotipata di ciò che vogliono le donne e, ti prego, senza che tu te la prenda a male, anche una tendenza a inquadrarci secondo la solita retorica maschilista che ci vorrebbe streghe e manipolatrici, come se approfittassimo di un qualche strano potere conferitoci da ciò che tu hai descritto come “canoni sociali”, secondo i quali le donne gradirebbero la “decisione” (per non dire “forzatura”), premierebbero i prevaricatori e magari fomenterebbero le “lotte tra galli”. Da qui a dare la colpa alle donne della violenza testosteronica è un attimo…Ebbene scusami se ti dico che questa tua, vostra, “gabbia concettuale” non te l’hanno costruita attorno le donne ma è una costruzione culturale squisitamente maschilista la cui radice sta tutta nell’immaginario maschile. Fai, fate tutto da soli, mi spiace dirtelo…ma qualcuna dovrà pur farlo.
    Perciò, certo che la questione di genere e quindi la violenza di genere riguarda anche te e come te tutti gli uomini, ma sarebbe ora di prendersi le proprie responsabilità per ciò che si è costruito invece di cercare in modo più o meno soft di scaricarlo su chi lo ha dovuto e ancora lo deve subire.
    Infine, se posso, dato che dici che molti uomini, te compreso, mi pare di capire, avete difficoltà a capire il come e il quando approcciarci e lamentate insicurezza nel capire se ci piace il vostro approccio (come se noi donne parlassimo una lingua o un linguaggio del corpo extraterrestre) ti consiglierei la lettura di questo post
    https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/03/16/consenso-se-capisci-quando-lei-vuole-un-te-perche-non-sai-quando-vuole-il-sesso/

    • Francesca, scusa se ti rispondo, ma la “gabbia concettuale” che ci costringe a questo patetico teatrino di maschere potrà anche essere figlia di una cultura maschilista… ma per stare in piedi così saldamente vuol dire che è sorretta da entrambi i generi! Trovo stereotipata l’idea che “facciamo tutto da soli noi maschietti”. Di questa situazione sono vittime entrambi i generi e l’articolo che hai consigliato (sebbene sia tristemente necessario farlo leggere e molte persone) credo che sia una deviazione dall’argomento in questione. Il punto non è il sesso ma la solitudine. E’ grande il disagio che proviamo quando vorremmo, “noi”, semplicemente fare amicizia o scambiare due discorsi con una persona dell’altro sesso ma dobbiamo scontrarci con una diffidenza iniziale enorme in quanto proiettati in un ruolo in cui non sempre ci rivediamo: il cacciatore che non può avere altro fine se non la preda… L’essere maschio è una bella croce se si vuole allargare i propri rapporti umani con serenità: bisogna faticare e ingoiare rospi, vedere comportamenti evidentemente indelicati nei tuoi confronti solo perchè possiedi un pene (l’essere persone fragili va al di la’ del genere)… è questo il vero contributo femminile alla “gabbia”.

      • Caro Giacomo, ..va bene… allora vorrei riuscire a comunicare dietro le maschere e cercherò di gettare la mia…
        Va bene allora diciamo che le cose stanno così come tu dici. Quindi?
        Fai il tuo gioco. Io faccio il mio. Oltre a questo a cosa serve girarci tanto intorno?
        Secondo te, oltre a dover stare bene attenta a chi dico “si” perché un secondo dopo, il bravo ragazzo indeciso potrebbe gettare la maschera e mostrarsi per lo stronzo fin troppo deciso di poter fare di me quello che vuole (e per i “canoni sociali” me la sarò sempre cercata ) dovrei pure corrergli dietro io al povero timidone? Te la dico tutta? Per la mia esperienza i “timidoni” sono stati i peggiori. Disprezzano quella che dà loro un po’ di qualcosa invece dell’ indelicatezza (ma non è forse indelicato anche concedere controvoglia tempo e finti sorrisi rassicuranti per “pena”?) e nel mio caso è stato spesso un disprezzo violento. Ti mettono sopra un piedistallo fino a quando non scendi, perché non hanno loro il coraggio di salirci. Allora scendi per toccarli, per avere e dare piacere, per “affrontare e liberarci assieme delle insicurezze”, per… pena. Poi sei una merda per loro. E ti trattano come una merda. Scendi dal loro piedistallo di santa e diventi l’ultimo degli esseri umani ai quali riconoscere un minimo di dignità… Allora perché dovrei scendere da quel piedistallo che non io ma voi mi avete messo sotto i piedi? Dammi una sola ragione valida per farlo. La gabbia nella quale siamo stati gettati è questa, tutti contro tutti…bene: perché dovrei cedere le mie armi?
        Sono giovane, non bellissima, ma “bella” ( secondo i “canoni sociali” maschili…femminili, maschilifemminili, fai tu, per me la questione è inessenziale…) quanto basta per far su coda anche solo a mostrare un po’ di carne ignuda (si. a volte lo faccio per capire… per studio…per gioco anche… problemi?). Una fortuna dirai. No, perché la monnezza in quella coda è la prevalenza.
        A te la croce di farti avanti, di non cedere alla tentazione di metterti in coda sotto un piedistallo, la croce di rischiare che io ti pesti le dita mentre cerchi di salirci passando avanti a tutti, a me quella di scegliere tra la molta monnezza spesso solo per essere rimessa al posto che quelli “in coda” hanno sempre avuto in mente per me.
        Non sai quante volte avrei voluto fare sesso con un uomo del quale ho notato uno sguardo interessato su di me. A volte lo avrei fatto subito così, subito anche sul posto, come gli animali. Il problema è che quel paio di volte che l’ho fatto il tipo pensava di aver avuto un abbonamento a vita su di me. Ma la stronza costruttrice di gabbie sarei io perché non darei all’atto dello scopare lo stesso significato che quei due miserabili, e una marea come loro, hanno deciso che una donna che dice “si” debba dare…ossia il loro significato.

        Però ora voglio darti tutta la ragione che vuoi…e ti parlo di un’altra Francesca. La Francesca che si eccita e si tocca con fantasie di sottomissione che nemmeno qui ha il coraggio di riportare e che farebbero scoppiare la testa a quelle femministe che tanto parlano di dignità delle donne (salvo poi gioire nel vedere degli sbirri levare a forza degli indumenti a una donna addormentata su una spiaggia), la Francesca che desidera l’uomo della sua migliore amica che vede sottomessa psicologicamente a lui, spesso trattata male, Francesca che ha detto più volte alla sua amica che non deve lasciarsi trattare così dal quello stronzo, quell’uomo che Francesca desidera fino a sognare ad occhi aperti… le sua mani e le sue labbra, la sua lingua il suo pene eretto ovunque…ogni angolo del suo corpo, Francesca la strega che ha fatto sesso con lui mentre la sua amica era a lavoro Francesca che si eccita con la fantasia di lui che la prende assieme alla sua migliore amica, Francesca la pazza che fantastica di non portarlo via alla sua migliore amica ma essere ancora più vicine perché entrambe legate a lui, che lo dice a lei che prima piange e poi fa sesso con lei e lui, lui che forse ci (si: “ci”) tradisce regolarmente con altre donne, ma non importa, fino a quando saremo insieme e sue, Francesca la “troia” che ha lasciato un uomo innamorato e che amava da oltre un anno solo per stare dentro una storia a tre poco rassicurante che non si sa come andrà a finire…Francesca che quando ha confessato tutto questo a sua sorella, lei l’ha guardata con una smorfia di disgusto che non potrà mai dimenticare e che in un attimo le ha divise, forse per sempre, Francesca che si è sentita stupida, sporca, pazza e anche “troia” proprio nel senso dei “canoni sociali”, un significato che Francesca ha sempre rifiutato e rifiuterà…
        Perché ti parlo di Francesca la sporca, la pazza, la troia, la stessa Francesca che ti ha rifilato quella prima risposta? La stessa Francesca che si eccita anche ora mentre lo scrive di pensarsi proprietà di quell’uomo, quella stessa Francesca che poco prima parlava della croce di rischiare che uno col quale hai fatto sesso una volta per gusto poi ti consideri “sua” per sempre?
        Perché?
        Perché sto cercando di togliermi la maschera cosa che tu non fai, nemmeno ora che mi rispondi (sei tu vero che hai scritto il post?), anzi qui te la calchi ancora di più in faccia invece di togliertela… Lo faccio io per te, anche se non sarebbe corretto e molto poco femminista (sebbene pare sia diventato femminista strappare perfino i vestiti di dosso alla gente…)
        Sono io che decido a chi appartenere e anche di perdermi in questo, secondo il mio gusto, il mio sentimento o seguendo anche la mia fica, perché no? E’ vero. Questa facoltà di decidere e selezionare sarebbe il vero contributo femminile al gioco della “gabbia concettuale”? Facciamo di si. Ma il maggior contributo ad aprire questa gabbia che per noi donne è stata fino a ieri molto poco concettuale e molto più materiale, è la consapevolezza che possiamo tornare sulle nostre decisioni, ovvero che possiamo scegliere veramente e non per finta.

