Può pensarla come vuole, sia ben chiaro. Può argomentare e sfruttare l’eco mediatica che le viene dedicata per dire quel che vuole, e figuriamoci. Quello che non può fare, e glielo dico con affetto, è parlare a nome delle altre donne, tutte le donne, e raccontare che a fare femminismo sarebbe lei che si dice a favore di divieti e censure pur di “liberare” le donne.
L’intervista rilasciata all’espresso non può essere fraintesa, e chi risponde a quell’intervista ricordando alla Zanardo che per quanto lei non preferisca vedere le donne in burkini in ogni caso non può imporre nulla a nessuna, lo fa opponendo una critica politica, argomentata, alla quale risponde piccatissima e con una serie di post sulla sua pagina facebook tra i quali quello che potete vedere nella screenshot.
E’ un post dal quale sembra emergere un tantino di disonestà intellettuale. Chi è che avrebbe detto che le donne devono stare coperte? Lo dice a chi? Include anche noi che con la campagna #shortspertutt* stiamo facendo spogliare centinaia di donne, se scelgono di farlo, mai per imposizione, solo togliendo di torno divieti che a prescindere dal messaggio che danno – non spogliarti, spogliati – sempre divieti restano?
Il corpo delle donne, quello circa il quale Zanardo ha così tanto riflettuto e parlato, se non si fosse capito, contiene in se’ le donne, ovvero persone che si autorappresentano, sanno parlare, pensano, e molte volte non sono d’accordo con la Zanardo. E’ grave che si difenda il “corpo delle donne” e si risponda male alle stesse donne la cui gestione del proprio corpo non rientra nei parametri Zanardiani.
Ma questa pare sia la sua cifra. Non chiedere alle donne se concordano o meno sul fatto che si dedichi una riflessione, una conclusione politica, sull’uso del loro corpo. E c’è differenza tra analizzare la comunicazione che usa i corpi femminili e parlare delle scelte, teorizzando non siano mai libere se non coincidono con le sue, delle donne che quei corpi li gestiscono come pare a loro. Non sono colpevoli le showgirl svestite della tivù, ovvero quelle che per la Zanardo erano anch’esse da “salvare”, non sono colpevoli le ragazze che espongono il corpo, non sono colpevoli neppure le donne che indossano il burkini e quelle altre che chiedono semplicemente che si considerino queste donne dei soggetti ai quali non si può e non si deve imporre niente.
Quindi nessun problema nei nostri corpi. C’è un problema nel pensiero di chi banalizza una opposizione critica al punto da schiacciarla nell’area in cui risiede il cattivo maschilista che impone alle donne di nascondersi. Vediamo allora se riesco ad essere più chiara così:
Prima di teorizzare sui corpi altrui si richiede di consultare le donne che quei corpi li possiedono. Prima della teoria viene il fatto che bisogna scendere dal piedistallo ed evitare di avere un atteggiamento normativo nei confronti di quelle che non fanno ciò che dice lei. Perciò tanta salute e mille buone cose a Zanardo ma con una considerazione amara per concludere: impossibile discutere con chi banalizza le critiche in questo modo. Davvero impossibile. Peccato.
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Grande delusione, si. Da grande estimatrice e seguace, ho smesso di seguire Zanardo. Si è incartata in un discorso che non capisce, o non vuole capire. Già non mi era piaciuta la tirata fatta su Sumaya. Ora sul burkini ancora peggio. Oltretutto il dialogo è impossibile perché la risposta ad ogni commento che dissente in modo pacato è sempre: ho scritto altro, non leggete, non capite, io ho detto altro, mi fate ripetere le stesse cose, sono stufa, non studiate, andate a studiare, leggete. Enorme delusione. Mi dispiace sinceramente.
La cosa più irritante è che faccia passare per “pro – burkini” chi semplicemente dice che non è sul divieto che si fondano le lotte libertarie. Le due fazioni: i pro e i contro, sempre. È così stupido limitarsi a questo.
Bikini sì e mini delle veline no?