Vietare il burkini? #Zanardo concorda con le neocolonialiste francesi!

leggo l’ultima intervista alla zanardo, nella quale lei sostanzialmente dice che ha tanti amici musulmani ma è d’accordo con chi vuole vietare il burkini . praticamente è come dire che non sono omofoba però le coppie gay non possono avere un figlio con la gpa. un po’ come un certo discorso della lega la quale non fa altro che dire che non si può essere “buonisti” e politicamente corretti e che la paura di apparire islmofobi, razzisti o omofobi, non deve frenarli dal dire la “verità”.

in realtà sono alibi, se pur convincenti, per sdoganare islamofobia, omofobia e razzismo. come dire che hai tante amiche donne e però ti pare facile negare la violenza di genere.

la presunta supremazia bianca di una donna medio borghese che si dice interessata a salvare donne di ceto inferiore, o immaginandole tutte in quanto tali, senza alcun livello di istruzione, svolge un tentativo di rubare e restituire  la rappresentazione delle dinamiche sociali in una suddivisione perenne tra donne buone e uomini cattivi.

il punto è che il femminismo che prescrive idee di libertà, sulla base della propria idea della stessa, è per ciò stesso moralista e autoritario. moralista perché impone una propria visione morale, autoritario perché, come nella vicenda francese, con donne che in senso colonialista pensano che la loro sia un’idea di libertà universale, un pensiero avvalorato tanto più dal fatto che l’equazione islam/terrorismo ormai sembra veritiera in assoluto, le donne assegnano alla polizia, l’istituzione patriarcale per eccellenza, la gestione dell’autodeterminazione delle donne, come fosse un problema di ordine pubblico. multare o arrestare le donne che portano il burkini come dovrebbe aiutarle?

a non andare più in piscina? a legittimare integralismi? senza ascoltare le donne in questione? senza considerarle soggetti? scusate ma non fa proprio per me. considero che le donne abbiano teste pensanti e se voglio fare una lotta affiancherò la loro rivendicazione e non gliene impongo una che è e resta solo mia. non posso avere la presunzione di immaginarmi quale unico soggetto libero e non oppresso in quanto bianca, privilegiata, borghese (e in realtà io sono precarissima ma vabbè). non posso dire di rappresentarle, tutte o in parte, perché non è così. accettare la diversità, l’idea altrui di libertà, è un atto rivoluzionario. il resto è come cavalcare sensazionalismi alla salvini senza distinguere la violenza di genere a prescindere da luogo, religione, etnia, genere.

l’unico fattore dirimente quando si parla di donne è la libertà di scelta. non si può immaginare che le donne risultino libere di scegliere solo se scelgono quello che piacerebbe a zanardo. infantilizzare così le donne, ritenendole soltanto vittime non in grado di salvarsi da sole, è paternalista. né più e né meno.

leggi anche:

 

 

Dice Daniela<. "Basta con questo vilipendio delle nostre tradizioni più sacre. Basta con le donne velate e costumi che opprimono le donne: da oggi in poi in tutte le spiagge italianissime per le donne (e solo per le donne) sarà obbligatorio il bikini o il topless.  (Nella foto, a sinistra, due donne velate, con addosso due costumi chiaro simbolo di oppressione religiosa maschile)"

Dice Daniela: “Basta con questo vilipendio delle nostre tradizioni più sacre. Basta con le donne velate e costumi che opprimono le donne: da oggi in poi in tutte le spiagge italianissime per le donne (e solo per le donne) sarà obbligatorio il bikini o il topless.
(Nella foto, due donne velate, con addosso due costumi chiaro simbolo di oppressione religiosa maschile)”

 

Da una traduzione di Federico Zappino:

