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Quando il terremoto divenne pretesto per propaganda politica e per la shock economy

Vedo che le vittime del terremoto continuano a salire. A parte invitarvi a portare cose utili nei punti di raccolta e continuare a respirare accogliendo appelli e notizie, quel che mi ronza in testa, e che non riesco a far sparire, è il pensiero di quello che accadde quando il terremoto colpì L’Aquila.

Imprenditori edili che, in perfetto stile shock economy, sogghignavano all’idea di fare soldi con la ricostruzione, chi sciacallava sulla possibilità di incassare i fondi europei a sostegno dei comuni terremotati, la balla dello sciacallaggio ad opera di “stranieri” che servì a rintuzzare razzisti, a fare militarizzare la zona e a far diventare i campi che ospitavano i terremotati dei luoghi militarizzati con tanto di coprifuoco, con il divieto, per tutti, di andare a verificare lo stato dei lavori dove lavori non iniziarono mai perché preferirono investire in nuove case in zone dormitorio senza identità.

Ricordo alcuni tra i militari inviati per la “sicurezza” della città coinvolti nello stupro di una ragazza lasciata a sanguinare tra la neve, fuori da una discoteca, e ricordo la comunicazione machista in stile Istituto Luce, con l’uomo che salvava la donna, poi il presidente del consiglio che prometteva la dentiera alla vecchina, il presidente “operaio” che non perdeva occasione per farsi ritrarre dalle telecamere. Che altro?

Ecco, poi ricordo il volontariato, le brigate di solidarietà attiva, il gruppo 3.32, l’azione di denuncia costante sugli sprechi e su quel perverso circuito che portò a trascurare la pericolosità dell’edificio che accoglieva e divenne la tomba di troppi studenti. Ricordo le manifestazioni di chi giustamente faceva notare che dopo un po’ di mesi i terremotati vennero considerati addirittura come nemici, respinti dalle forze dell’ordine, ogni volta che tentavano di superare barriere tenute su per chissà quali ragioni.

Ricordo tutta quella bella gente, il volontariato bello, che non c’entrava con dirigenze e speculazioni politiche, e che mischiava generi, persone, esseri umani, tutti uniti a salvare vite, senza inutile propaganda governativa. A tutta quella gente, meravigliosa, continuo a dedicare la mia grande stima. A loro e a chi sta facendo tanto in queste ore, chiunque sia, qualunque sia la divisa che indossi. Incrocio le dita, assieme a voi, affinché tutto sia gestito in totale trasparenza e senza sciacallaggi di speculatori e affini. Un abbraccio forte a chi soffre, ai parenti delle vittime, a chi dà una concreta mano, a chi mette a disposizione tempo energia e risorse. ❤

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