        Ed in realtà è proprio questo che non ti va a genio del gioco e non va a genio alla maggioranza degli uomini, che son quelli che si mettono in coda sotto il piedistallo perché credono ancora che se per caso una scenderà per loro, sarà “loro” per sempre. A volte ci credono al punto d’ammazzarla (ammazzarla concretamente non concettualmente come nello scegliere lui invece che te) come sai, perché nella loro testa avrebbe violato questa regola della gabbia che molti uomini credono ancora in vigore (a proposito di questioni di genere…).
        Poi ci sono uomini come lui che stasera può fare e farà di noi ciò che vuole. Chissà che sarà di noi..di questa storia…Ma tu non sei tra questi rari uomini. Altrimenti non ti lamenteresti delle tue croci. Sei tra quelli che stanno in coda davanti a un piedistallo e solo questo è ciò che non ti va giù, non gli attuali “canoni sociali”. Non ne hai provati altri nella tua vita e quindi non puoi sapere qual è la differenza, ma la croce di molti uomini è che non sono tra i pochi uomini (sono rari credimi) che per qualche ragione (naturale, culturale, altro… chissà..) sono come lui.
        Non è una tua colpa, e non è facile accettare il divario tra quello che si è e quello che si vorrebbe essere, ma se scegliere ciò che ci piace per te sarebbe il contributo femminile alla tua gabbia, mi spiace per te, cosa dovrei fare?
        Per questo ti ripeto che parlare di un gioco nel quale, come dici anche tu, comunque è l’unico gioco nel quale avremo una parte, invece di giocare, non ha molto senso. Tu fai il tuo gioco, io il mio. Altrimenti chiacchiere per chiacchiere, maschera per maschera, vale la mia prima risposta al tuo post.

        Ti auguro con sincerità e senza maschere ogni bene.

        • Innanzi tutto ti dico che ho apprezzato molto l’enfasi della tua risposta… Lo stile chiaro e sicuro ne ha esaltato il contenuto. Ciò che hai scritto è molto interessante anche se mi sento solo in parte il destinatario della risposta poichè usi una retorica che contrappune giustamente la tua soggettività (ben definita) alla mia che puoi solamente supporre dalle poche righe che ho scritto… infatti credo che ci sia stata un po’ di confusione: non ho scritto io l’articolo (infatti sono rimasto un po’ perplesso nella parte finale…). Ne ho solo dato una mia interpretazione! Però se permetti vorrei risponderti. Lo farò nelle prossime ore quando avrò tempo di scrivere con calma.