“Potremmo dire che l’autorizzazione statale, nei riguardi della polizia, all’arresto e all’espulsione delle donne col velo, in Francia, non sia che un altro esempio di azione discriminatoria che prende di mira le appartenenti a una minoranza e che chiaramente nega il loro diritto di apparire in pubblico come desiderano. E le femministe francesi che si autodefiniscono “universaliste”, tra l’altro, hanno appoggiato quella legge volta a potenziare l’autonomia della polizia in termini di arresto, detenzione, comminazione di multe ed espulsione nei confronti delle donne che indossano il velo per le strade di Francia. Che tipo di politica è quella che recluta la polizia per monitorare e restringere l’accesso alla sfera pubblica delle donne delle minoranze religiose? Per quale motivo le stesse femministe universaliste che, apertamente, affermano il diritto delle persone transgender di apparire liberamente in pubblico, senza essere molestate dalla polizia, allo stesso tempo supportano le detenzioni delle donne musulmane che indossano abiti religiosi in pubblico? Coloro che hanno appoggiato tali interdizioni hanno sostenuto di averlo fatto in nome del femminismo universalista, affermando che il velo oltraggi precisamente la sensibilità di questa tradizione politica. Ma che tipo di universalismo può mai essere quello che pur essendo radicato in una peculiare tradizione di laicità, non è in grado di riconoscere i diritti delle minoranze religiose di vestirsi come vogliono? Anche se decidessimo di restare all’interno del quadro concettuale dell’universalismo, che di per sé non è privo di problemi, sarebbe davvero difficile comprendere in modo coerente e non contraddittorio attraverso quale criterio si ritenga che le persone transgender debbano essere protette dalla violenza della polizia e riconosciute nel loro diritto di apparire in pubblico, mentre invece le donne musulmane – e non anche quelle cristiane o ebree che, come loro, portano segni religiosi – debbano essere deprivate del proprio diritto di apparire in pubblico in modi che esprimono affiliazione e appartenenza religiosa. Se possono ambire all’universalizzazione solo i diritti di coloro che si adeguano alle norme della laicità, o quelli di coloro che appartengono a religioni considerate degne di protezione da parte della legge, evidentemente il concetto di “universale” ha perso qualche pezzo del suo significato per strada, o, peggio, è diventato uno strumento di discriminazione, di razzismo e di esclusione. Se il diritto di apparizione dev’essere “universale” mi sembra difficile che possa resistere a lungo dinanzi a una tale, ovvia, e insopportabile, contraddizione.
[…]
In questo caso, come in altri, la sfera dell’apparizione è altamente regolamentata. Il fatto che queste donne si debbano vestire in un modo piuttosto che in un altro, e che ciò ponga in essere una politica sartoriale della sfera pubblica, esattamente come fa il “disvelamento” obbligatorio, sarebbe giustificato proprio come segno di appartenenza in primo luogo alla sfera pubblica e solo secondariamente, o privatamente, alla comunità religiosa: ciò viene detto in particolar modo delle donne musulmane, le cui affiliazioni alle varie versioni degli spazi pubblici, secolari e religiosi, possono coincidere, o sovrapporsi. E questa retorica mostra in modo abbastanza chiaro che ciò che viene definita “sfera pubblica” sia in ogni caso edificata attraverso costitutive forme di esclusione e compulsive forme di disconoscimento. Paradossalmente, l’atto di conformare la propria condotta a una legge che impone il disvelamento diventa il presupposto per l’istituzione di una “libertà di apparizione” piuttosto compromessa e, direi, violenta”.

 

Comments

  1. L’ha ribloggato su gatt(A) randagi(A)e ha commentato:
    da:”al di là del buco”. Sottoscrivo ogni parola.

  2. Che dire Eretica.. c’è sempre chi si mette sul piedistallo, in ogni gruppo.
    Fra l’altro molti del No Burkini Front sono gli stessi che digrignano i denti di fronte a un costume appena più succinto delle proprie figlie – e che nondimeno sbavano dietro alle figlie degli altri nella medesima tenuta.

  3. Ho pensato la stessa cosa…
    Purtroppo ho mia cognata che è così… “I figli ai gay proprio no, oh e io ne ho tanti di amici gay, eh!”

  4. Credo che la polemica contro il burkini sia una fesseria condita da ipocrisia.

    Invece penso che questo sia molto più interessante:
    http://www.dailymail.co.uk/news/article-2418520/Muslim-girl-told-judge-wear-burkini-school-swimming-class-refusing-part.html

    L’oggetto del contendere, al di là del titolo, è l’obbligo imposto alla ragazzina di partecipare alle attività sociali.

  5. Io invece penso che questa polemica debba essere anche considerata come un termometro sullo “stato di cose presenti”. Nel merito consiglio questa lettura:
    http://www.senzasoste.it/nazionale/burkini-la-polemica-di-due-mondi-mai-cosi-vicini?jjj=1471590496196

  6. Non vedo mai nessuno indignarsi per le monache, specie quelle di clausura. Nessun movimento di liberazione dei Sikh dal loro copricapo. O che i monaci vivano in luoghi talmente ameni da chiamarsi “celle”.
    E si potrebbero fare tanti esempi…

    Ma anche da un punto di vista pragmatico, considero i divieti una stupidaggine.
    Se io ritenessi che una donna è costretta ad indossare il burkini, che non fosse una sua libera scelta e volessi “liberarla”:
    è meglio isolarla impedendoli di fatto di andare a mare, o è meglio far si che ci vada con il burkini ed entri in contatto con donne “libere”?

    Quindi, anche se certa gente fosse in buona fede, non mi pare particolarmente brillante.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: