Reti di mani intrecciate: i fallimenti dei servizi sociali

Dal Blog di Laura Agustìn, The Naked Anthropologist, tradotto da Gabriele, per definire quel che lei chiama Industria del Salvataggio che coinvolge interessi che speculano sulla lotta alla tratta e sul non riconoscimento del sex working per scelta:

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social-work-herodi Laura Agustìn

Attività di volontariato o a fini di lucro, i servizi sociali si basano sull’assunto che chi ha problemi può essere aiutato da persone esterne in grado di prospettare soluzioni possibili. La cultura visiva delle campagne di promozione si basa su un elemento ricorrente: le mani. Miriadi di foto mostrano persone che si tengono per mano, mani intrecciate, bouquet di mani di varie forme e colori. Si vuol dare l’idea di impegno reciproco, di cooperazione non gerarchica, di uguaglianza. Ma quanti di questi bei valori vanno a definire la pratica concreta dei servizi sociali rivolti alle sex workers?

socworkProstituzione minorile: giù di mano pesante

Nel distretto di Los Angeles avviene una simpatica staffetta tra legislatori e operatori sociali: ai primi viene chiesto di inasprire le leggi, ai secondi di mettercela tutta per tenere le giovani prostitute lontano dalla strada. Il supervisore Mark Ridley-Thomas ha recentemente affermato: “Le bambine, per definizione, non hanno facoltà di consenso.” Stando alle sue dichiarazioni, gli incaricati che prendono in consegna le minorenni le portano di norma ai servizi sociali del dipartimento. Nella maggior parte dei casi (sempre stando alle parole di Ridley-Thomas), la storia si conclude con la ragazza affidata a una casa-famiglia, da cui puntualmente scappa, spesso il giorno dopo, per tornare sulla strada la notte stessa. È un circolo vizioso, dice, e il sistema dovrebbe servirsi di qualche escamotage in più.

Conceptual symbol of multiracial human hands making a circle on white background with a copy space in the middleNon è raro che le sex workers, minorenni e non, rifiutino il supporto degli operatori sociali. Eppure, se si prova a mettere in discussione l’idea che abbiano davvero bisogno di aiuto si finisce in croce. “Se non altro – ci si sente rispondere – quegli operatori cercano di fare del bene e andrebbero lodati. È colpa loro se sbagliano come ogni essere umano?”

Sempre la stessa solfa. “Non sono assunti e retribuiti al modo dei soldati o dei bancari: sono persone attive nel sociale. Se non altro, vuol dire che a loro importa.” Ma l’assistenza sociale per la maggior parte di loro è un lavoro come un altro. In genere, gli operatori non vedono se stessi come santi; tuttavia, apprezzato la sicurezza e la stima che ne guadagnano. Probabilmente si accontenterebbero di sapere che il loro è un lavoro importante e gradito, come si vede in questo manifesto texano.

social-familyLa lezione di Parigi

“Magari pensate che le ragazzine coinvolte nella tratta sessuale vengano da voi e vi chiedano aiuto; ma non è così”. Questo è quanto affermato dal direttore del servizio di emergenza medica regionale di Parigi, Doug LaMendola. “In realtà, queste bambine vengono riprogrammate mentalmente fino a diventare così remissive da non denunciare più nulla”.

Certo, cercare di aiutare e sentirsi rifiutati è frustrante. Ma la fabbricazione di ragioni psicologiche per spiegare il rifiuto non è che un modo per scansare il dovere di porsi domande su come migliorare i progetti di supporto. Trovare una scusa relativa alle condizioni mentali del soggetto è proprio quello che viene fatto con le donne adulte che vendono sesso: si dice che hanno subito un lavaggio del cervello, si allude alla Sindrome di Stoccolma, si dice che stanno fingendo. Ecco un’altra immagine da Chicago:

Chi sono le vittime della tratta?

Non molto tempo fa, un venerdì mattina, ho partecipato a un incontro in una classe affollatissima del carcere Cook County, a Chicago. Alcune donne hanno raccontato storie di un gruppo di sostegno chiamato ‘Prostitute Anonime’. Se acconsentono a sottoporsi a percorsi di sostegno, le sex workers sono di norma esentate dal reato di prostituzione, benché possano essere soggette ad altri capi d’accusa come abuso di droghe o comportamenti molesti. Costringere le persone a programmi di riabilitazione è forse il punto più basso toccato dai servizi sociali.

Social-Workers-Light-BulbsL’idea che non si possa cambiare la vita di chi ‘ha bisogno di aiuto’ senza che questi lo voglia ci svela l’arcano: chi si trova, per definizione, nella condizione di poter aiutare sa già di cosa gli altri hanno bisogno. E se ‘quelli da aiutare’ non sono d’accordo? Semplice: il programma fallisce. Questa è la situazione più frequente nel quadro delle ‘Strategie di Uscita’, nei ‘Programmi di Dirottamento’ e nella riabilitazione: i tre tentativi più antichi e diffusi su scala mondiale pensati per aiutare le sex workers. Ecco un’altra notizia dall’Oklahoma.

Un tizio mi ha detto: “Era in un programma di custodia cautelare, ma non voleva essere aiutata”. “Non c’era indizi di uso di stupefacenti. Questa era proprio la vita che voleva. Non so dire quanto guadagnasse”. Woodward [?] ha detto che la ragazza adolescente veniva da una famiglia un po’ sbandata nell’area di Tulsa. “Non le piace la sua famiglia. Non voleva che contattassimo i suoi famigliari”.

Le adolescenti fuggono e tornano in strada

Appare evidente che la maggioranza di donne e ragazze sex workers non siano interessate alle alternative professionali o alle sistemazioni che vengono loro offerte. Non c’è flessibilità, autonomia, vita sociale, non possono divertirsi e non guadagnano denaro. I servizi sociali continueranno pure a vantare qualche sporadico successo, ma basta un’occhiata ai mezzi di comunicazione per vedere che i programmi falliscono di settimana in settimana. Il vero rifiuto, qui, è quello che viene da questi operatori: continuano a non credere alle parole delle loro ‘protette’, precludendo loro di cambiare realmente la propria condizione (a meno che uno si beva la storia delle mani intrecciate o la retorica sul bisogno di aiutare quelle poverette).

Ps: sia chiaro che la prostituzione minorile va combattuta e che qui si intende opporre una critica ai metodi usati per “salvarle”. Non si analizzano le condizioni sociali od economiche che le spingono a prostituirsi e non basta semplicemente dire che non è un lavoro moralmente accettabile per fare in modo che queste ragazze scelgano delle alternative auspicate e utili.

Leggi anche (di Laura Agustìn):

Leggi anche (traduzioni e materiale pubblicati su questo blog sul sex working):

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