          • Mi sono lasciata un po’ troppo andare, scusa. Il pezzo parlava di corteggiamento e quando ho letto la tua risposta che spostava sulla relazione interpersonale generica non necessariamente sessuale tra uomini e donne, pensando che fosse la stessa persona a scrivere, mi è sembrata una rigirata. Ma mi sbagliavo. Comunque ho generalizzato troppo… e sono veramente partita per la tangente…accidenti…forse parlavo più con me stessa…anzi sicuramente parlavo da sola.. contro dei fantasmi…
            Tu dici che il gioco è tenuto in piedi da entrambi i sessi…va bene..Ti dico però qual è secondo me il più grande contributo femminile alla gabbia: quel maledetto senso del dovere di essere rassicuranti. Il sentirsi in dovere di essere rassicuranti da parte nostra, il mettere anche sopra ai propri desideri nel rapporto con gli uomini quello di non ferirli, nemmeno per “distrazione”.
            Non c’è un modo indolore per incassare un “no”, e questo vale per tutti. Ma il fatto che tu (un tu generico, non te Giacomo), nella gabbia, trovi il coraggio di saltare sul mio piedistallo non significa che automaticamente io sia tenuta a lasciarti salire…il fatto che tu sia costretto dalla società a chiedere per primo e tu sia più platealmente esposto alla sofferenza del “no”, non significa che io sia tenuta a mettere in cima alle mie priorità la preoccupazione di non ferirti, di studiarti, anche, per dirti un “no” indolore personalizzato, su misura della tua fragilità (vera che sia o semplice maschera del tuo orgoglio… a volte della tua violenza), anche se le regole del gioco ti renderebbero più vulnerabile perché “costretto” a fare la prima mossa…
            Sono regole nuove? Regole impreviste del gioco che sempre più donne hanno introdotto e che sbilanciano i vecchi equilibri del gioco? Tanto meglio! Non abbiamo detto che ci soffriamo tutti in questa gabbia? Forza uomini: inventate anche voi nuove regole.. (non ce l’ho con te Giacomo…uso la seconda persona singolare o plurale un po’ così…)
            Qualcuno ..più di qualcuno…dirà che smettere di curarsi della “delicatezza” verso l’uomo respinto e del sentirsi in colpa per il suo dolore, da parte nostra (dato che se uno ha provato a scalare il tuo castello, o piedistallo, è perché non l’avresti “scoraggiato subito” …mai sentita? Io si, spesso) è solo comportarsi da stronza….
            Occhei, fatta: allora Francesca, tra le altre cose, aspira ad essere pure stronza.
            A Francesca piace piacere, le piace “far su coda”, guarda un po’? …Agli uomini no, forse?
            E poi ci vuole coraggio ad essere delle stronze, non è mica da tutte, spesso si trova più comodo tenersi la divisa d’ordinanza da crocerossina continuando a dare il proprio contributo femminile alla gabbia.. salvo poi magari finire comunque con le ossa rotte perché appunto non c’è un modo indolore di dire ad un uomo che sebbene non ti dispiaccia il suo desiderio non è il suo, di sapore e di odore che vuoi sentirti addosso…. Oppure, ancora più difficile, che non lo è più.
            Molti diranno che le stronze sono aumentate fino alla saturazione ultimamente. Io non lo credo.. non per la mia esperienza, almeno… purtroppo no, sono ancora troppo poche, secondo me.
            Lunga vita alle stronze dunque, e abbasso le crocerossine e le balie: gli uomini dovrebbero vedere nelle stronze un’occasione di emancipazione.
            Ecco guarda: c’è il post dove un padre si chiede che cos’è il femminismo per spiegarlo alla figlia….Femminismo per me è non stare più a questo gioco che ti vorrebbe a far da balia alla sensibilità maschile. Femminismo per me è rifiutare di assumersi la responsabilità dei sentimenti e dei desideri altrui, trascurando fino a non riconoscere più i propri. Disertare questo ruolo. Detto volgarmente, nel gergo della gabbia: aspirare a essere una stronza, una sabotatrice della gabbia.
            Scusa ancora Giacomo, se mi sono lasciata andare di nuovo. Anche se forse non ti risponderò, certamente leggerò con interesse quello che scriverai.

            Francesca.

  3. Cara Francesca, non so se ha senso risponderti perchè non ho scritto io il post iniziale. Mi sembra di intendere che la tua retorica sia basata molto su l’immagine che hai costruito del tuo interlocutore (derivato da un mix di due interventi che affrontano due aspetti diversi di una situazione analoga). In ogni caso, anche solo per il tempo che gentilmente hai dedicato a rispondere, credo che sia giusto spendere due parole da parte mia.
    Da parte tua hai messo molto della tua soggettività in ciò che hai scritto quindi scriverò anch’io qualcosa di me affinchè tu possa inquadrare il messaggio del mio breve post precedente…
    Non entrerò nel merito del mio passato… l’importante è quello che penso ora.

    Un periodo difficile appena trascorso mi ha fatto interessare molto alla questione di genere. Esiste un muro tra i due sessi (scusa se mi limito a una visione etero ma è l’unica di cui ho esperienza) che causa sofferenza inutile in una quotidianità già difficile di per sè. Oggi più che mai vedo le affinità tra gli individui indipendentemente dal genere, oggi più che mai vedo questo muro come qualcosa di insopportabile che intendo incrinare il più possibile con le mie azioni e con le mie emozioni messe a nudo.
    Il mio rapporto con le donne finora è stato praticamente inesistente: è questa la mia “croce”. Ma non mi riferisco assolutamente ai rapporti scanditi dall’attrazione sessuale, a quel tipo di compagnia femminile alla quale anelerebbe disperatamente il tuo interlocutore fittizio…
    Ciò di cui sento la mancanza sono i rapporti umani sinceramente disinteressati, scanditi dall’affetto e da un sentimento positivo di conforto reciproco, che io possa condividere con individui del sesso opposto al mio. Perchè mi manca e lo desidero? Perchè mi sono accorto (tardi) che arricchisce davvero la vita riempiendola di punti di vista diversi e inaspettati. Perchè me ne sono accorto tardi? Perchè nella gabbia in cui viviamo sembra che il modo più sano di relazionarsi tra uomo e donna sia scopare. Perchè se cerco di coinvolgere una conoscente in qualcosa per la quale allo stesso tempo avrei l’imbarazzo della scelta su quale amico maschio chiamare, devo sudare per farle capire che non ci sto provando. Perchè è deprimente vedere che lei smette di cagarti quando vede che non vuoi scopartela. Pensavo che non ne valesse la pena… ora ho cambiato idea anche se mi accorgo che è davvero faticoso perchè la mentalità da cambiare è tanto maschile quanto femminile. Quindi ti dico un super segreto sconvolgente: io sono uomo etero e ritengo l’attrazione sessuale verso una donna come qualcosa di subordinato al rapporto umano che ho con essa… e non sono il solo!
    Un rapporto umano sincero deve essere certamente alla pari e libero da qualunque idea di possesso. Dopo viene il sesso e poi l’ “amore” (quello vero che può solo mutare di forma ma mai sparire) ma tutto nella totale libertà in quanto nessuno è un mezzo per la realizzazione dell’altro.
    Io non voglio più stare in coda a un piedistallo (non che ci sia mai stato particolarmente), io il piedistallo lo voglio sradicare, divelgere completamente, perchè se lo faccio sono convinto che la persona che sta sopra non ha bisogno di un piedistallo per emergere. Non ha bisogno di un piedistallo per farsi accettare o rispettare. Preciso nuovamente che il mio discorso non considera gli uomini che hanno una mentalità diversa dalla mia… purtroppo esiste eccome la violenza fisica e mentale fatta sulla donna quindi mi sembra ovvio che la mia voce rappresenti solo una parte del genere maschile (ma questo non significa che siano in pochi a vederla come me).
    Scusa se te lo dico ma dal tuo intervento mi sembra che ci fosse bisogno di esprimere questo punto di vista che, ti assicuro, non vuole essere in alcun modo accusatorio.

    Permettimi un parere: nel tuo racconto vedo una grande frustrazione verso te stessa… Tu in questo caso sei vittima della tua mentalità e ti spiego subito il perchè. A un certo punto hai voluto “gettare le tue maschere” descrivendo una situazione che, personalmente, non ritengo in alcun modo sbagliata (io mi permetto di criticare solo comportamenti che acuiscono la solitudine del cittadino globale…) ma nel descriverla ti sei tirata addosso un costume denigratorio che mi ha lasciato perplesso. Poche righe dopo ho capito…
    A un certo punto, in maniera totalmente inaspettata, sei partita con un’esaltazione del maschio alpha che mi ha fatto quasi cadere dalla sedia per le risate! Ma come?! Io mi aspettavo che finalmente inziassi a rispondere al “mio” intervento, ad affrontare la questione rapporti-umani-solitudine invece te ne sei uscita con “Poi ci sono uomini come lui che stasera può fare e farà di noi ciò che vuole…Ma tu non sei uno di questi rari uomini (rosica!)”. Della serie alla faccia del superamento delle questioni di genere!
    Ti dico un altro segreto: gli uomini così sono rari per “te”, per la tua “soggettività”. Anche io (come miliardi di uomini e donne) per più di una persona sono stato più che raro: unico!
    Ritengo da superare una retorica come la tua che giustifica il male fatto con quello che ha subito e ritengo comica (non scherzo mi ha fatto ridere) il dare un valore alle persone in base a quanto sono innamorati i loro partner. E’ ovvio che puoi scegliere chi ti pare e che per te quella scelta deve essere rivendicata… ma non c’è bisogno di giustificarla in maniera così bambinesca…!
    Scusami se sono stato brusco o offensivo. Spero davvero che tu riesca a gestire per il meglio la tua situazione e che non soffra tanto a causa di chi non vi comprende. Prenditi cura…
    .

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